
Vance in Svizzera: ripartono i negoziati USA-Iran su nucleare e tregua in Libano
Il vicepresidente statunitense JD Vance è atterrato a Lucerna per colloqui con Teheran mediati da Islamabad e Doha, con l’obiettivo di progredire sul nucleare iraniano e consolidare il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah.
Dopo un rinvio di quarantotto ore, i colloqui tra Stati Uniti e Iran sono ripresi formalmente domenica mattina in Svizzera con l’arrivo del vicepresidente JD Vance alla base aerea di Emmen, nei pressi di Lucerna. La delegazione iraniana, guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, era già atterrata a Zurigo nella serata di sabato. Le discussioni si svolgono nel quadro del Memorandum d’intesa firmato digitalmente dai presidenti Donald Trump e Masoud Pezeshkian per porre fine alle ostilità in Medio Oriente e prevedono una fase tecnica già avviata dagli inviati speciali Jared Kushner e Steve Witkoff. Ai lavori partecipano anche il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif e il capo di stato maggiore Asim Munir, insieme a mediatori del Qatar.
Nell’ottica di Washington, il negoziato punta a due dossier prioritari: il programma nucleare iraniano e il consolidamento della tregua in Libano. Prima di imbarcarsi alla base di Andrews, Vance ha dichiarato di sperare in «progressi sulla questione nucleare e sul cessate il fuoco in Libano», precisando che la sua permanenza non supererà uno o due giorni. Secondo fonti dell’amministrazione statunitense, gli Stati Uniti manterrebbero una posizione di forza – «tutte le carte in mano» – grazie alla pressione economica ancora attiva e alla riapertura degli stretti, ma sarebbero pronti ad alleggerire le sanzioni qualora Teheran rispettasse gli impegni. Il vicepresidente ha inoltre riconosciuto che anche la controparte iraniana avrà questioni da sollevare, lasciando intendere margini per un’agenda più ampia.
Da Tehran si insiste sulla priorità di porre fine agli attacchi israeliani in Libano. La chiusura dello Stretto di Hormuz, dichiarata dalle autorità militari iraniane in risposta ai raid su obiettivi di Hezbollah e poi parzialmente ridimensionata dai canali ufficiali, viene interpretata da analisti regionali come uno strumento di pressione per accelerare una tregua e ottenere garanzie sulla sicurezza delle milizie alleate. Il capo della diplomazia iraniana Araghchi ha ribadito che «la cessazione del conflitto in Libano è il punto più importante nell’agenda della delegazione». Sul piano nucleare, l’Iran continua a chiedere il riconoscimento del diritto all’arricchimento, mentre il direttore dell’AIEA Rafael Grossi è atteso in Svizzera per contribuire ai segmenti tecnici.
Per l’Europa e in particolare per l’Italia, l’andamento dei negoziati ha ricadute immediate: la riapertura stabile dello Stretto di Hormuz è cruciale per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici, e la stabilizzazione del Libano incide sulle rotte migratorie del Mediterraneo. Secondo osservatori di Bruxelles, il formato negoziale che coinvolge Pakistan e Qatar come mediatori, insieme alla ripresa del dialogo diretto con l’Iran, riduce il rischio di escalation incontrollate. Tuttavia, le dichiarazioni del ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, che ha escluso un ritiro dalle zone di sicurezza nel sud del Libano finché Hezbollah non sarà disarmato, indicano la fragilità del cessate il fuoco. I colloqui in Svizzera si a aprono con una sessione d’emergenza dedicata proprio al Libano e dovrebbero proseguire per due giorni; il dossier resta aperto, con l’obiettivo di consolidare un quadro di impegni verificabili prima di eventuali passaggi politici ad alto livello.
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La stampa iraniana presenta la visita di Vance come un successo diplomatico per Teheran, sottolineando che i negoziati procedono bene e che l'Iran mantiene il controllo. Viene dato risalto alla presenza di alti funzionari iraniani e alla fiducia nel mantenimento del cessate il fuoco in Libano. Il tono è pragmatico, con una certa cautela verso le intenzioni americane.
La stampa atlantica in lingua persiana riferisce della partenza di Vance per Zurigo con un tono misurato, concentrandosi sulle speranze di progresso sui temi nucleare e libanese. Viene riportato che i negoziati sono a livello tecnico e che l'inviato speciale Witkoff è già sul posto. L'approccio è distaccato e fattuale, senza enfasi emotiva.
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