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Drone colpisce bus di bambini bielorussi in Russia: Minsk convoca Kiev, ma le versioni si scontrano

L'attacco a un autobus con una squadra di calcio giovanile bielorussa nella regione di Bryansk scatena una crisi diplomatica tra Minsk e Kiev, mentre Mosca accusa l'Occidente e Lukashenko invita i cittadini a restare a casa.

La mattina del 17 giugno, un drone ha centrato un autobus a due piani che percorreva la strada tra Bryansk e Novozybkov, nella Russia occidentale. A bordo viaggiavano 44 persone, in maggioranza bambini e adolescenti di una scuola calcio di Rechitsa, in Bielorussia, diretti verso una vacanza-studio a Gelendzhik, sul Mar Nero. L'impatto ha ucciso una donna che accompagnava la squadra – era incinta, hanno poi rivelato i parenti – e ha ferito almeno sette persone, tra cui un bambino ricoverato in condizioni critiche e sottoposto a ventilazione meccanica. Sia la Russia sia la Bielorussia hanno aperto immediatamente inchieste per terrorismo, mentre i soccorritori russi e bielorussi hanno stabilizzato i feriti e deciso il trasferimento negli ospedali di Minsk e Gomel.

Sul fronte diplomatico, la reazione di Minsk è stata rapida ma misurata. Il ministero degli Esteri bielorusso ha convocato l'incaricato d'affari ucraino Ivan Novitsky e gli ha consegnato una nota di protesta, chiedendo spiegazioni esaurienti e un'indagine immediata. Su iniziativa bielorussa, il 19 giugno si riunirà a Minsk in sessione straordinaria il Consiglio dei rappresentanti permanenti della CSI, per discutere quello che l'organizzazione definisce un «atto di terrorismo contro civili bielorussi». Da Mosca, il presidente della Duma Vjacheslav Volodin ha allargato l'accusa all'Occidente collettivo, reo di fornire armi e intelligence a Kiev senza mai condannare le vittime civili. Kiev, attraverso la SBU, ha respinto ogni addebito, definendo l'attacco una «provocazione dei servizi speciali russi» e citando un documento interno che escluderebbe la presenza di droni ucraini nella zona. Una divergenza di narrative che trasforma l'episodio in un caso da manuale di guerra ibrida.

Aleksandr Lukashenko ha scelto una linea di cautela che rivela la delicata posizione del suo paese. Pur affermando che il drone era «di fabbricazione ucraina», il presidente bielorusso ha evitato accuse dirette a Kiev, parlando di «provocazione» e di «violazione degli accordi», e ha aggiunto: «Non abbiamo fretta di trarre conclusioni». Ha anche riferito che gli ucraini avrebbero comunicato a Minsk che il velivolo non apparteneva alle forze armate di Kiev, perché «chiunque può comprare un drone del genere». Questa ambiguità è coerente con la strategia di un regime che ospita truppe russe sul proprio territorio ma teme di essere risucchiato nel conflitto aperto. Al tempo stesso, Lukashenko ha descritto il confine meridionale con l'Ucraina come «in fiamme come non mai», giustificando il rafforzamento della presenza militare.

Sul piano interno, il leader bielorusso ha reagito con un giro di vite. Ha ordinato di vietare i viaggi all'estero di gruppi di minori senza autorizzazione e supervisione statale, invitando i genitori a «stare a casa» in un paese «tranquillo e silenzioso». Il messaggio è duplice: proteggere i cittadini da un conflitto che bussa alle porte, ma anche serrare il controllo su una società già sottoposta a una stretta repressiva. I feriti sono stati riportati in patria per le cure, con Lukashenko che ha ringraziato la Russia per l'aiuto ma ha rivendicato l'autosufficienza sanitaria: «Dobbiamo curare i nostri figli da soli».

Per l'Europa, e per l'Italia che segue con apprensione ogni allargamento del conflitto, l'attacco al bus dei ragazzi bielorussi è un campanello d'allarme. Indipendentemente dall'attribuzione della responsabilità, l'episodio mostra come la guerra in Ucraina generi onde d'urto sempre più imprevedibili, colpendo civili di paesi terzi e innescando crisi diplomatiche a catena. La riunione straordinaria della CSI rischia di produrre una condanna unanime che avrà scarso effetto pratico, mentre la verità fattuale resta prigioniera delle opposte propagande. La cautela di Lukashenko suggerisce che Minsk cercherà di usare l'accaduto per compattare il fronte interno e legittimare la militarizzazione, senza però varcare la soglia del coinvolgimento diretto. Una linea di equilibrio precario, che l'Italia e i partner europei dovranno osservare con attenzione, perché da essa dipende in parte la tenuta del fianco settentrionale della crisi ucraina.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 2 lingue

41%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa russa e CSIStampa europea continentale
Stampa russa e CSI/ stato
indignazionevittimismoallarme

Russia e Bielorussia denunciano un attacco terroristico ucraino con drone contro un autobus che trasportava 44 passeggeri, tra cui 28 bambini bielorussi, nella regione di Brjansk. Minsk ha convocato d'urgenza i rappresentanti permanenti della CSI, consegnato una nota di protesta all'incaricato d'affari ucraino e chiesto una condanna internazionale. L'episodio viene descritto come una provocazione deliberata per trascinare la Bielorussia nel conflitto, mentre i leader accusano l'Occidente di complicità armando Kiev.

Stampa europea continentale/ est_europea
scetticismodistacco

L'Ucraina nega ogni coinvolgimento nell'attacco al bus con la squadra giovanile bielorussa, mentre il leader autoritario Lukashenko parla di provocazione per trascinare Minsk nella guerra. I resoconti sottolineano che l'incidente è avvenuto in territorio russo e che le versioni ufficiali di Mosca e Minsk sono accolte con scetticismo. La vicenda si inserisce in un clima di accuse reciproche, senza verifiche indipendenti.

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giovedì 18 giugno 2026

Drone colpisce bus di bambini bielorussi in Russia: Minsk convoca Kiev, ma le versioni si scontrano

L'attacco a un autobus con una squadra di calcio giovanile bielorussa nella regione di Bryansk scatena una crisi diplomatica tra Minsk e Kiev, mentre Mosca accusa l'Occidente e Lukashenko invita i cittadini a restare a casa.

La mattina del 17 giugno, un drone ha centrato un autobus a due piani che percorreva la strada tra Bryansk e Novozybkov, nella Russia occidentale. A bordo viaggiavano 44 persone, in maggioranza bambini e adolescenti di una scuola calcio di Rechitsa, in Bielorussia, diretti verso una vacanza-studio a Gelendzhik, sul Mar Nero. L'impatto ha ucciso una donna che accompagnava la squadra – era incinta, hanno poi rivelato i parenti – e ha ferito almeno sette persone, tra cui un bambino ricoverato in condizioni critiche e sottoposto a ventilazione meccanica. Sia la Russia sia la Bielorussia hanno aperto immediatamente inchieste per terrorismo, mentre i soccorritori russi e bielorussi hanno stabilizzato i feriti e deciso il trasferimento negli ospedali di Minsk e Gomel.

Sul fronte diplomatico, la reazione di Minsk è stata rapida ma misurata. Il ministero degli Esteri bielorusso ha convocato l'incaricato d'affari ucraino Ivan Novitsky e gli ha consegnato una nota di protesta, chiedendo spiegazioni esaurienti e un'indagine immediata. Su iniziativa bielorussa, il 19 giugno si riunirà a Minsk in sessione straordinaria il Consiglio dei rappresentanti permanenti della CSI, per discutere quello che l'organizzazione definisce un «atto di terrorismo contro civili bielorussi». Da Mosca, il presidente della Duma Vjacheslav Volodin ha allargato l'accusa all'Occidente collettivo, reo di fornire armi e intelligence a Kiev senza mai condannare le vittime civili. Kiev, attraverso la SBU, ha respinto ogni addebito, definendo l'attacco una «provocazione dei servizi speciali russi» e citando un documento interno che escluderebbe la presenza di droni ucraini nella zona. Una divergenza di narrative che trasforma l'episodio in un caso da manuale di guerra ibrida.

Aleksandr Lukashenko ha scelto una linea di cautela che rivela la delicata posizione del suo paese. Pur affermando che il drone era «di fabbricazione ucraina», il presidente bielorusso ha evitato accuse dirette a Kiev, parlando di «provocazione» e di «violazione degli accordi», e ha aggiunto: «Non abbiamo fretta di trarre conclusioni». Ha anche riferito che gli ucraini avrebbero comunicato a Minsk che il velivolo non apparteneva alle forze armate di Kiev, perché «chiunque può comprare un drone del genere». Questa ambiguità è coerente con la strategia di un regime che ospita truppe russe sul proprio territorio ma teme di essere risucchiato nel conflitto aperto. Al tempo stesso, Lukashenko ha descritto il confine meridionale con l'Ucraina come «in fiamme come non mai», giustificando il rafforzamento della presenza militare.

Sul piano interno, il leader bielorusso ha reagito con un giro di vite. Ha ordinato di vietare i viaggi all'estero di gruppi di minori senza autorizzazione e supervisione statale, invitando i genitori a «stare a casa» in un paese «tranquillo e silenzioso». Il messaggio è duplice: proteggere i cittadini da un conflitto che bussa alle porte, ma anche serrare il controllo su una società già sottoposta a una stretta repressiva. I feriti sono stati riportati in patria per le cure, con Lukashenko che ha ringraziato la Russia per l'aiuto ma ha rivendicato l'autosufficienza sanitaria: «Dobbiamo curare i nostri figli da soli».

Per l'Europa, e per l'Italia che segue con apprensione ogni allargamento del conflitto, l'attacco al bus dei ragazzi bielorussi è un campanello d'allarme. Indipendentemente dall'attribuzione della responsabilità, l'episodio mostra come la guerra in Ucraina generi onde d'urto sempre più imprevedibili, colpendo civili di paesi terzi e innescando crisi diplomatiche a catena. La riunione straordinaria della CSI rischia di produrre una condanna unanime che avrà scarso effetto pratico, mentre la verità fattuale resta prigioniera delle opposte propagande. La cautela di Lukashenko suggerisce che Minsk cercherà di usare l'accaduto per compattare il fronte interno e legittimare la militarizzazione, senza però varcare la soglia del coinvolgimento diretto. Una linea di equilibrio precario, che l'Italia e i partner europei dovranno osservare con attenzione, perché da essa dipende in parte la tenuta del fianco settentrionale della crisi ucraina.

Divergenza delle fonti

Difesa e sicurezza · 10 testate · 2 lingue

41%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Neutrale29%
Critico71%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 2 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa russa e CSIStampa europea continentale
Stampa russa e CSI/ stato
indignazionevittimismoallarme

Russia e Bielorussia denunciano un attacco terroristico ucraino con drone contro un autobus che trasportava 44 passeggeri, tra cui 28 bambini bielorussi, nella regione di Brjansk. Minsk ha convocato d'urgenza i rappresentanti permanenti della CSI, consegnato una nota di protesta all'incaricato d'affari ucraino e chiesto una condanna internazionale. L'episodio viene descritto come una provocazione deliberata per trascinare la Bielorussia nel conflitto, mentre i leader accusano l'Occidente di complicità armando Kiev.

Stampa europea continentale/ est_europea
scetticismodistacco

L'Ucraina nega ogni coinvolgimento nell'attacco al bus con la squadra giovanile bielorussa, mentre il leader autoritario Lukashenko parla di provocazione per trascinare Minsk nella guerra. I resoconti sottolineano che l'incidente è avvenuto in territorio russo e che le versioni ufficiali di Mosca e Minsk sono accolte con scetticismo. La vicenda si inserisce in un clima di accuse reciproche, senza verifiche indipendenti.

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