
Il crollo del $TRUMP: 1 milione di investitori perdono 3,8 miliardi, mentre il presidente incassa 636 milioni
Il meme coin lanciato da Donald Trump ha bruciato il 97% del valore, ma le commissioni sulle transazioni hanno garantito al tycoon guadagni record, sollevando accuse di conflitto d’interessi e innescando un dibattito globale sulla regolamentazione delle criptovalute.
Quasi un milione di piccoli risparmiatori che hanno acquistato il $TRUMP, il meme coin lanciato dal presidente americano pochi giorni prima del giuramento, hanno perso complessivamente 3,81 miliardi di dollari entro fine giugno. La stima, elaborata dalla società di analisi blockchain Nansen, coincide con la dichiarazione finanziaria annuale di Trump, da cui emerge che il presidente ha personalmente incassato 636 milioni di dollari dallo stesso token, parte di un bottino superiore ai 2 miliardi generato nel 2025 da tutte le sue attività imprenditoriali, dagli hotel ai profumi. Il crollo del 97% del valore della moneta – da un picco di 75 dollari a meno di 2 dollari – non ha intaccato l’architettura finanziaria predisposta dall’entourage Trump: commissioni di transazione, licenze e la quota dell’80% del totale dei token detenuta da società controllate dalla famiglia hanno garantito profitti indipendentemente dall’andamento delle quotazioni.
Il meccanismo è tipico dei meme coin, criptovalute senza valore intrinseco che vivono di speculazione e dell’effetto traino di una celebrità. In questo caso, Trump ha sfruttato la propria popolarità e la sua piattaforma Truth Social per spingere i follower ad acquistare, promettendo di celebrare «la vittoria» e di entrare in una «comunità speciale». Tuttavia, come documentato dai wallet pubblici sulla blockchain, due terzi degli acquirenti hanno subito perdite, mentre solo una ristretta cerchia di early investor ha realizzato guadagni. Tra gli sconfitti, il trader Nicholas Pinto, sostenitore della campagna 2024, ha definito l’operazione «quasi una truffa legale», accusando il presidente di aver abusato della fiducia dei cittadini. La Casa Bianca respinge ogni addebito: «Tutte le azioni dell’amministrazione sono nell’interesse del popolo americano», ha dichiarato la portavoce Anna Kelly, rivendicando il primato degli USA come «capitale mondiale delle criptovalute».
Lo scandalo getta ombre sul conflitto di interessi tra ruolo pubblico e affari privati, alimentando un fenomeno più ampio che travalica i confini statunitensi. Analisti di Washington e giuristi come Stephen Gillers, docente di etica legale alla New York University, non escludono class action da parte di risparmiatori che si sentono raggirati, soprattutto dopo che l’amministrazione ha ridotto drasticamente la sorveglianza regolatoria sul settore. Ma il caso Trump è solo la punta più vistosa di una tendenza alla «grifting politics», denunciata da esperti di corruzione internazionale come Tutu Alicante: dalla Gran Bretagna all’Australia, leader populisti lucrano sulla propria immagine pubblica, mentre il confine tra servizio e profitto personale si assottiglia pericolosamente. L’affare dei token presidenziali si inserisce in un intreccio di interessi che coinvolge anche i figli Eric e Don Jr., la società World Liberty Financial e, secondo senatori democratici come Elizabeth Warren, would-be compratori di favori politici, come il regime degli Emirati Arabi Uniti, che avrebbe versato 500 milioni in cambio di accesso a microchip per l’intelligenza artificiale e di una grazia per un magnate delle criptovalute.
Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, dove il quadro normativo sulle cripto-attività è in evoluzione con l’implementazione del regolamento MiCA, la vicenda funge da campanello d’allarme. Se da un lato il Vecchio Continente cerca di attrarre innovazione finanziaria, dall’altro la volatilità estrema dei meme coin e la facilità con cui possono essere sfruttati per conflitti di interesse richiedono strumenti di tutela più stringenti per i piccoli investitori. Il prossimo banco di prova saranno le eventuali iniziative legali negli Stati Uniti e la risposta delle autorità europee, che potrebbero accelerare l’introduzione di limiti alla promozione di strumenti speculativi da parte di figure pubbliche.
| Stampa israeliana | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.50 | critical |
| Stampa russa e CSI | −0.10 | neutral |
Il presidente ha sfruttato la sua carica per arricchirsi a spese dei suoi sostenitori.
La narrazione costruisce un'opposizione diretta tra il guadagno personale di Trump e la perdita collettiva degli investitori, utilizzando la cifra esatta del suo profitto per accentuare il contrasto.
La presidenza Trump è diventata un'impresa di arricchimento personale, un nuovo modello di grift politico che si diffonde in tutto l'Occidente.
Si estende il singolo caso a un fenomeno sistemico, usando il termine 'grifters' per suggerire una tendenza generalizzata.
Il rapporto mostra dati oggettivi sulle perdite degli acquirenti e sul calo del valore.
La notizia è presentata con cifre precise e senza giudizi, enfatizzando la fonte del rapporto Nansen.
Non viene menzionato il profitto personale di Trump di 636 milioni, che è centrale negli altri blocchi.
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