
Il verde tradisce Trump: la Reflecting Pool affonda tra alghe e costi fuori controllo
Dopo un restauro da 14 milioni di dollari, la vasca simbolo di Washington torna a tingersi di verde, mentre la vernice blu si sfalda e l’amministrazione dichiara l’emergenza nazionale.
La Reflecting Pool del Lincoln Memorial, specchio d’acqua che incornicia il luogo del discorso di Martin Luther King, doveva diventare il simbolo scintillante di un’America ritrovata. Per ordine diretto di Donald Trump, il fondo della vasca è stato rivestito con una tinta «blu bandiera americana», e un sistema di nanobolle all’avanguardia avrebbe dovuto sconfiggere le alghe che da decenni ne offuscano la trasparenza. Invece, a pochi giorni dal riempimento, l’acqua è tornata verde, e la costosa vernice ha cominciato a sfaldarsi in bolle e scaglie. Il progetto, partito con una stima di 1,8 milioni di dollari, è lievitato fino a oltre 14 milioni, sette volte il budget iniziale, mentre la National Park Service si affanna a pompare e raschiare il fondo in vista delle celebrazioni del 4 luglio.
Secondo fonti dell’amministrazione interna, la situazione è stata classificata come «priorità regionale e nazionale»: una email interna ha sollecitato i dipendenti a sostenere turni straordinari per «operazioni critiche di lavaggio e svuotamento». Eppure, appena mercoledì scorso, il Dipartimento degli Interni aveva dichiarato che la tecnologia a nanobolle aveva «ucciso le alghe molto efficacemente» e che l’acqua era «cristallina», salvo poi ammettere che le squadre stavano ancora aspirando i residui. Un cortocircuito comunicativo che, agli occhi degli osservatori europei, ricorda le promesse roboanti di molti governi alle prese con grandi opere pubbliche, dove l’annuncio precede la verifica e il costo reale si moltiplica in corso d’opera.
La vicenda assume contorni paradossali se si considera la portata simbolica del monumento. La Reflecting Pool, lunga oltre seicento metri, è da sempre uno degli spazi più fotografati della capitale, palcoscenico di proteste e celebrazioni. Trump l’aveva definita «sporca come un setaccio», promettendo di restituirle un blu profondo in tempo per il 250° anniversario degli Stati Uniti, nel 2026. Invece, dopo tre mesi di lavori e un esborso che ha superato i 15 milioni di dollari, il fondale si sta letteralmente scrostando, mentre le alghe riprendono possesso dell’acqua. Analisti da Bruxelles leggono in questo fallimento un monito per l’Europa: la tentazione di affidare la manutenzione del patrimonio pubblico a interventi spettacolari ma tecnicamente fragili può trasformare un simbolo in una macchia, anche mediatica.
Il caso ha già innescato un dibattito sulla gestione dei beni culturali e paesaggistici. In Italia, dove la tutela di monumenti e spazi urbani è spesso al centro di polemiche su costi e tempi, il flop della Reflecting Pool viene citato come esempio di come non si debba procedere: un intervento calato dall’alto, senza un’adeguata fase di sperimentazione, e con un’estetica che ha sacrificato la durabilità. La tecnologia delle nanobolle, presentata come soluzione definitiva, non ha retto alla prova sul campo, mentre la vernice blu ha iniziato a staccarsi dopo pochi giorni, sollevando interrogativi sulla qualità dei materiali e sulla trasparenza degli appalti.
Con l’avvicinarsi delle celebrazioni del 4 luglio e, più in là, del 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza, la Reflecting Pool rischia di diventare l’emblema di una grandeur promessa e non mantenuta. La National Park Service è costretta a un presidio continuo, tra pompe e raschiatori, per mascherare un fallimento tecnico e politico. Per l’Europa, che guarda con attenzione alla tenuta delle istituzioni americane, il verde melmoso della vasca è molto più di un inconveniente estetico: è il riflesso di una governance che confonde l’azzurro della bandiera con la solidità delle scelte, e che rischia di lasciare ai posteri solo una patina scrostata.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il progetto di Trump per la Reflecting Pool si è trasformato in un disastro: l'acqua è tornata verde per le alghe e i costi sono esplosi da 1,8 a oltre 14 milioni di dollari. L'appalto è stato assegnato senza gara, ma la tecnologia promessa non ha funzionato, lasciando la vasca simile a una palude.
Il progetto personale di Trump per la Reflecting Pool ha visto i costi lievitare a 14,7 milioni di dollari e il rivestimento già si sta scrostando. Il Dipartimento degli Interni ha paragonato l'eliminazione delle alghe alla sconfitta della marina iraniana, ma la piscina resta di un verde torbido.
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