
Brasile, rope jump fatale: negata la libertà agli istruttori che lanciarono la 21enne senza corda
Maria Eduarda Rodrigues de Freitas è morta dopo un lancio da 40 metri dal Ponte do Esqueleto a Limeira; i tre arrestati sono accusati di omicidio con dolo eventuale. Le autorità federali brasiliane hanno avviato il blocco permanente dell’accesso al viadotto.
Lo scorso sabato, a Limeira, nello Stato di San Paolo, una giovane di 21 anni, Maria Eduarda Rodrigues de Freitas, è morta dopo essere stata lanciata da un ponte ferroviario abbandonato senza la corda di sicurezza, durante un’attività di rope jump. Tre istruttori della società ‘Entre Cordas’ – Maicon Fernandes Cintra, Luis Felipe Feliciano Egoroff e Vitor de Freitas Gonçalves – sono stati arrestati in flagranza mentre tentavano di allontanarsi dal luogo della tragedia.
Secondo la polizia civile di San Paolo, la vittima, giunta appositamente da Jandira, era la diciassettesima persona a saltare quel giorno. Due istruttori l’hanno sollevata per il lancio ‘aereo’, ma il moschettone dell’imbracatura non era agganciato ad alcuna fune; la corda di sicurezza è rimasta inutilizzata sul ponte. La caduta libera da circa 40 metri ha provocato la morte sul colpo. I tre sono accusati di omicidio con dolo eventuale – figura che nel diritto brasiliano sanziona chi accetta il rischio letale di una condotta pericolosa – e si trovano in custodia cautelare. Giovedì 18 il Tribunale di San Paolo ha negato un habeas corpus per Cintra ed Egoroff, citando il pericolo di reiterazione del reato, la tentata fuga e la sparizione di alcune telecamere che avrebbero potuto documentare l’accaduto.
L’inchiesta, il cui termine è stato prorogato, presenta ancora nodi aperti. Durante gli interrogatori, Egoroff ha dichiarato di non ricordare nulla dopo essersi sporto dal bordo, mentre Gonçalves ha parlato di ‘fatalità’. La difesa sostiene che si tratti di omicidio colposo, senza intenzione. Intanto, come riportato da organi di informazione brasiliani e italiani, sono emersi filmati precedenti in cui gli stessi istruttori eseguivano salti dal medesimo ponte con bambini aggrappati a loro, sollevando interrogativi sulle procedure di sicurezza adottate in passato.
Il Ponte do Esqueleto, un viadotto ferroviario dismesso da decenni, era noto come luogo di facile accesso per sport estremi. Dopo l’incidente, la Secretaria do Patrimônio da União, con le prefetture di Limeira e Cordeirópolis, ha installato barriere, cartelli e fossati per impedire l’ingresso, e ha annunciato un progetto per una barriera fisica permanente, che potrebbe includere la rimozione della struttura. Il governo dello Stato di San Paolo e il Pubblico Ministero hanno discusso la creazione di una task force con polizia militare, civile e vigili del fuoco per prevenire nuovi casi. Sul piano mediatico, il video della caduta è stato condiviso massicciamente sui social network, alimentando un dibattito – ripreso anche dalla stampa tedesca – sulla spettacolarizzazione della morte e sulla crescente ricerca di esperienze estreme, in una disciplina, il rope jumping (diversa dal bungee jumping per l’uso di corde statiche), già segnata dalla morte del suo pioniere Dan Osman nel 1998.
Al momento i tre istruttori restano detenuti; la difesa di Cintra ed Egoroff valuta un eventuale ricorso contro il diniego dell’habeas corpus, mentre il terzo indagato ha una rappresentanza legale separata. L’inchiesta prosegue per chiarire le responsabilità individuali e la catena dei controlli omessi.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La giustizia di San Paolo ha negato la libertà provvisoria a due istruttori arrestati per la morte di una giovane durante un salto con corda, ritenendo che la scarcerazione potrebbe comportare il rischio di nuovi reati e ostacolare le indagini. La difesa valuta un eventuale ricorso. Il terzo indagato non ha partecipato a questa richiesta di habeas corpus.
Invece del lutto, il video dell'incidente mortale è stato ampiamente condiviso, trasformando la tragedia in spettacolo. Il commento lamenta una società desensibilizzata alla morte, dove le persone perdono se stesse per compiacere gli altri, e dove una tragedia scivola nella successiva senza riflessione.
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