
Carney propone una 'terza via' per le medie potenze, accordi con Dublino
Il premier canadese Mark Carney, in visita in Irlanda, rilancia la cooperazione tra paesi medi di fronte al declino dell'ordine post-Guerra Fredda e alla rivalità tra grandi potenze.
Non è più tempo di allinearsi passivamente a Washington né di subire la polarizzazione tra Stati Uniti e Cina. Mark Carney, primo ministro canadese, ha scelto il Trinity College di Dublino per lanciare un appello alle «medie potenze» affinché traccino una «terza via» fondata sulla cooperazione. Davanti a una platea di studenti e diplomatici, ha ricordato che l’Unione Europea e il Canada, messi insieme, vantano una popolazione più che doppia rispetto a quella americana, un prodotto interno lordo di dimensioni analoghe e una spesa per la difesa collettiva che supera quella di Pechino. Numeri che, nell’ottica canadese, dovrebbero tradursi in una nuova capacità di influenza, esercitata non attraverso la competizione per il favore di Washington ma mediante partenariati orizzontali tra democrazie medie.
La visita a Dublino non è rimasta sul piano delle dichiarazioni di principio. Carney e il primo ministro irlandese Micheál Martin hanno annunciato una serie di intese bilaterali in settori strategici come l’intelligenza artificiale, le biotecnologie, i prodotti farmaceutici e la sicurezza alimentare. Le due capitali lavoreranno a strategie complementari sull’IA – l’Irlanda ha pubblicato il suo piano lo scorso inverno, Ottawa lo ha fatto all’inizio del mese – ed estenderanno la collaborazione nelle scienze della vita. Per Bruxelles questi accordi non sono episodici: rappresentano un tassello di un riposizionamento più ampio, in cui il Canada, pur restando uno dei maggiori partner economici degli Stati Uniti, cerca deliberatamente di ancorarsi allo spazio europeo.
Da Tehran lo sguardo è diverso ma converge su una diagnosi comune: la transizione verso un ordine multipolare è già in corso. La stampa iraniana ricorda che già nello scorso mese di dicembre Carney, durante un incontro con il presidente cinese, aveva definito i progressi nella partnership con Pechino «proporzionati all’emergente nuovo ordine mondiale». Nello stesso periodo, l’analista John Mearsheimer osservava pubblicamente che la NATO ha raggiunto un punto morto e che la posizione di Stati Uniti e Israele in Medio Oriente si è indebolita. In questa lettura, la ricerca canadese di una terza via non è un’iniziativa isolata, ma il sintomo del logoramento delle istituzioni post-Guerra Fredda e della volontà di alcuni attori occidentali di anticipare gli scossoni piuttosto che subirli.
Per l’Italia e per l’Europa, il messaggio di Carney arriva in prossimità del vertice G7 e pone interrogativi concreti. La prospettiva di un’asse consolidata tra Ottawa e il continente europeo, fondata su interessi industriali e tecnologici condivisi, potrebbe offrire un contrappeso alle pressioni commerciali americane e alla penetrazione cinese nei settori emergenti. Non si tratta di costruire un blocco antagonista, quanto di attrezzarsi per un mondo in cui la prevedibilità dell’ombrello statunitense non è più garantita. In questo senso, la «terza via» tratteggiata a Dublino potrebbe trasformarsi da formula evocativa a laboratorio di una governance globale più distribuita, dove le medie potenze smettono di essere semplici spettatrici della rivalità altrui.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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A Dublino Carney esorta le potenze medie a tracciare insieme un percorso autonomo invece di contendersi i favori degli Stati Uniti. Sottolinea il peso congiunto di Canada e UE per popolazione, economia e spesa militare, in vista del G7.
La visita in Irlanda si è conclusa con accordi bilaterali su intelligenza artificiale, farmaceutica, biotecnologie e sicurezza alimentare. I due leader hanno parlato di relazione già florida da rafforzare, senza accennare a terze vie o distanze dagli Stati Uniti.
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