
Esplosione in un caffè di Damasco: vittime e incertezza sul bilancio
Un ordigno rudimentale è deflagrato in un locale affollato vicino al Palazzo di Giustizia, mentre le autorità siriane indagano senza rivendicazioni immediate.
Un’esplosione ha squarciato il pomeriggio di giovedì 2 luglio un caffè del centro di Damasco, a pochi passi dal Palazzo di Giustizia, nel quartiere di al-Hijaz. Secondo le prime informazioni diffuse dall’agenzia di stampa statale SANA e dal ministero dell’Interno siriano, un ordigno improvvisato sarebbe stato collocato all’interno del locale, affollato di avvocati e cittadini. Le testimonianze raccolte sul posto descrivono una deflagrazione violenta, seguita da scene di panico e dall’arrivo di numerose ambulanze.
I bilanci ufficiali delle vittime restano provvisori e divergono tra le diverse fonti governative. Il ministero della Salute ha inizialmente comunicato il trasporto di 14 feriti negli ospedali al-Mujtahid e della Mezzaluna Rossa, di cui quattro deceduti. In serata, la televisione di Stato e la stessa SANA hanno aggiornato la cifra a sei morti e 22 feriti, mentre il governatore di Damasco, Maher Marwan Idlibi, ha parlato di un bilancio di nove vittime, tra cui sei avvocati. La frammentazione dei dati riflette la difficoltà di consolidare le informazioni in una capitale ancora segnata da una rete di emergenza sotto pressione.
Nessun gruppo ha rivendicato l’attacco nelle ore immediatamente successive. Le forze di sicurezza interne hanno isolato l’area e avviato le indagini, mentre il governatore ha descritto l’ordigno come «di fabbricazione artigianale» e ha promesso che i responsabili saranno puniti. L’episodio si inserisce in una scia di attentati che, dalla caduta del regime di Bashar al-Assad alla fine del 2024, hanno colpito Damasco con frequenza irregolare: lo scorso giugno un attacco suicida in una chiesa del quartiere di al-Dweila aveva causato 25 morti, e a maggio un’autobomba vicino al ministero della Difesa aveva ucciso un soldato.
La deflagrazione è avvenuta mentre il ministro degli Esteri siriano, Asaad al-Shaibani, si trovava a Beirut per firmare un accordo di cooperazione con il Libano, segnale della volontà del governo transitorio guidato da Ahmed al-Sharaa di normalizzare le relazioni regionali. Diverse capitali arabe – tra cui Il Cairo, Amman, Doha e Baghdad – hanno condannato l’attentato, esprimendo solidarietà a Damasco e ribadendo il rifiuto di ogni forma di terrorismo. Per gli osservatori europei, la persistente instabilità siriana continua a rappresentare un fattore di rischio per la sicurezza mediterranea e per i flussi migratori, pur in assenza di minacce dirette immediate.
Le autorità siriane mantengono il riserbo sugli sviluppi investigativi. Il bilancio delle vittime resta provvisorio e suscettibile di ulteriori aggiornamenti, mentre le squadre di soccorso hanno completato le operazioni di evacuazione. La procura generale ha aperto un’inchiesta per accertare la dinamica e identificare i mandanti.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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L'esplosione in un caffè di Damasco viene presentata come l'ennesima tragedia di una popolazione già provata da anni di conflitto. Si sottolinea la morte di civili innocenti e il fallimento delle istituzioni nel garantire sicurezza. Il tono è di condanna implicita verso le forze in campo.
L'attentato viene inquadrato come un atto terroristico orchestrato da Israele e dai suoi alleati per destabilizzare la Siria e indebolire l'asse della resistenza. Si enfatizza la continuità della minaccia sionista e la necessità di una risposta ferma.
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