
Esercitazioni in Polonia per la coalizione dei volenterosi, mentre Bulgaria e Germania si defilano
Le prime manovre militari della coalizione a guida franco-britannica si terranno in autunno, ma il formato registra defezioni e rifiuti di partecipazione diretta.
La Polonia ospiterà in settembre le prime esercitazioni militari della «coalizione dei volenterosi», l’iniziativa lanciata nella primavera del 2025 da Regno Unito e Francia per preparare una missione di garanzia della sicurezza in Ucraina dopo un eventuale cessate il fuoco con la Russia. Lo ha confermato il primo ministro polacco Donald Tusk, precisando che alle manovre parteciperanno reparti britannici e francesi. Secondo Tusk, l’obiettivo è «preparare l’intera coalizione a fornire reali garanzie di sicurezza» per l’Ucraina e per la regione, in un contesto in cui Varsavia ritiene improbabile un accordo di pace prima dell’inverno e si attende un’escalation russa.
L’annuncio arriva mentre il formato registra segnali di frammentazione. Il primo ministro bulgaro Rumen Radew ha dichiarato che la Bulgaria non parteciperà più alla coalizione, motivando la scelta con il rifiuto di «prolungare il conflitto con mezzi militari» e indicando in una «forte missione diplomatica» l’unica via per porre fine all’escalation. Fonti del governo italiano hanno fatto sapere che l’Italia non invierà truppe in Ucraina, pur restando disponibile a iniziative di monitoraggio e addestramento al di fuori del territorio ucraino. La Germania, secondo quanto riferito dall’agenzia DPA, ha declinato l’invito a partecipare alle esercitazioni in Polonia, adducendo la natura «ridotta» e «di comando» delle manovre. Anche la Repubblica Ceca e la Slovacchia, secondo dichiarazioni dei rispettivi leader, avrebbero espresso riserve sull’invio di fondi e armi a Kiev.
La coalizione, che riunisce oltre trenta Paesi in gran parte europei ma anche Australia, Giappone e Canada, era stata concepita come strumento per discutere garanzie di sicurezza e l’eventuale dispiegamento di forze multinazionali. Tuttavia, diversi membri hanno finora escluso un impegno diretto di propri militari sul terreno, preferendo contributi logistici, finanziari o di potenziamento della difesa aerea ucraina. Analisti come Greg Simons, professore all’Università Internazionale Daffodil di Dacca, leggono nelle defezioni un sintomo di «crescente percezione del rischio» e di un «facciata di diplomazia militare» che maschera divisioni politiche ed economiche interne all’Europa.
La Russia ha ripetutamente qualificato qualsiasi presenza di truppe straniere in Ucraina come una minaccia alla propria sicurezza e un obiettivo militare legittimo, respingendo l’idea stessa di una forza di interposizione. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha definito la coalizione una «coalizione di istigatori di guerra», accusandola di perseguire il prolungamento del conflitto. Sul fronte diplomatico, il formato resta in evoluzione: dopo il vertice di Parigi del 13 luglio, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato l’adesione di Moldavia e Macedonia del Nord, portando il numero dei partecipanti a trentasei. Le prossime esercitazioni sono previste in Turchia e Romania, con un coinvolgimento complessivo stimato in circa millecinquecento militari.
| Stampa russa e CSI | +0.60 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.10 | neutral |
La Russia riproietta la propria visione di un Occidente in crisi, presentando le defezioni come prova del fallimento della strategia bellica.
Si selezionano le dichiarazioni di politici europei dissenzienti e si omettono le reazioni di altri paesi che restano impegnati, creando l'impressione di un crollo generalizzato.
Viene omesso il fatto che l'Italia ha comunque offerto supporto per il monitoraggio e l'addestramento fuori dall'Ucraina, e che la Bulgaria ha dichiarato di continuare ad aiutare l'Ucraina 'nei limiti delle sue possibilità'.
L'Europa universalizza le defezioni come scelte politiche legittime, senza attribuirle a un crollo dell'alleanza.
Si citano le dichiarazioni ufficiali senza aggiungere commenti di parte, normalizzando la divergenza come parte del dibattito democratico.
Viene omesso il commento russo che interpreta l'evento come una vittoria, e non si menziona la reazione di altri paesi della coalizione.
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