
Intesa USA-Iran sul lago di Lucerna: tregua al Bürgenstock, poi 60 giorni per la pace definitiva
Il memorandum sarà siglato venerdì 19 giugno nel resort svizzero, con Vance e Ghalibaf. Mediazione di Pakistan e Qatar, mentre Israele resta in allerta e l’Italia guarda agli equilibri energetici.
Un passo diplomatico atteso da settimane prende forma sulle rive del Lago dei Quattro Cantoni. Venerdì 19 giugno, nel lussuoso resort di Bürgenstock, nel Canton Nidvaldo, Stati Uniti e Iran firmeranno un memorandum di pace che punta a chiudere il conflitto scoppiato il 28 febbraio scorso e a scongiurare un allargamento delle ostilità in Medio Oriente. La data e la sede sono state confermate dal Dipartimento federale degli affari esteri svizzero, che ha agito da facilitatore logistico su proposta dei mediatori pakistani e qatarioti, accettata da Washington e Teheran. La scelta di un albergo di montagna isolato e blindabile, già teatro della conferenza di pace sull’Ucraina del 2024, risponde a esigenze di sicurezza e riservatezza, ma anche a una consolidata tradizione elvetica di «buoni uffici» che Berna intende rilanciare.
L’intesa, secondo fonti iraniane, non è un accordo definitivo ma un memorandum che apre una finestra di sessanta giorni per negoziare una pace strutturale. A rappresentare le parti saranno il vicepresidente americano J.D. Vance e il presidente iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, figura chiave dell’establishment di Teheran e già sindaco della capitale. La presenza di Ghalibaf, e non del presidente Pezeshkian, segnala la volontà della Guida suprema di mantenere il controllo diretto su un dossier che tocca la sovranità nazionale e il programma nucleare. Sul tavolo, oltre al cessate-il-fuoco, ci sono la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz – ribadita in un colloquio parallelo tra i ministri degli Esteri di Iran e Oman – e il futuro della presenza militare israeliana nel sud del Libano, che resta il nodo più spinoso.
Proprio da Israele giungono i segnali di maggiore resistenza. Secondo analisti mediorientali, il governo Netanyahu ha già manifestato la propria contrarietà a un ritiro unilaterale dal Libano meridionale, considerandolo un cedimento a Hezbollah e a Teheran. La diplomazia europea, con Bruxelles e Roma in prima fila, segue l’evoluzione con cauto ottimismo: per l’Italia, il ripristino della stabilità nello Stretto di Hormuz e nel Golfo Persico è cruciale per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici e per la protezione del contingente nazionale in Libano, tuttora impegnato nella missione UNIFIL. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha più volte sottolineato come una de-escalation duratura passi attraverso un’architettura regionale che coinvolga le monarchie del Golfo e l’Unione Europea.
La cornice svizzera, con il suo profilo neutrale, offre un terreno meno polarizzato rispetto a precedenti tentativi di mediazione. Il ruolo di Islamabad e Doha, che hanno costruito il percorso negoziale nelle ultime settimane, conferma il peso crescente di attori regionali capaci di dialogare simultaneamente con Washington e Teheran. Resta tuttavia la fragilità di un’intesa che dovrà reggere alle pressioni incrociate: da un lato le correnti più conservatrici iraniane, dall’altro le aspettative americane di garanzie verificabili sul nucleare e sul disarmo delle milizie alleate. Il Bürgenstock, con la sua immagine di fortezza alpina, diventa così il palcoscenico di una pace possibile ma ancora tutta da scrivere.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Le autorità svizzere hanno confermato che un memorandum di pace tra Stati Uniti e Iran sarà firmato il 19 giugno presso il resort Bürgenstock, nella Svizzera centrale. Il documento è già stato siglato elettronicamente da alcuni funzionari e le delegazioni saranno guidate da JD Vance e Mohammad Baqer Qalibaf. L'intesa avvia un periodo di negoziati di 60 giorni per una pace definitiva.
Il memorandum di pace tra Iran e Stati Uniti sarà firmato presso il lussuoso resort Bürgenstock, un complesso montano vicino a Lucerna. La guerra iniziata il 28 febbraio ha coinvolto altri paesi del Medio Oriente, e ora le parti avranno 60 giorni per negoziare una pace definitiva. La scelta di una location esclusiva e di difficile accesso contrasta con la gravità del conflitto.
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