
Ghana, il muro di Asare e la notte di Filadelfia: spareggio Mondiale contro la Croazia
Dopo lo 0-0 con l'Inghilterra, le Black Stars si giocano l'accesso agli ottavi in un match che vale una generazione, tra promesse milionarie e l'orgoglio di un continente.
Lo 0-0 strappato all’Inghilterra a Boston ha il sapore di una vittoria per il Ghana, che ora si presenta a Filadelfia con quattro punti e un destino nelle proprie mani. Al Gillette Stadium, la squadra di Carlos Queiroz ha eretto un muro difensivo che ha resistito a diciannove conclusioni avversarie, con il portiere Benjamin Asare – ex bigliettaio d’autobus, oggi eroe nazionale – capace di neutralizzare ogni minaccia, compreso un faccia a faccia con Bukayo Saka. La partita ha confermato la solidità tattica voluta dal tecnico portoghese, che ha chiesto ai suoi di «essere compatti, lottare l’uno per l’altro e soffrire per novanta minuti», ottenendo una risposta corale che ha commosso una nazione intera.
L’approdo a Filadelfia è stato preceduto da una visita ad alto tasso emotivo: una delegazione governativa guidata dall’ambasciatore Victor Smith e dai ministri dello Sport e degli Esteri ha portato ai giocatori il saluto del presidente John Dramani Mahama e la promessa di un «pacchetto speciale» al rientro in patria. L’imprenditore Ibrahim Mahama, dopo aver ammesso di aver smesso di seguire il calcio dal 2010, ha annunciato di voler non solo onorare i cinque milioni di dollari già promessi, ma di aumentarli, aggiungendo un bonus personale «molto migliore di quello dei contribuenti». Un investimento emotivo e finanziario che, secondo gli osservatori africani, potrebbe trasformare questa campagna in un volano per l’intero calcio dell’Africa occidentale.
Sul piano tecnico, il Ghana si interroga sull’approccio da adottare contro la Croazia. L’ex ala Laryea Kingston ha messo in guardia: «Il blocco basso ha funzionato, ma i croati avranno studiato le nostre partite e troveranno soluzioni». Il centrocampista Kwasi Sibo, rivelazione contro gli inglesi, promette invece una mentalità offensiva: «Vogliamo tutti e tre i punti, vogliamo chiudere in testa al girone». Queiroz, dal canto suo, sa che un pareggio basterebbe per la qualificazione, ma la sua esperienza – è il quinto Mondiale consecutivo da allenatore – suggerisce che non si fiderà di calcoli. La Croazia di Zlatko Dalic, reduce da un successo di misura su Panama dopo il ko con l’Inghilterra, è obbligata a vincere per evitare un’eliminazione precoce che avrebbe il sapore del fallimento per una nazionale abituata alle semifinali nelle ultime tre edizioni.
La posta in palio va oltre il semplice passaggio del turno. Per il Ghana, assente dagli ottavi dal 2010 – quando un rigore di Asamoah Gyan si stampò sulla traversa contro l’Uruguay – questa partita rappresenta la possibilità di riscrivere una storia fatta di rimpianti. La presenza di veterani come Jordan Ayew e Thomas Partey, unita all’esplosività di Mohammed Kudus e Antoine Semenyo, offre a Queiroz un arsenale capace di colpire in contropiede. Dall’altra parte, Luka Modrić, alla duecentesima presenza, guiderà un centrocampo che resta di qualità superiore, ma che dovrà fare i conti con la disciplina tattica ghanese.
Sabato sera al Lincoln Financial Field, con calcio d’inizio alle 23:00 ora italiana, il Ghana si gioca tutto. Una vittoria garantirebbe il primo posto nel Gruppo L e un accoppiamento più favorevole agli ottavi; un pareggio basterebbe comunque a staccare il biglietto per la fase a eliminazione diretta. In caso di sconfitta, invece, bisognerà guardare al risultato di Inghilterra-Panama e sperare in una combinazione favorevole. La notte di Filadelfia dirà se il sogno africano potrà continuare.
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Il Ghana si prepara a scrivere la storia: per la prima volta, la squadra può superare la fase a gironi e dimostrare che il calcio africano compete ai massimi livelli.
Enfasi sulla disciplina difensiva e sulla determinazione, creando una narrazione di meritocrazia dove il duro lavoro porta a risultati.
La partita Ghana-Croazia è un normale evento sportivo, senza particolare significato politico o culturale.
Adozione di un tono distaccato e fattuale, analizzando la partita come un gioco di probabilità e statistiche.
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