
Condanne esemplari in Bahrain: 12 persone in carcere per apologia degli attacchi iraniani
La Corte penale superiore di Manama infligge dieci anni di reclusione a imputati accusati di aver divulgato dati sensibili e falsi scoop sui social durante l'offensiva di Teheran.
Con una raffica di verdetti emessi lunedì, la Grande Corte penale del Bahrain ha condannato dodici persone a dieci anni di carcere, comminando ad alcuni anche una multa di duemila dinari (circa cinquemila euro) e la confisca dei beni sequestrati. Undici procedimenti separati, istruiti dalla Procura generale dopo una segnalazione della polizia informatica, hanno cristallizzato un'unica accusa: «sostegno, incoraggiamento ed esaltazione» degli attacchi iraniani contro il regno, aggravati dalla raccolta e diffusione di dati vitali protetti, dalla fotografia di siti interdetta e dall'immissione nella sfera pubblica di notizie false e di voci capaci di minare il morale della società.
Il contesto è quello di una guerra regionale che da settimane vede coinvolti Stati Uniti, Israele e Iran. Secondo fonti mediorientali, le incursioni iraniane che hanno colpito il Bahrain sono state presentate dagli imputati come atti legittimi, innescando un'ondata di propaganda online. I magistrati arabi del Golfo parlano di «attacchi proditori» e «atti terroristici nefandi», mentre da Teheran l'agenzia ufficiale IRNA e la stampa riformista rigettano le sentenze come «montature» di un alleato di Washington, insinuando che le confessioni siano state estorte. In questa lettura, l'arcipelago diventa un tassello di un più ampio scacchiere in cui il conflitto tra Israele e Iran trascina con sé anche le monarchie del Consiglio di cooperazione, già provate da un dissenso interno che torna puntualmente a infiammarsi a ogni crisi.
La risposta del Bahrain tocca corde sensibili anche in Europa e in Italia. Bruxelles osserva con crescente preoccupazione l'erosione dello spazio del dissenso politico in tutta la regione, un fenomeno che rischia di rafforzare la polarizzazione e di ostacolare i canali diplomatici indispensabili per il cessate il fuoco. Per l'Italia, storicamente dialogante ma anche legata al commercio di armi e alla sicurezza energetica garantita dal Golfo, il verdetto ripropone un dilemma familiare: condannare l'abuso delle leggi anti-terrorismo per reprimere il dissenso senza incrinare i rapporti con Manama, che ospita la base navale di supporto della Quinta flotta statunitense.
Al di là del singolo processo, l'episodio prefigura un'autunno di tensioni, in cui la sovranità digitale torna a essere un campo di battaglia. La diffusione di dati vitali e immagini di siti sensibili suggerisce che le infrastrutture critiche del regno siano diventate un bersaglio non solo fisico ma anche informativo. Gli analisti di Londra e Parigi temono che la moltiplicazione di condanne esemplari possa a sua volta innescare una spirale di rancore tra le giovani generazioni sciite del Bahrain, già emarginate, e offrire a Teheran una leva propagandistica per alimentare ulteriormente l'instabilità lungo la sponda araba del Golfo, con conseguenze imprevedibili per i corridoi marittimi da cui transita il petrolio diretto verso il Mediterraneo.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Un tribunale del Bahrain ha condannato dodici persone a dieci anni di carcere per reati legati al sostegno agli attacchi iraniani e alla diffusione di notizie false. Le autorità giudiziarie precisano che sono state emesse condanne anche per la raccolta di dati sensibili e la violazione del divieto di fotografare siti protetti. La vicenda emerge da segnalazioni di attività online considerate minacciose per la sicurezza pubblica.
La magistratura del Bahrein ha condannato dodici cittadini a dieci anni di carcere con l’accusa di aver sostenuto gli attacchi dell’Iran, una versione che fonti iraniane presentano come strumentale. Le agenzie vicine al regime etichettano le sentenze come infondate e motivate politicamente, insistendo sul fatto che si tratti solo di “presunti” reati. L’episodio viene inquadrato come una repressione contro chi esprime solidarietà alla Repubblica Islamica.
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