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Geopoliticamartedì 16 giugno 2026

Il Cremlino attende l’accordo Usa-Iran per il viaggio di Witkoff e Kushner

Mosca conferma che i negoziatori americani arriveranno dopo la firma del memorandum sul nucleare iraniano, mentre in Europa cresce il timore di un’intesa sull’Ucraina senza Bruxelles.

Il destino del dossier ucraino è appeso a un memorandum che sarà firmato venerdì in Svizzera. È questa la sequenza temporale che il Cremlino ha voluto mettere in fila con precisione chirurgica: prima l’accordo tra Washington e Teheran sul nucleare, poi l’arrivo a Mosca di Steve Witkoff e Jared Kushner per discutere la fine del conflitto russo-ucraino. Il portavoce Dmitrij Peskov e il consigliere presidenziale Jurij Ušakov, in dichiarazioni separate, hanno confermato che il viaggio dei due emissari — rispettivamente inviato speciale e genero del presidente Donald Trump — è «vicino», ma che le date esatte saranno fissate soltanto dopo la cerimonia di firma prevista per il 19 giugno. L’ultimo colloquio telefonico tra Trump e Putin, avvenuto domenica, ha fatto da cornice a questa tabella di marcia, restituendo l’immagine di un canale diretto tra le due potenze che procede a tappe forzate.

A Bruxelles, tuttavia, la prospettiva di una missione Witkoff-Kushner accende più di un campanello d’allarme. Secondo analisti e diplomatici europei, l’invio di negoziatori così vicini al presidente americano — senza alcun coordinamento preventivo con le capitali del Vecchio Continente — alimenta il sospetto che Trump voglia gestire la partita ucraina in solitaria, scavalcando gli alleati. Il timore, rilanciato da fonti vicine alle istituzioni comunitarie, è che si ripeta lo schema già visto in altri dossier: un’intesa diretta tra Washington e Mosca che lasci all’Europa soltanto il conto della ricostruzione e della sicurezza regionale. Non è un caso che lo stesso Trump abbia pubblicamente dichiarato che «la Russia deve fare un accordo con l’Ucraina», un’affermazione che a Bruxelles viene letta come un invito a chiudere in fretta, anche a costo di concessioni asimmetriche.

Dal punto di vista del Cremlino, la scelta di Witkoff e Kushner come interlocutori è tutt’altro che casuale. Entrambi godono della fiducia personale di Trump e hanno già dimostrato, nei negoziati mediorientali, una capacità di muoversi al di fuori dei canali diplomatici tradizionali. Mosca li considera «ben noti» e affidabili, un segnale che il dialogo si sta spostando dal livello tecnico a quello squisitamente politico. La condizione posta — prima l’Iran, poi l’Ucraina — rivela inoltre una strategia americana di sequenziamento: stabilizzare il fronte mediorientale per concentrare risorse e credibilità negoziale sul teatro europeo. Resta però un’incognita: se l’intesa con Teheran dovesse slittare o naufragare, l’intera architettura temporale rischierebbe di franare, rimandando sine die il faccia a faccia moscovita.

Per l’Italia e per l’Europa, la posta in gioco è altissima. Un accordo sull’Ucraina negoziato a porte chiuse tra Washington e Mosca ridisegnerebbe l’architettura di sicurezza del continente senza il consenso dei diretti interessati. Roma, che tradizionalmente ha giocato un ruolo di ponte tra le due sponde dell’Atlantico, potrebbe trovarsi nella scomoda posizione di dover ratificare scelte altrui, con ripercussioni sulla credibilità della Nato e sul processo di integrazione europea. Le prossime settimane diranno se la sequenza immaginata dal Cremlino — memorandum sull’Iran, poi missione a Mosca — si tradurrà in un negoziato reale o se, al contrario, le diffidenze europee e le complessità mediorientali finiranno per rallentare un percorso che, per ora, esiste soltanto nelle agende telefoniche dei leader.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa russa e CSIStampa atlantica / anglosfera
Stampa russa e CSI/ stato
trionforevanscismoschadenfreude

Mosca si pone come perno indispensabile: l’arrivo degli inviati americani è subordinato alla firma dell’intesa con l’Iran, e l’Europa trema all’idea di essere esclusa dai negoziati sull’Ucraina.

Stampa atlantica / anglosfera/ sicurezza
allarmevittimismo

Le capitali europee sono in allarme: l’invio di Kushner e Witkoff a Mosca segnala che Trump potrebbe negoziare sull’Ucraina scavalcando gli alleati, riaccendendo antiche paure di un accordo a due.

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martedì 16 giugno 2026

Il Cremlino attende l’accordo Usa-Iran per il viaggio di Witkoff e Kushner

Mosca conferma che i negoziatori americani arriveranno dopo la firma del memorandum sul nucleare iraniano, mentre in Europa cresce il timore di un’intesa sull’Ucraina senza Bruxelles.

Il destino del dossier ucraino è appeso a un memorandum che sarà firmato venerdì in Svizzera. È questa la sequenza temporale che il Cremlino ha voluto mettere in fila con precisione chirurgica: prima l’accordo tra Washington e Teheran sul nucleare, poi l’arrivo a Mosca di Steve Witkoff e Jared Kushner per discutere la fine del conflitto russo-ucraino. Il portavoce Dmitrij Peskov e il consigliere presidenziale Jurij Ušakov, in dichiarazioni separate, hanno confermato che il viaggio dei due emissari — rispettivamente inviato speciale e genero del presidente Donald Trump — è «vicino», ma che le date esatte saranno fissate soltanto dopo la cerimonia di firma prevista per il 19 giugno. L’ultimo colloquio telefonico tra Trump e Putin, avvenuto domenica, ha fatto da cornice a questa tabella di marcia, restituendo l’immagine di un canale diretto tra le due potenze che procede a tappe forzate.

A Bruxelles, tuttavia, la prospettiva di una missione Witkoff-Kushner accende più di un campanello d’allarme. Secondo analisti e diplomatici europei, l’invio di negoziatori così vicini al presidente americano — senza alcun coordinamento preventivo con le capitali del Vecchio Continente — alimenta il sospetto che Trump voglia gestire la partita ucraina in solitaria, scavalcando gli alleati. Il timore, rilanciato da fonti vicine alle istituzioni comunitarie, è che si ripeta lo schema già visto in altri dossier: un’intesa diretta tra Washington e Mosca che lasci all’Europa soltanto il conto della ricostruzione e della sicurezza regionale. Non è un caso che lo stesso Trump abbia pubblicamente dichiarato che «la Russia deve fare un accordo con l’Ucraina», un’affermazione che a Bruxelles viene letta come un invito a chiudere in fretta, anche a costo di concessioni asimmetriche.

Dal punto di vista del Cremlino, la scelta di Witkoff e Kushner come interlocutori è tutt’altro che casuale. Entrambi godono della fiducia personale di Trump e hanno già dimostrato, nei negoziati mediorientali, una capacità di muoversi al di fuori dei canali diplomatici tradizionali. Mosca li considera «ben noti» e affidabili, un segnale che il dialogo si sta spostando dal livello tecnico a quello squisitamente politico. La condizione posta — prima l’Iran, poi l’Ucraina — rivela inoltre una strategia americana di sequenziamento: stabilizzare il fronte mediorientale per concentrare risorse e credibilità negoziale sul teatro europeo. Resta però un’incognita: se l’intesa con Teheran dovesse slittare o naufragare, l’intera architettura temporale rischierebbe di franare, rimandando sine die il faccia a faccia moscovita.

Per l’Italia e per l’Europa, la posta in gioco è altissima. Un accordo sull’Ucraina negoziato a porte chiuse tra Washington e Mosca ridisegnerebbe l’architettura di sicurezza del continente senza il consenso dei diretti interessati. Roma, che tradizionalmente ha giocato un ruolo di ponte tra le due sponde dell’Atlantico, potrebbe trovarsi nella scomoda posizione di dover ratificare scelte altrui, con ripercussioni sulla credibilità della Nato e sul processo di integrazione europea. Le prossime settimane diranno se la sequenza immaginata dal Cremlino — memorandum sull’Iran, poi missione a Mosca — si tradurrà in un negoziato reale o se, al contrario, le diffidenze europee e le complessità mediorientali finiranno per rallentare un percorso che, per ora, esiste soltanto nelle agende telefoniche dei leader.

Divergenza delle fonti

Geopolitica · 9 testate · 4 lingue

32%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

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Neutrale20%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 4 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa russa e CSIStampa atlantica / anglosfera
Stampa russa e CSI/ stato
trionforevanscismoschadenfreude

Mosca si pone come perno indispensabile: l’arrivo degli inviati americani è subordinato alla firma dell’intesa con l’Iran, e l’Europa trema all’idea di essere esclusa dai negoziati sull’Ucraina.

Stampa atlantica / anglosfera/ sicurezza
allarmevittimismo

Le capitali europee sono in allarme: l’invio di Kushner e Witkoff a Mosca segnala che Trump potrebbe negoziare sull’Ucraina scavalcando gli alleati, riaccendendo antiche paure di un accordo a due.

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