
Il riarmo europeo esclude le industrie statunitensi, mentre Washington spende miliardi per i simboli del potere
La spinta di Trump alla difesa europea si traduce in commesse che aggirano gli Stati Uniti, mentre in patria i progetti monumentali lievitano nei costi e innescano battaglie legali.
La decisione dell’amministrazione Trump di esigere un aumento della spesa militare degli alleati sta producendo un effetto paradossale: l’Europa accelera il riarmo, ma lo fa privilegiando le proprie industrie della difesa, con una conseguente contrazione delle commesse destinate ai contractor americani. Secondo i piani di procurement resi noti da fonti governative tedesche, solo l’8% dei 154 principali acquisti previsti dalla Germania entro il 2026 sarà assegnato a fornitori statunitensi, mentre l’Unione Europea ha fissato l’obiettivo di far salire al 55% la quota di materiale bellico prodotto in fabbriche europee entro il 2030, mobilitando un piano da circa 915 miliardi di dollari. In parallelo, sul fronte interno, il presidente ha impresso un’impronta personale ai monumenti della capitale federale: il restauro della Reflecting Pool del Lincoln Memorial, inizialmente stimato in un milione e mezzo di dollari, ha superato i sedici milioni, tra distacchi del rivestimento, fioriture di alghe e accuse di sabotaggio che hanno portato all’incriminazione di un ex canoista olimpico e di altri cittadini.
Dal punto di vista dell’amministrazione statunitense, il sottosegretario alla Guerra Elbridge Colby ha bollato come “non seria” la strategia di autonomia industriale perseguita dagli alleati, sostenendo che gli Stati Uniti producono gli equipaggiamenti migliori e che ogni tentativo di replicarli è destinato a fallire. Tuttavia, secondo analisti della difesa vicini agli ambienti NATO, l’insistenza con cui Washington difende la propria quota di mercato rivela la preoccupazione per un’erosione strutturale della propria influenza. I funzionari europei, dal canto loro, inquadrano la svolta come una necessità dettata dall’inaffidabilità percepita degli Stati Uniti: l’Alto rappresentante dell’UE Kaja Kallas ha dichiarato che gli armamenti europei devono poter essere usati “a mani libere”, senza vincoli imposti da Washington, mentre la Germania ha rotto un tabù costituzionale esentando la spesa militare dal freno al debito per portare il bilancio della difesa oltre i 120 miliardi di dollari già nel 2026.
Sul piano interno, i progetti architettonici voluti da Trump – dalla sala da ballo da 400 milioni di dollari nell’ala Est della Casa Bianca agli inserti dorati nello Studio Ovale – stanno generando un contenzioso amministrativo e penale. La piscina riflettente, svuotata una seconda volta e presidiata da soldati della Guardia Nazionale, è al centro di una vicenda in cui il presidente attribuisce a “vandali di sinistra” tagli per 274 metri di liner, mentre periti indipendenti e la stessa osservazione diretta dei cronisti non hanno riscontrato tracce di sabotaggio, ipotizzando piuttosto difetti di posa legati alla fretta esecutiva. Le autorità giudiziarie del Distretto di Columbia hanno incriminato per danneggiamento l’ex canoista David Hearn e altre tre persone, che si sono dichiarate non colpevoli; il caso è divenuto terreno di scontro sull’uso del potere penale federale.
Sullo sfondo, l’accelerazione del riarmo europeo solleva interrogativi geopolitici che toccano direttamente l’Italia. Secondo l’analisi di esperti di geopolitica come Lucio Caracciolo, il consenso crescente tra i “volenterosi” europei sul fatto che la Russia intenda invadere l’Europa entro il 2029 – convinzione non condivisa dagli strateghi americani, che considerano Mosca una potenza secondaria – sta alimentando una corsa agli armamenti che, in assenza del coordinamento imperiale statunitense, rischia di innescare escalation nucleari. La Germania ha pubblicato la prima strategia militare dal 1945 con l’obiettivo di costruire l’esercito più forte d’Europa entro il 2039, anno che coincide con il centenario dell’invasione tedesca della Polonia. In questo quadro, il governo italiano partecipa al riarmo comune pur con minore slancio, mentre il prossimo passaggio concreto sarà l’attuazione del piano industriale della difesa europeo e la verifica, al vertice NATO in programma, degli impegni di spesa verso la soglia del 5% del PIL.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.50 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.70 | critical |
Gli Stati Uniti stanno sprecando i soldi dei contribuenti in progetti vanitosi mentre l'Europa si arma per necessità, non per lealtà. L'alleanza si sta sgretolando perché Washington è diventata inaffidabile, e il conto di questa trasformazione sarà pagato da entrambe le parti.
Accostando la stravaganza interna di Trump al riarmo pragmatico europeo, la narrazione crea un'equivalenza morale che sposta la colpa della disfunzione dell'alleanza sugli USA, mentre le azioni europee vengono presentate come razionali e forzate.
Il blocco omette la prospettiva che il riarmo europeo possa essere di per sé destabilizzante e che i progetti di Trump, per quanto dispendiosi, siano una questione interna non direttamente legata ai costi strategici dell'alleanza.
Il gioco di colpe di Trump per una pozzanghera è una farsa, ma il riarmo europeo è un pericolo reale e imminente. Entrambi stanno spingendo il mondo verso una catastrofe nucleare che finirà in mezz'ora.
Collegando un incidente banale (la vasca riflettente) a uno scenario catastrofico (guerra nucleare), la narrazione usa un'escalation retorica che fa apparire l'intera alleanza sconsiderata e condannata, amplificando la paura per screditare entrambe le parti.
Il blocco omette il contesto che il riarmo europeo è una risposta all'inaffidabilità degli USA e che molti leader europei lo vedono come un passo necessario per l'autodifesa, non come una provocazione aggressiva.
Allarga lo sguardo
La morosità delle famiglie avanza in Argentina e Brasile: incertezza politica e tassi alti frenano la ripresa
3 lingue · 7 testate
Da TechnologyMusk ammette l'eccesso politico con il Doge, mentre coltiva visioni di abbondanza robotica
3 lingue · 5 testate
Da Science & HealthCaffè, zucchero e schermi: la scienza ridisegna i confini del benessere
7 lingue · 19 testate