
Il professore, le studentesse e il gesto che cambia l’aula
Dalla Spagna alla Francia, passando per il Brasile, le sospensioni di figure vicine al potere segnano un nuovo capitolo nella resa dei conti sul harassment nelle istituzioni culturali e accademiche.
C’è un gesto minimo, quasi infantile, che torna nei racconti delle ex allieve di Juan Carlos Monedero: «Aveva la mania di darci colpetti con il piede, toccarci le spalle, massaggiarci». Lo faceva durante le lezioni, davanti a chiunque, come se l’aula fosse un’estensione del suo studio privato. Quel gesto, descritto dalla influencer Sindy Takanashi e da altre testimoni anonime raccolte dalla stampa spagnola, è diventato il perno di una vicenda che ha portato l’Università Complutense di Madrid a sospendere per un anno il co-fondatore di Podemos, riconoscendo una «mancanza molto grave» di molestie sessuali nei confronti di una studentessa.
Monedero non è un docente qualunque. Consigliere di Hugo Chávez, osservatore elettorale in Venezuela e Messico, invitato nel 2024 in Colombia come panelista d’onore dal governo Petro, incarna da anni una sinistra radicale che ha fatto della prossimità ai regimi bolivariani una bandiera. La sospensione, che tiene conto di sei mesi già scontati in via cautelare, arriva dopo un percorso tortuoso: la denuncia di una studentessa nel gennaio 2025, l’archiviazione penale da parte della Procura – che pure definì il comportamento «improprio e moralmente riprovevole» – e infine la pressione del collettivo Punto Violeta del campus di Somosaguas, che ha spinto per un procedimento amministrativo. Secondo gli ambienti accademici madrileni, la decisione della Complutense segna uno spartiacque in un ateneo dove le voci sui comportamenti del politologo circolavano, inascoltate, almeno dal 2016.
La vicenda di Monedero non è isolata. A Marsiglia, il presidente del Mucem, Pierre-Olivier Costa, è stato sospeso per quattro mesi dal ministero della Cultura francese, mentre è oggetto di un’inchiesta penale per molestie sessuali e morali e di un’indagine amministrativa. Figura vicinissima a Emmanuel e Brigitte Macron, Costa era stato riconfermato alla guida del museo nel novembre 2025 nonostante gli allarmi ripetuti dei sindacati. La sua sospensione, comunicata il 30 giugno 2026, ha scatenato «manifestazioni di gioia» tra i dipendenti, come riportato da Le Figaro, e ha portato alla nomina di un’ispettrice generale a interim. In Brasile, un assessore della Defensoria Pública del Mato Grosso è stato esonerato dopo che una vittima lo ha accusato di aver usato i sistemi informatici interni per difendere il suo superiore, a sua volta indagato per molestie sessuali e umiliazioni protratte per quasi un decennio.
Ciò che accomuna questi tre casi, al di là delle latitudini, è la frizione tra prossimità al potere e meccanismi di protezione istituzionale. Monedero, Costa e l’entourage del defensor brasiliano occupavano posizioni che sembravano immuni alle denunce dal basso. Eppure, in tutti e tre gli episodi, sono state le voci organizzate di sindacati, collettivi studenteschi e commissioni interne a incrinare quella corazza. La CGT del Mucem aveva chiesto la sospensione di Costa già nell’aprile 2026, denunciando un «management tossico» e sospetti di discriminazione sindacale. La sezione Sud dello stesso museo parlava di «sofferenza al lavoro» segnalata al ministero fin dal 2023. In Spagna, il Punto Violeta ha contestato pubblicamente l’archiviazione penale, ottenendo che l’università agisse per via disciplinare.
Per il lettore italiano, abituato a cronache di molestie nelle accademie e nei luoghi di cultura – dall’Università di Palermo ai teatri lirici – questi sviluppi disegnano un orizzonte europeo in cui la tenuta delle gerarchie inizia a dipendere dalla capacità di ascolto delle istituzioni. Non si tratta di processi sommari: in tutti i casi permangono indagini in corso, e la sospensione di Monedero è stata accompagnata dal silenzio della Complutense, che si trincera dietro la normativa sulla protezione dei dati. Resta, come un’immagine sospesa, quel gesto minimo del piede che tocca la spalla di una studentessa, e che ora tiene lontano dalle aule un uomo che ha contribuito a fondare un partito, ha consigliato governi e ha attraversato i palcoscenici della politica latinoamericana.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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In Francia, il presidente del Mucem è stato sospeso dopo mesi di denunce sindacali e un'inchiesta penale per molestie sessuali e morali. In Spagna, l'Università Complutense ha sospeso per un anno il professore e cofondatore di Podemos, Juan Carlos Monedero, accusato da una studentessa. Le istituzioni culturali e accademiche europee reagiscono con misure disciplinari, seppur tardive, a scandali che hanno coinvolto figure vicine al potere.
La sospensione di Juan Carlos Monedero per molestie sessuali a Madrid risuona con forza in America Latina, dove il cofondatore di Podemos era celebrato come consigliere del chavismo e panelista invitato dal governo di Gustavo Petro. Il caso mette a nudo l'ipocrisia di un esponente della sinistra che predicava giustizia sociale mentre subisce una sanzione per abusi su una studentessa. La notizia alimenta il dibattito sulle molestie negli ambienti progressisti e sul silenzio complice dei suoi alleati politici.
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