
Caldo record in Europa: tra frenata sul Green Deal e richieste di pause obbligatorie per i lavoratori
Mentre i ministri dell’Ambiente UE si riuniscono in Lussemburgo con temperature roventi, alcuni Paesi chiedono di rallentare le norme sulle emissioni auto e i sindacati invocano tutele legali contro lo stress termico.
L’ondata di calore che sta avvolgendo l’Europa occidentale, con picchi superiori ai 40 gradi e allarmi per la salute pubblica, ha fatto da drammatica cornice al vertice dei ministri dell’Ambiente dell’Unione a Lussemburgo. Mentre il termometro segnava già 29 gradi al mattino, il dibattito politico ha preso una direzione inattesa: diversi Stati membri, anziché invocare un’accelerazione della transizione ecologica, hanno chiesto un allentamento delle misure climatiche già approvate, in particolare sul fronte dell’industria automobilistica.
La spinta a rivedere le regole sulle emissioni zero per auto e furgoni nuovi a partire dal 2035 è arrivata con forza da Paesi come Italia, Repubblica Ceca e Slovacchia. La linea sostenuta dai rappresentanti di questi governi mette in primo piano la difesa di un settore che vale l’8% del PIL europeo e dà lavoro a 13,5 milioni di persone, chiedendo un migliore equilibrio tra obiettivi climatici e realtà socioeconomica. Sul fronte opposto, la Svezia, per voce della ministra Romina Pourmokhtari, ha bollato ogni frenata come un autogol per la competitività europea e un danno diretto per le imprese del Nord. Lo scontro si estende anche al sistema di scambio delle quote di emissione (ETS): diversi Paesi dell’Est premono per più assegnazioni gratuite all’industria pesante o addirittura per lo smantellamento del meccanismo, paventando una perdita di consenso popolare se i costi diventeranno insostenibili.
Parallelamente, la canicola ha riacceso il dibattito sulla protezione dei lavoratori. La Confederazione Europea dei Sindacati (CES), che rappresenta 45 milioni di iscritti in 42 Paesi, ha lanciato un appello alla Commissione perché introduca un diritto legale a “pause di raffrescamento” retribuite durante le ondate di calore estremo. Prendendo spunto dagli hydration break di tre minuti adottati dalla FIFA durante i Mondiali di calcio, i sindacati chiedono tutele ben più estese per operai edili, braccianti agricoli e autisti. I dati citati dalla CES indicano un aumento del rischio di infortuni sul lavoro fino al 7% sopra i 30 gradi e fino al 15% oltre i 38 gradi, con un incremento dei decessi legati al caldo del 42% nell’UE dal 2000 a oggi.
La Commissione europea, per ora, ha fissato solo standard minimi di salute e sicurezza, lasciando agli Stati membri la definizione di norme specifiche. Sul fronte del caldo, Bruxelles si è limitata a raccomandazioni non vincolanti che incoraggiano i datori di lavoro a concedere pause flessibili. Il commissario al Clima Wopke Hoekstra, dal canto suo, ha interpretato la temperatura esterna come un argomento a favore di una maggiore ambizione, ma la tensione tra le urgenze sociali immediate e la tenuta del Green Deal è destinata ad acuirsi. Il prossimo banco di prova sarà l’aggiornamento del sistema ETS previsto per luglio, quando si misurerà la reale volontà politica di tenere assieme transizione ecologica e coesione sociale.
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Mentre un'ondata di caldo record colpisce l'Europa, i ministri dell'ambiente dell'UE si riuniscono in Lussemburgo, con alcuni Stati membri che chiedono di ridurre gli sforzi per il clima. I sindacati europei reclamano pause di raffreddamento obbligatorie e retribuite per i lavoratori, citando un aumento del 42% delle morti sul lavoro legate al caldo dal 2000. La tensione tra urgenza climatica e resistenza politica è palpabile, mentre i sindacati indicano le pause idriche dei Mondiali come modello da seguire.
I sindacati europei chiedono pause di raffreddamento obbligatorie per i lavoratori durante le ondate di caldo estremo, tracciando un parallelo con le pause di idratazione utilizzate ai Mondiali di calcio. La richiesta mette in luce l'impatto crescente del caldo sulla sicurezza del lavoro in Europa, una regione che in passato aveva criticato gli Stati del Golfo per condizioni simili. La proposta viene presentata come una misura pratica e di buon senso, non come una dichiarazione politica.
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