
Mondiali 2026: il Brasile frena all’esordio, Ancelotti chiede pazienza
Un pareggio per 1-1 contro il Marocco scatena critiche in Sudamerica, mentre l’Africa celebra l’ennesima prova di forza dei Leoni dell’Atlante.
L’esordio del Brasile ai Mondiali 2026 è stato tutto fuorché trionfale. Al MetLife Stadium di East Rutherford, davanti a oltre 80.000 spettatori, la Seleção è stata imbrigliata da un Marocco aggressivo e ben organizzato, che è passato in vantaggio al 21’ con un lob di Ismael Saibari nato da un’indecisione difensiva. La reazione verdeoro è arrivata undici minuti dopo grazie a una prodezza individuale di Vinícius Júnior, ma il pareggio per 1-1 non ha mascherato i limiti mostrati dalla squadra di Carlo Ancelotti, apparsa troppo a lungo contratta e priva di idee.
Negli spogliatoi e sui media brasiliani si è subito levato un coro di critiche. Secondo le analisi sudamericane, la prestazione è stata «più preoccupante del risultato», con una prima frazione dominata dagli africani che ha fatto riaffiorare vecchi fantasmi: un Brasile fragile, nervoso, incapace di imporre il proprio tasso tecnico. Ancelotti, al suo primo match sulla panchina di una nazionale a un Mondiale, ha ammesso che «i giocatori erano in ansia, i nervi a fior di pelle», chiedendo pazienza e ricordando che «la Coppa del Mondo non si vince alla prima partita». Eppure, da San Paolo a Rio, il pentastellato ct italiano — già leggenda per i cinque trionfi in Champions League — è finito sul banco degli imputati, con l’accusa di non aver ancora plasmato un’identità di gioco all’altezza del talento a disposizione.
Se il Brasile mastica amaro, il Marocco brinda a un risultato che conferma il cambio di passo del calcio africano. Da Rabat e Casablanca, la lettura è orgogliosa: dopo l’epica semifinale del 2022, i Leoni dell’Atlas non sono più una semplice sorpresa, ma una realtà consolidata capace di competere con le superpotenze. Il giovane Ayyoub Bouaddi, diciottenne centrocampista di qualità, ha incantato dettando i ritmi e oscurando i più blasonati dirimpettai. «Non è più un’impresa, è una conferma», sintetizza la stampa marocchina, sottolineando come la squadra abbia imposto il proprio gioco per ampi tratti, mostrando una maturità tattica da grande del calcio globale.
Con questo pari, il gruppo C assume contorni incerti. La Scozia, vittoriosa per 1-0 su Haiti, guida con 3 punti, mentre brasiliani e marocchini restano a quota uno. Il prossimo turno vedrà il Brasile affrontare Haiti, un impegno sulla carta abbordabile ma reso già decisivo dalla necessità di vincere per non complicare il cammino. Secondo gli osservatori europei, Ancelotti dovrà trovare rapidamente rimedi alla fragilità mentale e agli scompensi tattici, altrimenti il sogno del sesto titolo potrebbe trasformarsi in un incubo precoce.
Dal Qatar all’Arabia Saudita, il Mondiale allargato a 48 squadre sta regalando sorprese e riequilibri impensabili. L’Europa guarda con attenzione alla tenuta delle favorite storiche, mentre da Pechino a Nuova Delhi si celebra la globalizzazione del calcio. Per Ancelotti, abituato a gestire lo stress dei club, la sfida è doppia: vincere e convincere una nazione che vive il pallone come religione. La strada è lunga, ma il primo passo è stato un inciampo che fa già rumore.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La stampa europea dipinge il pareggio del Brasile come un esordio deludente sotto Ancelotti, evidenziando disordine tattico e nervosismo. Sottolineano che un Mondiale non si vince alla prima partita, ma la prestazione solleva dubbi sulle possibilità del Brasile.
La stampa araba del Levante e del Maghreb celebra la forte prestazione del Marocco contro i cinque volte campioni, inquadrando il pareggio come prova del nuovo status dei Leoni dell'Atlante sulla scena mondiale. C'è un senso di orgoglio, anche se un po' di rammarico per le occasioni mancate per la vittoria.
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