
Il robot mendicante e l’uomo che chiedeva più riso: cronache di un mondo in bilico
Tra automazione e crisi demografica, due storie virali dalla Cina rivelano le ansie di un’epoca in cui perfino l’accattonaggio rischia di essere sostituito, mentre un piatto di riso può diventare un’offerta di futuro.
A Chengdu, sul marciapiede di una strada trafficata, un robot umanoide si inginocchia. Accanto a lui, una ciotola per le monete e un codice QR. Sul display, una scritta lampeggia: «Non ho soldi per ricaricarmi, per favore pagatemi la corrente». I passanti si fermano, qualcuno ride, altri gettano qualche spicciolo. Il video, rimbalzato dai social cinesi a quelli di mezzo mondo, ha raccolto in pochi giorni quaranta milioni di visualizzazioni. Non è una scena di fantascienza, ma un esperimento – forse una trovata pubblicitaria, forse una performance artistica – con un robot modello G1 della cinese Unitree Robotics, capace di camminare, salire le scale e ora, apparentemente, di suscitare empatia.
A Wuxi, nella provincia dello Jiangsu, un giovane disoccupato di cognome Wan ordina riso fritto su una piattaforma di delivery. Nel campo delle note scrive: «Per favore, datemi più riso. Mi hanno licenziato da poco e non ho ancora ricevuto lo stipendio. Riesco a mangiare solo un pasto al giorno». Quando il pacco arriva, sul coperchio trova un messaggio scritto a mano: «Vieni a fare l’apprendista nel mio ristorante». Wan racconta la sua storia in un video che diventa virale, con quattro milioni di like. Non chiedeva un lavoro, solo un po’ di cibo. Il ristoratore, invece, gli ha offerto una possibilità.
Due storie minime, in apparenza lontane, che raccontano un unico sommovimento. Da una parte, l’incertezza del lavoro e la paura di non farcela; dall’altra, la vertigine di un’automazione che sembra non risparmiare più nulla, nemmeno l’accattonaggio. Eppure, in entrambi i casi, a emergere è la reazione umana: la generosità del ristoratore, la curiosità e l’ironia dei passanti che, di fronte al robot mendicante, si interrogano su un futuro in cui «anche i mendicanti saranno sostituiti dalle macchine», come ha commentato un utente. Dietro queste immagini virali si agita una trasformazione più silenziosa e profonda, che tocca la demografia e i consumi.
In Svizzera, la natalità è scesa a 1,28 figli per donna, il minimo storico. Una recente indagine condotta per Swiss Life su oltre tremila persone mostra che più della metà dei senza figli tra i 18 e i 45 anni non desidera averne, e tra chi li vorrebbe, quasi il 40% indica il peso economico come ostacolo principale. Non è solo una questione elvetica: secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, entro il 2080 la popolazione mondiale smetterà di crescere. In Italia, l’industria alimentare – simbolo del made in Italy – sta già ridisegnando formati e prodotti per nuclei familiari sempre più piccoli e anziani: monoporzioni, surgelati, piatti pronti. Unione Italiana Food avverte che il calo delle nascite non è solo un problema previdenziale, ma sta modificando il mercato del lavoro e le strategie industriali. In India, il paese più popoloso del mondo, la paura è opposta ma speculare: dopo decenni di campagne per il controllo delle nascite, lo stato dell’Andhra Pradesh ha annunciato incentivi in denaro per il terzo e quarto figlio, mentre i nazionalisti hindu invocano una «rinascita demografica». Eppure, come nota la direttrice della Population Foundation of India, le aspirazioni delle donne sono cambiate: «Le giovani donne oggi non vogliono più sopportare gli stessi sforzi delle nostre nonne».
Intanto, la pressione competitiva della Cina si fa sentire anche sull’industria europea. Renault ha annunciato il taglio di 800 posti di lavoro in Francia entro il 2027 e una riorganizzazione radicale del reparto ingegneristico. Il chief technology officer Philippe Brunet lo ha detto senza giri di parole: i costruttori cinesi sviluppano nuovi modelli in due anni, contro i quattro-cinque degli europei, e offrono veicoli tecnologicamente avanzati a prezzi imbattibili. «Dobbiamo essere in grado di competere», ha dichiarato. La velocità è diventata la nuova ossessione. Così, mentre un robot chiede l’elemosina a Chengdu e un giovane disoccupato riceve un’offerta di apprendistato a Wuxi, il mondo si interroga su quale futuro stiamo costruendo. Forse, in quel gesto scritto a mano sul coperchio di un contenitore di plastica, c’è una risposta che nessun algoritmo può calcolare.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La Cina affronta una crisi demografica imminente, con la forza lavoro destinata a scendere a 300 milioni entro fine secolo. Pechino punta su robot umanoidi per colmare i vuoti, presentando l'automazione come una strategia pragmatica di sopravvivenza. La narrazione dipinge la Cina come una nazione-robot in corsa contro il tempo, mescolando allarme per il declino demografico e una soluzione tecno-ottimista.
Il tasso di natalità in Svizzera è crollato al minimo storico di 1,28 figli per donna, e oltre la metà degli adulti senza figli tra i 18 e i 45 anni dichiara di non volere una famiglia. Un nuovo studio attribuisce il divario a uno scarto tra desideri e realtà, mentre l'ONU stima che la popolazione mondiale raggiungerà il picco intorno al 2084. L'inquadramento è analitico e distaccato, trattando il declino demografico come un cambiamento strutturale con conseguenze a lungo termine su pensioni, scuole e persino sull'industria alimentare.
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