
Egitto: scoperta città bizantina e tombe con lingue d’oro, mentre l’IA svela i papiri di Ercolano
Due annunci archeologici dal Cairo rivelano un insediamento del IV secolo e sepolture ellenistiche; intanto, in Italia, l’intelligenza artificiale decifra i rotoli carbonizzati del Vesuvio.
Il ministero del Turismo egiziano ha annunciato due ritrovamenti che puntano a rilanciare l’interesse internazionale verso un Paese in cui il settore, insieme al Canale di Suez, rappresenta una fonte decisiva di valuta estera. A Marina el-Alamein, un centinaio di chilometri a ovest di Alessandria, sono emerse 18 tombe di età greco-romana; nell’oasi di Dakhla, nella provincia del Nuovo Valle, gli archeologi hanno invece riportato alla luce un intero quartiere residenziale bizantino del IV secolo, già inserito nella lista propositiva dell’UNESCO.
L’insediamento di Dakhla mostra una pianificazione regolare, con strade maestre nord-sud tagliate da vie est-ovest che disegnano piazze e aree pubbliche. Al centro sorge una basilica cristiana a tre navate della metà del IV secolo, affiancata da due torri di guardia e da una struttura fortificata con spesse mura. Gli scavi hanno rivelato decine di abitazioni in mattoni dotate di sale di rappresentanza e tetti a volta, tra cui spicca la casa del diacono Tisous, usata come chiesa domestica prima della costruzione della basilica. La vita quotidiana emerge dai forni, dalle cucine e dalle macine per i cereali, mentre quasi duecento óstraka con testi in copto e greco – contratti, lettere, annotazioni commerciali – offrono una rara fotografia dell’organizzazione economica e sociale di una comunità di frontiera sotto l’Impero bizantino. Il quadro cronologico è fissato da monete bronzee con i ritratti degli imperatori e da un gruzzolo di monete d’oro databili al regno di Costanzo II.
A Marina el-Alamein, undici sepolture ipogeiche profonde fino a otto metri si alternano a sette tombe in superficie realizzate in calcare. Tra i reperti, vasi, anfore, lucerne e altari, insieme a un sarcofago di granito di due metri e mezzo con resti scheletrici tuttora in studio e a una piccola sfinge di gesso. L’elemento più caratteristico sono le ventiquattro lamine d’oro – le cosiddette «lingue d’oro» – poste nella bocca dei defunti, pratica funeraria che secondo gli studiosi di Alessandria riflette le credenze greco-romane sulla capacità di parlare nell’aldilà. Il sito, identificato con l’antica Leucaspis, porto attivo tra l’età ellenistica e quella bizantina, raggiunge così oltre quaranta tombe dal suo primo ritrovamento nel 1986.
Parallelamente, un team franco-egiziano del progetto PHAROS ha recuperato nelle acque del porto orientale di Alessandria ventidue blocchi del leggendario Faro, alcuni del peso di ottanta tonnellate. Grazie alla fotogrammetria, i frammenti verranno assemblati virtualmente per ricostruire una delle Sette Meraviglie. Sul fronte europeo, il Vesuvius Challenge sta impiegando l’intelligenza artificiale per leggere, senza schiuderli, i papiri carbonizzati di Ercolano: quarantacinque rotoli sono già stati digitalizzati, e oltre seicento rimangono sigillati. Dati, codici e modelli sono stati aperti alla comunità scientifica, e l’iniziativa ha messo in palio un milione di dollari da assegnare entro il 2025 a chi riuscirà a decifrare per intero uno dei testi ancora muti.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La stampa russa si concentra sulla scoperta di una città bizantina ben conservata del IV secolo nel deserto occidentale, descrivendone le caratteristiche architettoniche e il significato storico. La notizia è presentata come un puro risultato archeologico, senza collegamenti al turismo o a benefici economici.
La stampa del Golfo arabo enfatizza la scoperta di 18 tombe sigillate con amuleti di lingua d'oro e un sarcofago di granito, descrivendola come un ritrovamento raro e prezioso. Sottolinea il numero totale di tombe scoperte dal 1986, inquadrando lo scavo come un successo continuo.
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