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Geopolitica e Politicasabato 27 giugno 2026

Hezbollah respinge l’accordo Israele-Libano firmato a Washington: ‘Umiliante e nullo’

Il leader Naim Qassem definisce l’intesa una resa della sovranità, mentre Israele condiziona il ritiro al disarmo del gruppo sciita.

Venerdì 26 giugno, a Washington, Israele, Libano e Stati Uniti hanno firmato un accordo quadro trilaterale volto a porre fine a decenni di ostilità e ai combattimenti nel sud del Libano. Il testo, reso pubblico dal Dipartimento di Stato, prevede un processo graduale e reciproco: le Forze armate libanesi assumeranno il controllo effettivo del territorio, a partire da due “zone pilota”, in attesa del disarmo verificato dei gruppi armati non statali, in primo luogo Hezbollah. A meno di ventiquattr’ore dalla firma, il leader del movimento sciita, Naim Qassem, ha dichiarato l’intesa “nulla e priva di effetti”, definendola “umiliante, vergognosa e una rinuncia alla sovranità”. Nelle stesse ore, un drone israeliano ha colpito la zona di Nabatieh, nel sud del Libano, uccidendo almeno una persona: secondo fonti militari israeliane, l’attacco mirava a eliminare una minaccia per le proprie truppe.

Da Gerusalemme, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha rivendicato l’accordo come “storico” e “un colpo all’Iran e a Hezbollah”, ribadendo che le forze israeliane resteranno nella fascia di sicurezza di circa dieci chilometri all’interno del territorio libanese finché il gruppo non sarà disarmato. Il ministro della Difesa Katz ha aggiunto che ai civili sfollati non sarà consentito rientrare nell’area occupata. Sul fronte libanese, il presidente Joseph Aoun ha parlato di “primo passo” verso il ripristino della piena sovranità, mentre il presidente del Parlamento Nabih Berri, alleato di Hezbollah, ha messo in guardia contro il rischio di conflitti interni. Da Teheran, dove si segue con attenzione l’evoluzione del dossier, si insiste affinché qualsiasi intesa sulla guerra mediorientale includa il Libano, e Qassem ha invocato l’applicazione del memorandum d’intesa firmato la scorsa settimana tra Stati Uniti e Iran, che a suo dire garantirebbe l’integrità territoriale libanese.

Il nodo centrale dell’accordo è il legame esplicito tra il ritiro israeliano e il disarmo di Hezbollah, una condizione che il movimento considera una linea rossa invalicabile. Secondo analisti europei, la tenuta dell’intesa dipenderà in larga misura dalla capacità di Washington e dei partner arabi di offrire al governo libanese risorse e sostegno politico sufficienti a imporre il monopolio statale della forza, senza innescare una guerra civile. L’Unione Europea, con la presidente della Commissione von der Leyen, ha salutato l’accordo come “un passo cruciale per evitare l’escalation”, mentre l’Italia, per voce del ministro degli Esteri Tajani, si è detta pronta a svolgere un ruolo nella ricostruzione e nel consolidamento istituzionale del Paese dei Cedri, d’intesa con la Francia. Gli Emirati Arabi Uniti hanno definito l’intesa un passo positivo per la stabilità regionale.

Il Libano è stato trascinato nel conflitto regionale il 2 marzo scorso, quando Hezbollah ha lanciato razzi contro Israele per vendicare l’uccisione della Guida suprema iraniana Ali Khamenei in raid americano-israeliani. La risposta israeliana, con bombardamenti aerei e un’invasione di terra, ha causato oltre 4.200 morti e più di un milione di sfollati, secondo le autorità libanesi. I precedenti cessate il fuoco, compreso quello del 17 aprile, sono falliti. Il nuovo quadro, pur riducendo la violenza, non l’ha fermata: l’esercito israeliano ha confermato di aver ucciso sette miliziani di Hezbollah venerdì, e nuovi raid sono seguiti alla firma. I prossimi passi prevedono la definizione dell’annesso di sicurezza, rimasto riservato, e l’avvio delle zone pilota, ma la distanza tra le posizioni di Beirut, Gerusalemme e la galassia sciita rende il percorso irto di ostacoli.

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Il leader di Hezbollah bolla l'intesa quadro tra Stati Uniti, Israele e Libano come un grave passo falso che cede sovranità e legittima l'occupazione. Il movimento considera l'accordo nullo e insiste sull'applicazione del memorandum d'intesa tra Iran e Stati Uniti, accusando Beirut di minare gli interessi nazionali.

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Il capo di Hezbollah respinge l'accordo Israele-Libano e chiede il ritiro completo delle forze israeliane, segnalando che il gruppo non intende disarmarsi. La dichiarazione viene letta come una minaccia al fragile processo diplomatico e un rifiuto della normalizzazione, alimentando i timori per la sicurezza.

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sabato 27 giugno 2026

Hezbollah respinge l’accordo Israele-Libano firmato a Washington: ‘Umiliante e nullo’

Il leader Naim Qassem definisce l’intesa una resa della sovranità, mentre Israele condiziona il ritiro al disarmo del gruppo sciita.

Venerdì 26 giugno, a Washington, Israele, Libano e Stati Uniti hanno firmato un accordo quadro trilaterale volto a porre fine a decenni di ostilità e ai combattimenti nel sud del Libano. Il testo, reso pubblico dal Dipartimento di Stato, prevede un processo graduale e reciproco: le Forze armate libanesi assumeranno il controllo effettivo del territorio, a partire da due “zone pilota”, in attesa del disarmo verificato dei gruppi armati non statali, in primo luogo Hezbollah. A meno di ventiquattr’ore dalla firma, il leader del movimento sciita, Naim Qassem, ha dichiarato l’intesa “nulla e priva di effetti”, definendola “umiliante, vergognosa e una rinuncia alla sovranità”. Nelle stesse ore, un drone israeliano ha colpito la zona di Nabatieh, nel sud del Libano, uccidendo almeno una persona: secondo fonti militari israeliane, l’attacco mirava a eliminare una minaccia per le proprie truppe.

Da Gerusalemme, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha rivendicato l’accordo come “storico” e “un colpo all’Iran e a Hezbollah”, ribadendo che le forze israeliane resteranno nella fascia di sicurezza di circa dieci chilometri all’interno del territorio libanese finché il gruppo non sarà disarmato. Il ministro della Difesa Katz ha aggiunto che ai civili sfollati non sarà consentito rientrare nell’area occupata. Sul fronte libanese, il presidente Joseph Aoun ha parlato di “primo passo” verso il ripristino della piena sovranità, mentre il presidente del Parlamento Nabih Berri, alleato di Hezbollah, ha messo in guardia contro il rischio di conflitti interni. Da Teheran, dove si segue con attenzione l’evoluzione del dossier, si insiste affinché qualsiasi intesa sulla guerra mediorientale includa il Libano, e Qassem ha invocato l’applicazione del memorandum d’intesa firmato la scorsa settimana tra Stati Uniti e Iran, che a suo dire garantirebbe l’integrità territoriale libanese.

Il nodo centrale dell’accordo è il legame esplicito tra il ritiro israeliano e il disarmo di Hezbollah, una condizione che il movimento considera una linea rossa invalicabile. Secondo analisti europei, la tenuta dell’intesa dipenderà in larga misura dalla capacità di Washington e dei partner arabi di offrire al governo libanese risorse e sostegno politico sufficienti a imporre il monopolio statale della forza, senza innescare una guerra civile. L’Unione Europea, con la presidente della Commissione von der Leyen, ha salutato l’accordo come “un passo cruciale per evitare l’escalation”, mentre l’Italia, per voce del ministro degli Esteri Tajani, si è detta pronta a svolgere un ruolo nella ricostruzione e nel consolidamento istituzionale del Paese dei Cedri, d’intesa con la Francia. Gli Emirati Arabi Uniti hanno definito l’intesa un passo positivo per la stabilità regionale.

Il Libano è stato trascinato nel conflitto regionale il 2 marzo scorso, quando Hezbollah ha lanciato razzi contro Israele per vendicare l’uccisione della Guida suprema iraniana Ali Khamenei in raid americano-israeliani. La risposta israeliana, con bombardamenti aerei e un’invasione di terra, ha causato oltre 4.200 morti e più di un milione di sfollati, secondo le autorità libanesi. I precedenti cessate il fuoco, compreso quello del 17 aprile, sono falliti. Il nuovo quadro, pur riducendo la violenza, non l’ha fermata: l’esercito israeliano ha confermato di aver ucciso sette miliziani di Hezbollah venerdì, e nuovi raid sono seguiti alla firma. I prossimi passi prevedono la definizione dell’annesso di sicurezza, rimasto riservato, e l’avvio delle zone pilota, ma la distanza tra le posizioni di Beirut, Gerusalemme e la galassia sciita rende il percorso irto di ostacoli.

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