
La Francia intercetta la petroliera Deliver, nuovo capitolo nella guerra al “flotta ombra” russa
L’abbordaggio al largo della Sicilia è il quinto da settembre e si inserisce in una strategia europea per strangolare i flussi petroliferi che finanziano Mosca, tra accuse di pirateria e rischi ambientali.
Martedì 23 giugno, forze speciali della Marina francese sono salite a bordo della petroliera Deliver mentre transitava in acque internazionali al largo della Sicilia. Il presidente Emmanuel Macron, annunciando l’operazione due giorni dopo, ha motivato l’intervento con la violazione del diritto marittimo e ha collegato la nave al cosiddetto “flotta ombra” con cui la Russia aggira le sanzioni occidentali. La Deliver, lunga 274 metri e battente bandiera camerunense, era partita dal porto baltico di Primorsk con destinazione Singapore; secondo le autorità francesi, la registrazione presentava irregolarità. La nave è stata scortata verso un punto di ancoraggio per ulteriori controlli.
L’azione si inserisce in una campagna coordinata a livello europeo. Da settembre 2025, Parigi ha fermato altre quattro petroliere sospettate di trasportare greggio russo oltre il price cap imposto dal G7: tra queste la Grinch, la Deyna e la Tagor, tutte rilasciate dopo ispezioni e, in alcuni casi, sanzioni milionarie. A metà giugno, il Regno Unito ha intercettato nel Canale della Manica la Smyrtos, anch’essa sotto bandiera camerunense. Secondo gli analisti di Bruxelles, l’Unione Europea ha fornito la cornice giuridica autorizzando gli Stati membri a fermare in Mediterraneo le navi sospette, mentre i pacchetti sanzionari hanno già colpito circa seicento unità. L’obiettivo dichiarato è duplice: ridurre le entrate che finanziano lo sforzo bellico del Cremlino e contenere i rischi ecologici posti da un naviglio vetusto, spesso privo di assicurazioni adeguate.
Dal canto suo, Mosca respinge le accuse e definisce gli abbordaggi atti di “pirateria”. Il presidente Vladimir Putin ha più volte denunciato le intercettazioni come violazioni del diritto internazionale, mentre operatori russi e intermediari commerciali, secondo fonti di mercato, starebbero adattando le rotte e moltiplicando i passaggi di bandiera per eludere i controlli. La Deliver, registrata in Camerun, esemplifica la pratica delle “bandiere di comodo” che rende opaca la proprietà effettiva e complica l’applicazione delle sanzioni.
Al momento, la petroliera resta sotto la custodia della Marina francese in attesa degli esiti delle verifiche. Nei precedenti, le navi sono state rilasciate dopo il pagamento di ammende o la regolarizzazione documentale, ma il governo Macron ha annunciato un inasprimento delle pene pecuniarie e penali per chi naviga senza bandiera valida o rifiuta di ottemperare agli ordini. La partita, dunque, è destinata a intensificarsi: mentre l’Ue prepara nuovi strumenti per colpire la logistica del “flotta ombra”, il braccio di ferro sul diritto del mare rischia di allargare il contenzioso tra Occidente e Russia, con il Mediterraneo centrale – e le coste italiane – sempre più esposti a un traffico navale opaco e potenzialmente pericoloso.
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I media russi presentano il fermo come un'operazione francese basata su accuse non provate, sottolineando che la nave batteva bandiera camerunense e che il legame con Mosca è solo presunto. L'episodio viene inquadrato nell'ennesima pressione occidentale, mentre si ricorda che il diritto marittimo viene usato in modo selettivo contro la Russia.
La stampa continentale europea celebra l'operazione come una prova della determinazione comune contro la flotta ombra russa. L'intercettazione del Deliver viene letta come un segnale che le sanzioni non resteranno lettera morta e che i Paesi UE sono pronti a colpire chi finanzia lo sforzo bellico di Mosca.
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