
CNTE sfida il governo tra Mundial e consulta diretta: la protesta si allarga
Mentre il Mondiale 2026 entra nel vivo, il sindacato dissidente mantiene lo sciopero e libera i caselli autostradali; Sheinbaum annuncia un dialogo scuola per scuola scavalcando i vertici sindacali.
La Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación (CNTE) ha deciso di proseguire lo sciopero nazionale e di intensificare le azioni di pressione, con la liberazione dei caselli di accesso a Città del Messico e in una ventina di Stati, da Oaxaca al Chiapas, da Guerrero a Michoacán. L’assemblea nazionale rappresentativa, riunita nella notte di domenica, ha giudicato insufficienti le proposte del governo federale e ha chiamato a raccolta rinforzi dalle sezioni statali per consolidare il plantón nel Zócalo e i blocchi sulle arterie principali. La mobilitazione, iniziata il primo giugno contro la legge del 2007 sull’ISSSTE e le politiche pensionistiche, si inserisce in un calendario segnato dalla Coppa del Mondo FIFA 2026, che ha spinto le autorità a un delicato equilibrio tra visibilità internazionale e gestione del dissenso.
Sul fronte governativo, la presidente Claudia Sheinbaum ha scelto una doppia risposta: da un lato ha riprovato il presunto broglio nella consulta interna della Sezione 22 di Oaxaca, dove i voti per la continuazione della protesta sarebbero stati gonfiati rispetto a quelli per la sospensione; dall’altro ha annunciato che a partire da agosto il governo federale visiterà ogni scuola del paese per ascoltare direttamente i docenti, scavalcando le «cúpulas» sindacali. La mossa, suggerita da tempo dai suoi collaboratori, punta a rompere il monopolio negoziale dei leader storici della CNTE e a riallacciare un rapporto con la base, anche per evitare il ritorno a un sistema di assegnazione delle cattedre che, ha ricordato Sheinbaum, «portò a molta corruzione».
La tensione ha già modificato l’agenda presidenziale: Sheinbaum ha cancellato un evento pubblico a Zacatecas dopo aver saputo di possibili interruzioni, preferendo una visita a San Luis Potosí dove ha inaugurato campi sportivi e consegnato biglietti per le partite del Mondiale a giovani atleti con sindrome di Down e a squadre femminili, in quello che ha definito «spirito mundialista». Secondo osservatori della capitale, la decisione rivela la volontà di non offrire palcoscenici di conflitto durante il torneo, ma anche la consapevolezza che la protesta magisteriale può condizionare i movimenti della presidenza.
Nelle regioni meridionali, la CNTE mantiene una presa solida: i maestri di Oaxaca, Guerrero e Chiapas hanno presidiato i caselli della México-Cuernavaca e di altre autostrade, lasciando passare gratuitamente i veicoli come gesto di sfida. A Città del Messico, il Centro Storico resta parzialmente paralizzato da quindici giorni di plantón, con deviazioni obbligate su vie come 20 de Noviembre e José María Izazaga. Le forze di sicurezza, professionalizzate sotto la guida di Pablo Vázquez, hanno finora evitato scontri frontali, consentendo un’inaugurazione del Mondiale senza incidenti gravi, ma il rischio di escalation rimane alto, specie dopo il sequestro di esplosivi che alcuni gruppi avrebbero tentato di introdurre nella capitale.
La partita è appena cominciata. Se da Bruxelles si guarda con attenzione alla tenuta sociale di un paese chiave per gli equilibri latinoamericani, da Pechino l’interesse è più legato alla stabilità delle catene produttive. In Messico, la scommessa di Sheinbaum – dialogo diretto, rifiuto della negoziazione con i vertici e pressione morale sulla base – potrebbe disinnescare la protesta o, al contrario, radicalizzarla. Il Mondiale offre una vetrina, ma anche una scadenza: ogni blocco durante le partite rischia di trasformare una vertenza sindacale in una crisi d’immagine globale.
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