
Colombia, vittoria di misura dell’ultradestra: De la Espriella si proclama presidente, la sinistra contesta
Il candidato trumpiano ottiene il 49,7% nel preconteo, ma Cepeda e Petro denunciano irregolarità e impugneranno 33mila seggi in attesa dello scrutinio ufficiale.
Con un margine inferiore al punto percentuale – il più risicato nella storia dei ballottaggi colombiani – l’avvocato e imprenditore Abelardo de la Espriella ha rivendicato la vittoria alle elezioni presidenziali di domenica, dopo che il conteggio preliminare della Registraduría Nacional gli ha assegnato il 49,66% dei voti contro il 48,70% del senatore progressista Iván Cepeda. De la Espriella, che ha già ricevuto le congratulazioni del presidente statunitense Donald Trump e del segretario di Stato Marco Rubio – il quale lo ha definito «presidente eletto» –, ha parlato da Barranquilla promettendo «una nuova era» e garantendo che governerà per tutti i colombiani. Tuttavia, il risultato non è ancora ufficiale: la legge colombiana prevede uno scrutinio formale condotto da giudici e notai, il cosiddetto escrutinio, unico procedimento dotato di valore giuridico per proclamare il vincitore.
La coalizione di sinistra Pacto Histórico, che esprime il presidente uscente Gustavo Petro, ha rifiutato di riconoscere il preconteo. Lo stesso Petro, che già dopo il primo turno aveva sollevato dubbi sul sistema elettorale, ha denunciato «numerose irregolarità», citando presunti moduli E-14 privi di firma dei giurati e un cambio degli indirizzi IP dei server della Registraduría, e ha invitato ad attendere il verdetto dei giudici. Cepeda, dal canto suo, ha annunciato l’impugnazione di circa 33.000 seggi su 122.000, mobilitando migliaia di testimoni e avvocati per il controllo delle schede. Secondo la missione di osservazione elettorale (MOE) e l’autorità elettorale, tuttavia, storicamente lo scarto tra preconteo e scrutinio ufficiale è inferiore allo 0,2%, e un ribaltamento del risultato appare statisticamente improbabile.
La vittoria di De la Espriella – un outsider senza esperienza di governo, con doppia cittadinanza colombiana e statunitense, noto per aver difeso figure controverse come il testaferro venezuelano Alex Saab – sposta la Colombia nettamente a destra e ridisegna la mappa politica latinoamericana, dove sette dei dodici paesi sudamericani sono ora guidati da esecutivi conservatori o ultraliberali. Il presidente eletto ha promesso una politica di «mano dura» contro narcotraffico e guerriglia, ispirata al modello Bukele, la costruzione di dieci mega-carceri, la fine dei negoziati di pace avviati da Petro, il rilancio delle trivellazioni petrolifere e un taglio del 40% della spesa pubblica. Per l’Italia e l’Europa, il cambio di governo a Bogotá potrebbe significare un riallineamento atlantico della Colombia, con un rafforzamento dei legami con Washington e un probabile riavvicinamento a Israele, dopo la rottura decisa da Petro; al contempo, Bruxelles osserva con preoccupazione l’eventuale abbandono degli accordi di pace e il rischio di una nuova spirale di violenza in un paese già primo produttore mondiale di cocaina.
La partecipazione record – oltre 26,3 milioni di votanti, pari al 63,6% del corpo elettorale – testimonia una società profondamente polarizzata, spaccata quasi a metà: all’interno dei confini nazionali il margine di De la Espriella si riduce a poche decine di migliaia di voti, mentre il voto della diaspora colombiana, in particolare negli Stati Uniti, ha allargato il divario. Con il Pacto Histórico che resta il primo partito in Parlamento ma senza maggioranza, il nuovo presidente dovrà cercare compromessi per attuare il suo programma. Lo scrutinio ufficiale è iniziato nella notte e si concluderà nei prossimi giorni; il 7 agosto è previsto il giuramento del nuovo capo dello Stato, che erediterà un paese con un debito pubblico elevato, un sistema sanitario in crisi e una recrudescenza della violenza armata.
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Il ballottaggio è presentato come uno scontro di stili e alleanze internazionali. L'appoggio di Milei a De la Espriella e le accuse di compravendita di voti dominano il racconto, mentre i due candidati offrono visioni opposte su programmi sociali e sicurezza. La copertura sottolinea le implicazioni regionali e il peso di figure straniere.
Il voto è inquadrato principalmente come un referendum sulla sicurezza. Il candidato di destra promette un'offensiva militare contro gruppi armati e narcotraffico, mentre il candidato di sinistra vuole proseguire i negoziati di pace. Il resoconto sottolinea il lungo conflitto interno e la scelta netta che attende il Paese.
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