
Iran accusa: gli Stati Uniti hanno bombardato la centrale nucleare di Darkhovin
Il raid notturno sul cantiere di Darkhovin, privo di materiale nucleare, viene condannato da Teheran; l’AIEA avvia un’indagine e chiede moderazione, mentre gli scontri raggiungono il Golfo.
Nelle prime ore del 19 luglio, l’Organizzazione per l’energia atomica dell’Iran (AEOI) ha accusato gli Stati Uniti di aver condotto un attacco missilistico contro il cantiere della centrale nucleare di Darkhovin, nella provincia sud-occidentale del Khuzestan. Secondo Teheran, diversi proiettili hanno colpito il sito intorno alle 3:39 ora locale, in concomitanza con una più ampia ondata di bombardamenti statunitensi sul territorio iraniano. L’AEOI ha definito l’operazione "un crimine terroristico e un’aggressione brutale, in palese violazione del diritto internazionale", sottolineando come l’impianto – ancora in fase iniziale di costruzione – sia sottoposto alle garanzie di non proliferazione dell’AIEA. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica, dal canto suo, ha confermato che al momento dell’attacco il sito non conteneva materiale nucleare e non presenta alcun rischio radiologico, pur condannando l’uso della forza in prossimità di installazioni nucleari e annunciando l’apertura di un’inchiesta.
L’attacco si inserisce in una spirale di violenza che da febbraio oppone Washington e Teheran, con un’intensificazione a partire da inizio luglio, quando i raid statunitensi hanno ripreso vigore dopo un breve cessate il fuoco. Il 18 giugno le due parti avevano siglato un memorandum d’intesa mediato dal Pakistan, ma l’accordo è rapidamente naufragato: il 9 luglio il presidente Trump ne ha dichiarato il superamento e l’Iran, a sua volta, ha sospeso ogni adempimento. Fonti militari americane hanno giustificato le operazioni come necessarie per "indebolire ulteriormente le capacità militari" iraniane, mentre Teheran ha risposto estendendo i propri attacchi a basi statunitensi in Kuwait, Bahrein e Giordania. Già nei mesi scorsi Washington aveva bombardato siti sensibili come le centrali di Fordo e Natanz e le vicinanze dell’impianto di Bushehr, confermando la centralità della questione nucleare nello scontro.
L’estensione geografica del conflitto ha innescato ripercussioni dirette sugli Stati del Golfo. Nella mattinata di domenica 19 luglio, Kuwait e Bahrein hanno attivato lo stato di massima allerta dopo che droni e missili iraniani hanno colpito un impianto di desalinizzazione e una centrale elettrica in Kuwait, provocando un incendio e feriti. Secondo fonti diplomatiche europee, l’allargamento degli scontri a infrastrutture critiche – idriche ed energetiche – e la minaccia alla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, dove si sono registrati incidenti a navi mercantili, destano forte preoccupazione per la sicurezza energetica del continente, in particolare per l’Italia e il Mediterraneo, che dipendono in larga misura dal transito di greggio attraverso quella via d’acqua.
La centrale di Darkhovin, sulle rive del fiume Karun, incarna la travagliata storia del programma nucleare iraniano: concepita prima della rivoluzione del 1979 con investimenti francesi, è stata abbandonata per decenni dopo il ritiro di Parigi prima e di Pechino poi. Solo nel 2022 Teheran ha annunciato l’avvio dei lavori per un reattore da 360 MW, la cui entrata in funzione era prevista non prima del 2030. L’attacco statunitense, al di là degli aspetti militari immediati, getta ulteriore incertezza sulla già precaria tenuta degli accordi di salvaguardia nucleare. L’AIEA ha assicurato che terrà informata la comunità internazionale non appena emergeranno nuovi elementi dall’indagine in corso; nel frattempo, il dossier iraniano resta uno dei fronti più caldi della tensione globale, senza che si profili al momento una via diplomatica praticabile.
| Stampa iraniana e affini | −1.00 | critical |
|---|---|---|
| Stampa israeliana | +0.30 | aligned |
| Stampa russa e CSI | −0.50 | critical |
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
L'Iran denuncia l'attacco come atto terroristico e barbaro, violazione del diritto internazionale, e ribadisce che la struttura era sotto salvaguardie IAEA.
Invoca il diritto internazionale e lo status di 'struttura nucleare pacifica' per trasformare un attacco militare in un crimine di guerra, spostando il dibattito sul piano giuridico.
Non menziona che il sito era ancora in costruzione e privo di materiale nucleare, come confermato dalla AIEA.
Israele riporta l'attacco come una misura preventiva tempestiva, sottolineando che il sito non conteneva materiali nucleari e quindi era lecito.
Sottolinea la mancanza di materiali nucleari e lo stadio embrionale del progetto per normalizzare l'attacco come operazione di prevenzione, non come aggressione.
Non evidenzia la condanna dell'Iran e la possibile violazione della sovranità.
La Russia diffonde la denuncia iraniana dell'attacco come violazione del diritto internazionale, senza aggiungere valutazioni proprie ma allineandosi implicitamente.
Riporta l'accusa iraniana come fatto, utilizzando un linguaggio di condanna ma senza corroborare con fonti indipendenti, creando un'eco della narrativa iraniana.
Omette di riportare la versione americana o la dichiarazione dell'AIEA che il sito era privo di materiale nucleare.
L'America Latina riporta la denuncia iraniana e l'indagine dell'AIEA, mantenendo un tono descrittivo e bilanciato.
Include sia la denuncia iraniana che la reazione dell'agenzia internazionale, presentando il fatto come una controversia legale in corso senza prendere posizione.
Non approfondisce le implicazioni strategiche o le motivazioni americane.
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