
Hegseth lancia la NATO 3.0: difesa europea in prima linea, gli USA riducono le truppe
Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth chiede agli alleati di guidare la sicurezza continentale mentre Washington avvia un immediato ridimensionamento della presenza militare in Europa.
Il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha tracciato una linea netta davanti ai ministri della Difesa della NATO riuniti a Bruxelles: l’alleanza deve trasformarsi in una «NATO 3.0», un’organizzazione militare dura, capace di deterrenza reale, ma con gli europei saldamente alla guida della propria sicurezza. L’amministrazione americana, ha ribadito Hegseth, non intende più garantire automaticamente la fornitura di navi da guerra e aerei in caso di attacco a un alleato, segnando un arretramento strategico che scuote le fondamenta della difesa collettiva. L’obiettivo dichiarato è spingere le capitali europee e Ottawa ad assumersi oneri finanziari e operativi finora sostenuti in larga parte da Washington.
La conferma più concreta del disimpegno è arrivata dallo stesso segretario generale Mark Rutte, che ha annunciato un ridimensionamento «immediato» della presenza militare americana sul continente. Fonti vicine al vertice riferiscono che la decisione, già nota ai comandi alleati, risponde a una logica di razionalizzazione delle risorse statunitensi, sempre più orientate verso altri teatri. Rutte ha tuttavia assicurato che Hegseth resta «un grande amico della NATO», pur pretendendo che i bilanci della difesa europei e canadesi si allineino finalmente a quelli americani. Il punto di riferimento è l’impegno sottoscritto al vertice dell’Aia, dove i membri dell’alleanza hanno concordato di puntare a una spesa militare pari al 5 per cento del PIL.
La pressione su Roma e sulle altre capitali europee è destinata a crescere. L’Italia, che storicamente fatica a raggiungere anche la soglia del 2 per cento, si trova ora di fronte a un orizzonte di investimenti ben più ambizioso, in un contesto di finanza pubblica già teso. Secondo analisti del Nord Europa, la richiesta americana rischia di acuire le divisioni interne all’Unione, mentre da Bruxelles si osserva che il negoziato sulla governance della nuova NATO sarà centrale nel prossimo vertice di Ankara, in programma a luglio. In quell’occasione i leader dovranno verificare i progressi verso gli obiettivi di spesa e definire il perimetro della «NATO 3.0» immaginata da Hegseth.
La svolta imprime un’accelerazione al dibattito sull’autonomia strategica europea. Se da un lato l’alleanza atlantica si prepara a diventare più esigente e militarmente credibile, dall’altro il progressivo ritiro americano solleva interrogativi sulla tenuta del legame transatlantico in uno scenario di crisi. La scommessa di Washington è che un’Europa più responsabile della propria difesa rafforzi, anziché indebolire, la coesione dell’alleanza. Ma la transizione, avvertono osservatori da Mosca, sarà osservata con attenzione anche da chi potrebbe voler mettere alla prova la nuova architettura di sicurezza.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il segretario generale della NATO minimizza i tagli militari statunitensi, affermando che la riduzione di truppe e mezzi non avrà un impatto immediato, poiché non riguarda le attuali dislocazioni. L'alleanza si sta adattando, ma i cambiamenti sono presentati come un aggiustamento di routine, non un ritiro improvviso.
Il segretario generale della NATO Rutte ha confermato che gli Stati Uniti inizieranno immediatamente a ridurre il numero di truppe in Europa, spiegando che l'America non può sprecare le sue risorse. L'alleanza era a conoscenza di questi piani e, sebbene Rutte speri che gli USA facciano il massimo in caso di guerra, la mossa segnala un chiaro arretramento americano dagli impegni precedenti.
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