
Guadalajara, la notte in cui l’Uruguay si gioca tutto e l’Argentina osserva
Con la Celeste obbligata a vincere contro la Spagna per evitare l’eliminazione, il Gruppo H definisce l’avversario dell’Albiceleste nei sedicesimi di finale.
La terza giornata del Gruppo H accende i riflettori su Guadalajara, dove Uruguay e Spagna si contendono non solo la sopravvivenza nel torneo ma anche il diritto di scegliersi – o evitarsi – il prossimo avversario. In palio c’è il primo posto del girone e, di riflesso, l’identità della squadra che incrocerà l’Argentina di Lionel Scaloni nei sedicesimi di finale. Mentre allo stadio Chivas va in scena il duello tra due campioni del mondo, a Houston Cabo Verde e Arabia Saudita giocano un’altra partita decisiva, capace di ridisegnare la classifica e il tabellone a eliminazione diretta.
L’Uruguay di Marcelo Bielsa arriva all’appuntamento con due punti e l’obbligo di vincere. I pareggi contro Arabia Saudita e la sorprendente Cabo Verde hanno trasformato una squadra costruita per ambizioni alte in una formazione con l’acqua alla gola. Secondo gli analisti sudamericani, la Celeste paga una mancanza di contundencia offensiva che neppure la qualità di Federico Valverde a centrocampo e la fisicità di Darwin Núñez sono riuscite a mascherare. Bielsa si è assunto pubblicamente la responsabilità degli errori di organizzazione, mentre la stampa di Montevideo sottolinea come la sua intensità caratteristica non abbia ancora trovato sbocchi in fase realizzativa. Di fronte c’è una Spagna che, nell’ottica della critica iberica, ha ritrovato smalto dopo il passo falso iniziale con Cabo Verde. Il 4-0 rifilato all’Arabia Saudita ha restituito fluidità al possesso palla e ha confermato la solidità della coppia centrale Cubarsí-Laporte, con Unai Simón ancora imbattuto. Il tecnico Luis de la Fuente ha arretrato Pedri per dare ordine alla manovra, e l’inserimento di Lamine Yamal e Dani Olmo ha acceso la fase offensiva. Alla Roja basta un pareggio per blindare il primo posto, ma l’atteggiamento mostrato in Messico – dove i tifosi locali hanno accolto la squadra con sombreri e maschere da lucha libre – lascia intendere che cercherà il successo pieno.
A Houston, intanto, si consuma un’altra storia. Cabo Verde, all’esordio assoluto in un Mondiale, è l’unica squadra imbattuta del torneo a non essere ancora qualificata. I due punti strappati a Spagna e Uruguay hanno dell’incredibile per una selezione che, secondo gli osservatori africani, ha costruito la propria resistenza su un’organizzazione difensiva ferrea guidata dal centrale Pico Lopes. Contro l’Arabia Saudita, obbligata a vincere per sperare nel passaggio del turno come seconda o tra le migliori terze, gli isolani si giocano la possibilità di scrivere una pagina storica. Una vittoria, unita a un passo falso dell’Uruguay, potrebbe addirittura regalare il secondo posto e un incrocio con l’Argentina.
Proprio l’Albiceleste segue ogni sviluppo con attenzione. Se la Spagna mantenesse il comando del girone, l’avversaria di Messi e compagni sarebbe la seconda classificata, verosimilmente l’Uruguay o, a sorpresa, proprio Cabo Verde. Un trionfo uruguaiano, invece, ribalterebbe la geografia del tabellone: la Celeste scavalcherebbe la Roja e costringerebbe l’Argentina a un eventuale incrocio con gli iberici soltanto in una fase più avanzata. L’intreccio di risultati possibili trasforma le due partite in un meccanismo di orologeria che terrà col fiato sospeso anche il pubblico sudamericano. Al fischio finale di Guadalajara e Houston, l’Argentina conoscerà il proprio destino immediato e il Mondiale 2026 avrà un nuovo tassello nella griglia dei sedicesimi.
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