
Bangladesh, frana su una scuola coranica nel campo Rohingya: almeno cinque vittime
Il crollo di un muro durante le piogge monsoniche ha travolto una madrassa femminile a Cox's Bazar. I soccorritori hanno estratto trenta persone, ma il bilancio resta incerto.
Una parete di fango e detriti ha sepolto nel pomeriggio di mercoledì una scuola islamica femminile all’interno dell’insediamento di Kutupalong, il più grande campo profughi del mondo, nel distretto costiero di Cox’s Bazar, in Bangladesh. Secondo le autorità locali, il crollo – innescato dalle piogge monsoniche che da giorni flagellano la regione – ha sorpreso decine di bambine e adolescenti durante le lezioni. I soccorritori, intervenuti con il supporto di volontari Rohingya e delle forze di polizia armata, hanno estratto vive dalle macerie almeno trenta persone, ma per diverse di loro non c’è stato nulla da fare.
Il bilancio delle vittime resta provvisorio e discordante. Il Commissario per il soccorso e il rimpatrio dei rifugiati, Mohammed Mizanur Rahman, ha parlato in un primo momento di otto decessi – sette studentesse e un’insegnante – su tredici corpi recuperati. Fonti mediche e della protezione civile locale hanno invece confermato nella serata di mercoledì la morte di cinque minorenni, quattro delle quali identificate: Rashida Begum, Unme Nejatul, Unme Salma e Umaisa Bibi, tutte tra i dodici e i tredici anni. Tre ragazze ferite in modo grave sono state ricoverate nell’ospedale Friendship del campo. Non è ancora chiaro quante persone si trovassero all’interno della struttura al momento del disastro; le stime oscillano tra trenta e oltre quaranta, alimentando il timore che possano esserci ancora corpi sotto le macerie.
L’episodio si inserisce in una settimana di maltempo estremo che, da domenica, ha già causato almeno otto vittime tra la popolazione rifugiata in frane precedenti. Oltre un milione di Rohingya, fuggiti dalla repressione militare in Myanmar nel 2017, vivono in ripari di bambù e teloni su pendii disboscati, esposti a un rischio idrogeologico cronico che le allerta meteo e le evacuazioni preventive – già avviate per centinaia di famiglie – faticano a scongiurare. La vulnerabilità di questa minoranza musulmana apolide, privata della cittadinanza birmana, è da anni al centro dell’attenzione delle cancellerie europee e delle agenzie umanitarie internazionali, che tuttavia non sono riuscite a sbloccare un percorso stabile di rimpatrio o integrazione regionale.
Le operazioni di ricerca sono state dichiarate concluse in serata. Resta aperta la verifica dell’esatto numero delle vittime, mentre le piogge torrenziali continuano a cadere su Cox’s Bazar, mantenendo alto il pericolo di nuovi smottamenti.
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa africana subsahariana | 0.00 | neutral |
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.20 | neutral |
Le piogge monsoniche sono l'unica causa; nessuna responsabilità umana è implicata.
Inquadrando costantemente l'evento come una 'frana' causata da 'forti piogge monsoniche', la narrazione sposta l'attenzione dalle infrastrutture precarie del campo e dalla più ampia crisi dei rifugiati.
Il blocco atlantica omette la causa specifica del crollo del muro, il fatto che si trattasse di una madrassa e il coinvolgimento delle squadre di soccorso locali, depoliticizzando così l'evento.
Le piogge monsoniche sono l'unica causa; nessuna responsabilità umana è implicata.
Inquadrando costantemente l'evento come una 'frana' causata da 'forti piogge monsoniche', la narrazione sposta l'attenzione dalle infrastrutture precarie del campo e dalla più ampia crisi dei rifugiati.
Il blocco africana_subsahariana omette la causa specifica del crollo del muro, il fatto che si trattasse di una madrassa e il coinvolgimento delle squadre di soccorso locali, depoliticizzando così l'evento.
Il crollo del muro e l'inadeguatezza delle infrastrutture del campo sono da biasimare; la morte dei bambini è una tragedia prevenibile.
Descrivendo in dettaglio il crollo del muro e le operazioni di soccorso, la narrazione evidenzia la fragilità delle strutture fisiche del campo e l'urgente necessità di migliori misure di sicurezza.
Il blocco indiana_sudasiatica omette l'inquadramento dell'evento come 'frana' causata dalle piogge monsoniche, enfatizzando invece il crollo del muro come causa diretta, il che implica un cedimento strutturale.
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