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Scienza e Salutelunedì 29 giugno 2026

Confermato dopo 40 anni il primo osso di dinosauro antartico: è un titanosauro

La vertebra, raccolta nel 1985 e riesaminata ora, riscrive la presenza dei sauropodi in Antartide e rafforza l’ipotesi di un Gondwana popolato da giganti.

Un frammento di vertebra caudale, prelevato nel 1985 sull’Isola di James Ross e rimasto per quattro decenni in un cassetto del British Antarctic Survey, è stato ufficialmente riconosciuto come il primo osso di dinosauro mai raccolto in Antartide. Lo studio, pubblicato su Acta Palaeontologica Polonica, attribuisce il reperto a un titanosauro, un erbivoro dal collo lungo che visse circa 82 milioni di anni fa, nel Cretaceo Superiore. La conferma trasforma un reperto a lungo trascurato in un tassello chiave per la paleontologia del continente più inaccessibile del pianeta.

Il fossile fu scoperto dal geologo Mike Thomson durante una campagna di mappatura degli strati rocciosi della Penisola Antartica. All’epoca venne catalogato genericamente come resto di un grande rettile marino, e solo la recente analisi morfologica condotta da Mark Evans e Paul Barrett ha permesso di identificarlo con certezza. La vertebra, pur incompleta, mostra caratteri diagnostici degli eutitanosauri, un gruppo già noto in Patagonia. Secondo i ricercatori del Natural History Museum di Londra, la somiglianza con forme sudamericane indica che, quando Antartide, Sudamerica e Australia erano unite nel supercontinente Gondwana, i dinosauri potevano disperdersi attraverso ponti terrestri oggi sommersi.

Il dato si inserisce in un quadro di scoperte che sta ridefinendo la geografia dei grandi rettili mesozoici. In Australia, l’analisi di cinque fossili di teropodi del Cretaceo Inferiore, pubblicata parallelamente, ha rivelato la presenza del più antico megaraptoride conosciuto, risalente a 108-121 milioni di anni fa. La presenza di predatori di sei-sette metri in Victoria suggerisce che questi carnivori abbiano raggiunto l’attuale Australia molto prima di quanto ipotizzato, migrando attraverso l’Antartide. In Patagonia, un ecosistema fossilizzato di circa 70 milioni di anni, portato alla luce in provincia di Río Negro, sta offrendo una finestra eccezionale sulla biodiversità che precede l’estinzione di massa: ossa di dinosauri carnivori ed erbivori, resti vegetali e tracce di fauna minore si accumulano in livelli sedimentari sovrapposti, consentendo di ricostruire la struttura delle comunità preistoriche.

L’insieme di questi ritrovamenti delinea un emisfero australe popolato da faune interconnesse, in cui l’Antartide fungeva da corridoio biologico piuttosto che da barriera. Le autorità argentine hanno già attivato protocolli di protezione per il sito di Río Negro, mentre i paleontologi antartici segnalano che il ritiro dei ghiacci, accelerato dal riscaldamento globale, sta esponendo nuove superfici rocciose. Il prossimo passo concreto sarà l’estensione delle prospezioni nelle aree costiere liberate dai ghiacci, con l’obiettivo di verificare se il primo osso di dinosauro antartico sia davvero, come sospettano i ricercatori, soltanto il primo di una lunga serie.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa russa e CSIStampa latinoamericana
Stampa russa e CSI/ Statale
PragmatismoScetticismo

La scoperta di fossili nell'emisfero australe viene presentata come una conferma delle teorie russe sull'evoluzione, ridimensionando il ruolo dei ritrovamenti occidentali. Si sottolinea l'importanza di una scienza indipendente dalle narrazioni globaliste, con un accento sul contributo dei paleontologi russi.

Stampa latinoamericana/ Mercato
DistaccoPragmatismo

La notizia dei fossili viene relegata a un dettaglio tecnico, senza implicazioni per l'industria o la politica locale. L'enfasi è su come la scienza possa attrarre investimenti turistici e museali, con scarso interesse per le controversie evolutive.

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lunedì 29 giugno 2026

Confermato dopo 40 anni il primo osso di dinosauro antartico: è un titanosauro

La vertebra, raccolta nel 1985 e riesaminata ora, riscrive la presenza dei sauropodi in Antartide e rafforza l’ipotesi di un Gondwana popolato da giganti.

Un frammento di vertebra caudale, prelevato nel 1985 sull’Isola di James Ross e rimasto per quattro decenni in un cassetto del British Antarctic Survey, è stato ufficialmente riconosciuto come il primo osso di dinosauro mai raccolto in Antartide. Lo studio, pubblicato su Acta Palaeontologica Polonica, attribuisce il reperto a un titanosauro, un erbivoro dal collo lungo che visse circa 82 milioni di anni fa, nel Cretaceo Superiore. La conferma trasforma un reperto a lungo trascurato in un tassello chiave per la paleontologia del continente più inaccessibile del pianeta.

Il fossile fu scoperto dal geologo Mike Thomson durante una campagna di mappatura degli strati rocciosi della Penisola Antartica. All’epoca venne catalogato genericamente come resto di un grande rettile marino, e solo la recente analisi morfologica condotta da Mark Evans e Paul Barrett ha permesso di identificarlo con certezza. La vertebra, pur incompleta, mostra caratteri diagnostici degli eutitanosauri, un gruppo già noto in Patagonia. Secondo i ricercatori del Natural History Museum di Londra, la somiglianza con forme sudamericane indica che, quando Antartide, Sudamerica e Australia erano unite nel supercontinente Gondwana, i dinosauri potevano disperdersi attraverso ponti terrestri oggi sommersi.

Il dato si inserisce in un quadro di scoperte che sta ridefinendo la geografia dei grandi rettili mesozoici. In Australia, l’analisi di cinque fossili di teropodi del Cretaceo Inferiore, pubblicata parallelamente, ha rivelato la presenza del più antico megaraptoride conosciuto, risalente a 108-121 milioni di anni fa. La presenza di predatori di sei-sette metri in Victoria suggerisce che questi carnivori abbiano raggiunto l’attuale Australia molto prima di quanto ipotizzato, migrando attraverso l’Antartide. In Patagonia, un ecosistema fossilizzato di circa 70 milioni di anni, portato alla luce in provincia di Río Negro, sta offrendo una finestra eccezionale sulla biodiversità che precede l’estinzione di massa: ossa di dinosauri carnivori ed erbivori, resti vegetali e tracce di fauna minore si accumulano in livelli sedimentari sovrapposti, consentendo di ricostruire la struttura delle comunità preistoriche.

L’insieme di questi ritrovamenti delinea un emisfero australe popolato da faune interconnesse, in cui l’Antartide fungeva da corridoio biologico piuttosto che da barriera. Le autorità argentine hanno già attivato protocolli di protezione per il sito di Río Negro, mentre i paleontologi antartici segnalano che il ritiro dei ghiacci, accelerato dal riscaldamento globale, sta esponendo nuove superfici rocciose. Il prossimo passo concreto sarà l’estensione delle prospezioni nelle aree costiere liberate dai ghiacci, con l’obiettivo di verificare se il primo osso di dinosauro antartico sia davvero, come sospettano i ricercatori, soltanto il primo di una lunga serie.

Divergenza delle fonti

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41%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Favorevole33%
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Stampa russa e CSIStampa latinoamericana
Stampa russa e CSI/ Statale
PragmatismoScetticismo

La scoperta di fossili nell'emisfero australe viene presentata come una conferma delle teorie russe sull'evoluzione, ridimensionando il ruolo dei ritrovamenti occidentali. Si sottolinea l'importanza di una scienza indipendente dalle narrazioni globaliste, con un accento sul contributo dei paleontologi russi.

Stampa latinoamericana/ Mercato
DistaccoPragmatismo

La notizia dei fossili viene relegata a un dettaglio tecnico, senza implicazioni per l'industria o la politica locale. L'enfasi è su come la scienza possa attrarre investimenti turistici e museali, con scarso interesse per le controversie evolutive.

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