
Senato americano respinge il freno ai poteri bellici di Trump sull’Iran
Con un solo voto di scarto, i repubblicani bloccano la nona iniziativa democratica per limitare l’azione militare unilaterale, mentre prende forma un’intesa segreta tra Washington e Teheran.
Con un margine risicatissimo – 48 voti contrari contro 47 favorevoli – il Senato degli Stati Uniti ha respinto martedì la richiesta di portare in aula una risoluzione che avrebbe vincolato qualsiasi nuova operazione militare contro l’Iran all’autorizzazione del Congresso. Il testo, presentato dal democratico Raphael Warnock, imponeva al presidente Donald Trump di ritirare le forze armate da ostilità non dichiarate, ma non ha superato lo scoglio procedurale. Quattro repubblicani – Susan Collins, Bill Cassidy, Lisa Murkowski e Rand Paul – si sono uniti alla quasi totalità dei democratici, mentre il democratico John Fetterman ha votato con la maggioranza repubblicana. È la nona volta dall’inizio dei raid aerei israeliani e americani di febbraio che i democratici tentano di invocare il War Powers Act, e la seconda in poche settimane dopo che a maggio un’analoga risoluzione era riuscita a superare un primo voto.
La bocciatura arriva in un momento diplomatico delicato: la Casa Bianca e Teheran hanno appena firmato un memorandum d’intesa che delinea un cessate il fuoco e l’avvio di negoziati per chiudere un conflitto che dura da quasi quattro mesi. I dettagli dell’accordo restano segreti, e diversi senatori – repubblicani inclusi – chiedono trasparenza, evocando l’Iran Nuclear Agreement Review Act del 2015, che obbliga l’amministrazione a sottoporre al Congresso qualunque intesa sul nucleare iraniano. Il leader della maggioranza John Thun ha domandato pubblicamente un briefing governativo e l’accesso al testo, mentre il repubblicano John Kennedy ha dichiarato che un eventuale accordo definitivo «dovrebbe arrivare in Senato per l’approvazione».
Le reazioni a Teheran e nelle capitali europee riflettono la complessità del momento. I media iraniani vicini al regime descrivono il voto come un segnale di divisione a Washington che potrebbe indebolire la posizione negoziale americana, mentre le testate della diaspora, come Iran International, sottolineano lo scetticismo bipartisan verso un’intesa con la Repubblica Islamica. Negli ambienti diplomatici europei, e in particolare a Roma, si osserva con apprensione la possibilità che un accordo fragile possa congelare il conflitto senza smantellare le capacità nucleari iraniane, riproponendo lo schema del JCPOA del 2015. L’Italia, che allora ebbe un ruolo di ponte, guarda oggi a un eventuale nuovo negoziato con la consapevolezza che la stabilità del Mediterraneo allargato dipende anche dall’esito di questa partita.
Sul piano interno americano, il voto conferma che la Casa Bianca conserva, almeno per ora, un margine di manovra quasi intatto sul fronte iraniano. I repubblicani restano in larga maggioranza allineati al presidente, ma le crepe tra le fila moderate e libertarie – incarnate da Paul e Murkowski – suggeriscono che un conflitto prolungato o un’intesa percepita come troppo concessiva potrebbero erodere quel sostegno. Se il negoziato produrrà un trattato in piena regola, il Senato sarà chiamato a ratificarlo, trasformando l’attuale dinamica di emergenza in un confronto istituzionale classico. Fino ad allora, il presidente potrà continuare a decidere la guerra e la pace con un’ampia discrezionalità, mentre il Congresso resta spettatore di un conflitto che, nonostante l’annuncio di una tregua, non ha ancora prodotto né un testo pubblico né una data certa per la firma.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
2 gruppi editoriali · 3 lingue
Il Senato USA ha respinto per un solo voto una risoluzione che avrebbe limitato i poteri militari di Trump sull'Iran. 48 senatori hanno votato contro, 47 a favore, mantenendo l'autorità presidenziale su eventuali operazioni belliche non autorizzate dal Congresso.
Il Senato ha bloccato per un soffio un tentativo democratico di frenare i poteri di guerra di Trump sull'Iran, con 48 voti contro 47. La votazione è avvenuta mentre la Casa Bianca annunciava un accordo quadro con Teheran, sollevando interrogativi sulla trasparenza e sul ruolo del Congresso.
Articoli correlati
Brasile, risveglio con Cunha: 3-0 ad Haiti e vetta del Gruppo C
8 lingue · 34 testate
SportMessi, tripletta e polemica: l’Algeria presenta reclamo alla FIFA per il fallo non sanzionato
10 lingue · 27 testate
SportPortogallo, pareggio amaro e polemiche: Ronaldo al centro della tempesta
7 lingue · 22 testate