
Bruxelles accusa Meta: «design addictivo» su Instagram e Facebook, rischio multa miliardaria
La Commissione europea contesta lo scroll infinito, l’autoplay e gli algoritmi di raccomandazione: violano il Digital Services Act e mettono a rischio minori e adulti vulnerabili.
La Commissione europea ha comunicato a Meta conclusioni preliminari che ravvisano una violazione del Digital Services Act (DSA) a causa del «design addictivo» di Instagram e Facebook. Secondo Bruxelles, funzionalità come lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica dei video, le notifiche push e i sistemi di raccomandazione iper-personalizzati non sono state oggetto di un’adeguata valutazione dei rischi per la salute fisica e mentale degli utenti, in particolare minori e adulti vulnerabili. L’esecutivo comunitario chiede a Meta di disattivare per impostazione predefinita lo scroll infinito e l’autoplay, di introdurre pause efficaci per il tempo di schermo e di rendere il sistema di raccomandazione meno orientato a massimizzare il coinvolgimento. In caso di mancato adeguamento, la società guidata da Mark Zuckerberg rischia una sanzione fino al 6% del fatturato annuo globale, che sulla base dei ricavi 2025 potrebbe superare i dodici miliardi di dollari.
La posizione di Meta, espressa da un portavoce, contesta le conclusioni preliminari sostenendo che «non tengono adeguatamente conto delle misure significative adottate per proteggere gli adolescenti». L’azienda cita in particolare i Teen Accounts, introdotti dopo l’avvio dell’indagine nel maggio 2024, che consentono ai genitori di bloccare l’accesso notturno a Instagram e di limitare il tempo di utilizzo giornaliero a quindici minuti. Bruxelles replica tuttavia che gli strumenti di gestione del tempo, compresi quelli attivati automaticamente per i minori, possono essere facilmente disattivati e non producono una riduzione significativa dell’uso, mentre i controlli parentali richiedono competenze tecniche e tempo che molti genitori non possiedono. La Commissione contesta inoltre a Meta di aver ignorato i dati disponibili sul tempo che i minori trascorrono sulle piattaforme durante le ore notturne e su come formati come Reel e Storie possano favorire un utilizzo compulsivo.
L’iniziativa si inserisce in un’offensiva regolatoria più ampia che Bruxelles sta conducendo nei confronti delle grandi piattaforme digitali. A febbraio la Commissione aveva rivolto accuse analoghe a TikTok per il suo design potenzialmente addictivo, e un’indagine separata esamina i cosiddetti «effetti tana del coniglio» generati dagli algoritmi di raccomandazione di Facebook e Instagram. Sul fronte statunitense, un tribunale di Los Angeles ha condannato Meta e Google a risarcire sei milioni di dollari a una giovane donna per la natura addictiva delle piattaforme, mentre procuratori generali di ventinove Stati americani hanno avviato cause simili. In Europa, la pressione politica si intensifica: la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha incaricato un gruppo di esperti di formulare raccomandazioni su come proteggere i minori online, e Paesi come la Francia spingono per divieti a livello comunitario sull’accesso ai social per i minori di sedici anni, sulla scia della legge australiana.
Al momento le conclusioni della Commissione hanno carattere preliminare: Meta ha ora la possibilità di esaminare i documenti del fascicolo, presentare le proprie controdeduzioni per iscritto e avviare un dialogo con le autorità europee per concordare eventuali impegni correttivi. Se il negoziato non porterà a modifiche ritenute sufficienti, Bruxelles potrà adottare una decisione di non conformità e comminare la multa. L’esito di questo procedimento è destinato a influenzare non solo il modello di business delle piattaforme – fondato sulla massimizzazione del tempo di permanenza e quindi della raccolta pubblicitaria – ma anche il quadro giuridico entro cui si muoveranno le altre grandi aziende tecnologiche attive nel mercato unico europeo, Italia compresa.
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa africana subsahariana | −0.20 | neutral |
| Stampa europea continentale | −0.50 | critical |
L'Unione Europea agisce come regolatore che fa rispettare il Digital Services Act, chiedendo conformità a Meta. Il tono è neutro, presentando la posizione dell'UE come una questione di legge, non di emozione.
Inquadrando l'azione dell'UE come una richiesta regolatoria diretta senza linguaggio drammatico, il resoconto normalizza l'autorità dell'UE e presenta la questione come una questione tecnica di conformità piuttosto che una crisi morale.
Il resoconto atlantica omette la minaccia di multe pesanti e l'attenzione alla protezione di bambini e adulti vulnerabili, che sono evidenziati in altri blocchi.
L'Unione Europea avverte Meta con una multa pesante, posizionandosi come protettrice degli utenti, specialmente dei bambini. Il resoconto adotta la prospettiva dell'UE, enfatizzando la necessità di conformità per evitare punizioni finanziarie.
Menziando esplicitamente la multa pesante e la protezione dei gruppi vulnerabili, il resoconto crea un senso di urgenza e imperativo morale, rendendo la richiesta dell'UE sia ragionevole che necessaria.
Il resoconto africana_subsahariana omette il quadro giuridico dettagliato del Digital Services Act e le accuse specifiche, concentrandosi invece sulla minaccia di multe e sulla protezione dei bambini, il che può semplificare eccessivamente il processo normativo.
La Commissione europea accusa Meta di progettare piattaforme che creano dipendenza, usando il linguaggio della crisi sanitaria pubblica. Il resoconto si schiera con l'UE, ritraendo Meta come un attore negligente che deve essere fermato.
Paragonando il design a droghe pesanti e usando termini come 'violazione' e 'dipendenza', il resoconto amplifica l'indignazione morale e inquadra la questione come una seria minaccia al benessere, rendendo l'azione regolatoria urgente e giustificata.
Il resoconto europea_continentale omette qualsiasi menzione delle potenziali controargomentazioni di Meta o dei dettagli tecnici del Digital Services Act, concentrandosi invece sull'impatto emotivo e sul ruolo protettivo dell'UE.
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