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Scienza e Salutevenerdì 19 giugno 2026

L’Australia conferma il primo caso di aviaria H5: il virus ora su tutti i continenti

Il ceppo altamente patogeno rilevato in uno stercorario antartico in Australia Occidentale; nessun focolaio nel pollame, ma alta preoccupazione per la fauna selvatica.

L’Australia ha perso il suo status di ultimo continente libero dal virus H5 dell’influenza aviaria ad alta patogenicità. Un esemplare di stercorario antartico (brown skua) trovato morente il 14 giugno su una spiaggia remota del Cape Le Grand National Park, nell’Australia Occidentale, è risultato positivo al ceppo H5N1, con conferma arrivata dai laboratori dell’agenzia scientifica nazionale. Un secondo uccello migratore, una procellaria gigante (giant petrel), è in attesa di verifica dopo un test preliminare positivo. Al momento non si registrano mortalità di massa né contagi negli allevamenti avicoli, ma il dato cambia la mappa globale del patogeno: il virus ha ormai raggiunto tutte le masse continentali.

La via d’ingresso è quella già osservata in altre regioni del pianeta: uccelli migratori sub-antartici che, spinti fuori rotta da condizioni di salute compromesse, trasportano il virus lungo le coste. Il ceppo H5, circolante da decenni nell’emisfero settentrionale, ha mostrato negli ultimi anni una capacità inedita di abbattere non solo popolazioni di volatili selvatici e da cortile, ma anche mammiferi marini e terrestri. In Sud America, dopo l’arrivo nel 2022, ha ucciso oltre 30.000 leoni marini, 17.000 cuccioli di elefante marino e almeno 650.000 uccelli nativi. La stessa dinamica si è manifestata su un territorio esterno australiano: sull’isola sub-antartica di Heard, il virus ha decimato quasi l’80 per cento dei piccoli di elefante marino, con oltre 13.000 decessi stimati.

Per Canberra la notizia è definita “sobering but not unexpected”. Il ministro dell’Agricoltura Julie Collins ha convocato una task force nazionale e ricordato che il governo aveva già stanziato 113 milioni di dollari australiani per la preparazione, con squadre dedicate alla rimozione rapida delle carcasse e misure per impedire il contatto tra avicoli e uccelli selvatici. Le organizzazioni ambientaliste australiane, dall’Invasive Species Council a BirdLife Australia, avvertono che un focolaio potrebbe rappresentare “uno dei più grandi disastri per la fauna selvatica mai affrontati” dal Paese, con specie endemiche mai esposte al virus – come il cigno nero, già mostratosi vulnerabile in cattività nell’emisfero nord – a rischio di collasso. L’ottica europea e nordamericana, dove il virus è endemico da anni, conferma la difficoltà di eradicazione una volta che il patogeno si insedia nelle popolazioni selvatiche.

La priorità immediata è la sorveglianza estesa lungo l’intera costa australiana per accertare che non vi siano altri focolai silenti. Il settore avicolo, in particolare gli allevamenti all’aperto, potrebbe essere soggetto a ordini di confinamento. Le autorità sanitarie ribadiscono che il rischio per l’uomo resta basso: i casi umani registrati nel mondo sono rari e legati a contatti stretti con animali infetti, senza evidenza di trasmissione interumana. Il prossimo passaggio chiave sarà l’esito della riunione dei responsabili statali e territoriali della sanità animale, da cui dipenderà l’eventuale inasprimento delle misure di biosicurezza e il piano di protezione delle specie più esposte.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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L'Australia ha confermato il primo caso continentale di influenza aviaria H5, un virus letale che ora ha raggiunto ogni continente. L'uccello marino infetto è stato trovato in una zona remota dell'Australia occidentale, e le autorità sono in allerta. L'evento pone fine allo status di continente libero dal virus, sollevando preoccupazioni per un possibile contagio al pollame e alla fauna selvatica.

Stampa europea continentale/ mediterranea
pragmatismodistacco

Un primo caso di influenza aviaria H5 è stato rilevato sul continente australiano, ma le autorità rassicurano che non ci sono segni di mortalità di massa né infezioni nel pollame. Il ministro ha sottolineato che la situazione è sotto controllo e non rappresenta una minaccia immediata per l'agricoltura.

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venerdì 19 giugno 2026

L’Australia conferma il primo caso di aviaria H5: il virus ora su tutti i continenti

Il ceppo altamente patogeno rilevato in uno stercorario antartico in Australia Occidentale; nessun focolaio nel pollame, ma alta preoccupazione per la fauna selvatica.

L’Australia ha perso il suo status di ultimo continente libero dal virus H5 dell’influenza aviaria ad alta patogenicità. Un esemplare di stercorario antartico (brown skua) trovato morente il 14 giugno su una spiaggia remota del Cape Le Grand National Park, nell’Australia Occidentale, è risultato positivo al ceppo H5N1, con conferma arrivata dai laboratori dell’agenzia scientifica nazionale. Un secondo uccello migratore, una procellaria gigante (giant petrel), è in attesa di verifica dopo un test preliminare positivo. Al momento non si registrano mortalità di massa né contagi negli allevamenti avicoli, ma il dato cambia la mappa globale del patogeno: il virus ha ormai raggiunto tutte le masse continentali.

La via d’ingresso è quella già osservata in altre regioni del pianeta: uccelli migratori sub-antartici che, spinti fuori rotta da condizioni di salute compromesse, trasportano il virus lungo le coste. Il ceppo H5, circolante da decenni nell’emisfero settentrionale, ha mostrato negli ultimi anni una capacità inedita di abbattere non solo popolazioni di volatili selvatici e da cortile, ma anche mammiferi marini e terrestri. In Sud America, dopo l’arrivo nel 2022, ha ucciso oltre 30.000 leoni marini, 17.000 cuccioli di elefante marino e almeno 650.000 uccelli nativi. La stessa dinamica si è manifestata su un territorio esterno australiano: sull’isola sub-antartica di Heard, il virus ha decimato quasi l’80 per cento dei piccoli di elefante marino, con oltre 13.000 decessi stimati.

Per Canberra la notizia è definita “sobering but not unexpected”. Il ministro dell’Agricoltura Julie Collins ha convocato una task force nazionale e ricordato che il governo aveva già stanziato 113 milioni di dollari australiani per la preparazione, con squadre dedicate alla rimozione rapida delle carcasse e misure per impedire il contatto tra avicoli e uccelli selvatici. Le organizzazioni ambientaliste australiane, dall’Invasive Species Council a BirdLife Australia, avvertono che un focolaio potrebbe rappresentare “uno dei più grandi disastri per la fauna selvatica mai affrontati” dal Paese, con specie endemiche mai esposte al virus – come il cigno nero, già mostratosi vulnerabile in cattività nell’emisfero nord – a rischio di collasso. L’ottica europea e nordamericana, dove il virus è endemico da anni, conferma la difficoltà di eradicazione una volta che il patogeno si insedia nelle popolazioni selvatiche.

La priorità immediata è la sorveglianza estesa lungo l’intera costa australiana per accertare che non vi siano altri focolai silenti. Il settore avicolo, in particolare gli allevamenti all’aperto, potrebbe essere soggetto a ordini di confinamento. Le autorità sanitarie ribadiscono che il rischio per l’uomo resta basso: i casi umani registrati nel mondo sono rari e legati a contatti stretti con animali infetti, senza evidenza di trasmissione interumana. Il prossimo passaggio chiave sarà l’esito della riunione dei responsabili statali e territoriali della sanità animale, da cui dipenderà l’eventuale inasprimento delle misure di biosicurezza e il piano di protezione delle specie più esposte.

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L'Australia ha confermato il primo caso continentale di influenza aviaria H5, un virus letale che ora ha raggiunto ogni continente. L'uccello marino infetto è stato trovato in una zona remota dell'Australia occidentale, e le autorità sono in allerta. L'evento pone fine allo status di continente libero dal virus, sollevando preoccupazioni per un possibile contagio al pollame e alla fauna selvatica.

Stampa europea continentale/ mediterranea
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Un primo caso di influenza aviaria H5 è stato rilevato sul continente australiano, ma le autorità rassicurano che non ci sono segni di mortalità di massa né infezioni nel pollame. Il ministro ha sottolineato che la situazione è sotto controllo e non rappresenta una minaccia immediata per l'agricoltura.

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