
Brasile, il debito pubblico sale all’81,1% del Pil: è il massimo da cinque anni
La spesa per interessi tocca l’8,48% del Pil, livello più alto dal 2016, mentre il deficit primario supera le attese e la Russia riduce il proprio debito estero.
Il debito pubblico lordo del Brasile ha raggiunto l’81,1% del prodotto interno lordo a maggio, in aumento di 0,9 punti percentuali rispetto ad aprile e oltre le previsioni degli economisti che lo attendevano al 80,7%. Si tratta del livello più elevato dall’ottobre 2022, o, secondo altre rilevazioni, dal maggio 2021, quando si attestava all’81,4%. A spingere l’indicatore sono stati soprattutto i pagamenti per interessi sul debito, che nel solo mese di maggio hanno sfiorato i 108 miliardi di real, portando l’onere complessivo su base annua all’8,48% del Pil, il valore più alto dal febbraio 2016, epoca di una grave recessione.
Il settore pubblico consolidato ha registrato un deficit primario di 56,1 miliardi di real, superiore ai 53,5 miliardi attesi. Il governo centrale ha contribuito con un disavanzo di 55,2 miliardi, mentre gli enti regionali hanno chiuso in rosso per 1,2 miliardi e le imprese statali hanno realizzato un modesto attivo. L’accumulo dei dodici mesi porta il disavanzo primario all’1,14% del Pil, ben lontano dall’obiettivo fiscale di un deficit dello 0,25% per l’anno in corso. La dinamica è aggravata dal tasso Selic al 14,25%, che gonfia la spesa per interessi e rende più oneroso il finanziamento del debito.
Secondo la metodologia del Fondo monetario internazionale, che include anche i titoli detenuti dalla banca centrale, il debito lordo brasiliano sale al 94,3% del Pil, un valore che distanzia nettamente il Paese dalla media del 77,2% prevista per le economie emergenti nel 2026. Questo scarto, osservano gli analisti di San Paolo, mantiene elevati i premi al rischio richiesti dagli investitori internazionali, alimentando un circolo vizioso tra deficit, tassi e debito. Il deficit nominale, che somma al primario la spesa per interessi, ha toccato il 9,62% del Pil su base annua, per un totale di 1,26 trilioni di real.
In un quadro globale di pressioni fiscali, la Russia mostra una tendenza opposta: secondo la banca centrale di Mosca, il debito estero è sceso a 299,1 miliardi di dollari al primo aprile 2026, in calo di 7,7 miliardi nel primo trimestre, riflettendo il limitato accesso ai mercati internazionali. Per il Brasile, il prossimo banco di prova sarà la capacità dell’esecutivo di contenere il deficit primario entro la soglia dello 0,25% del Pil, in un contesto di tassi ancora elevati e di una spesa per interessi che ha superato per la prima volta i mille miliardi di real in dodici mesi.
| Stampa latinoamericana | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | −0.20 | neutral |
Il debito brasiliano è un campanello d'allarme che impone privatizzazioni e tagli immediati; il governo esitante è il problema.
Si costruisce una gerarchia di minacce: il debito come pericolo imminente, la privatizzazione come unica via d'uscita, delegittimando ogni alternativa.
Viene omesso il contesto globale di tassi d'interesse in aumento che colpiscono tutti i paesi emergenti, isolando la responsabilità sul governo brasiliano.
Il debito brasiliano dimostra il fallimento del modello occidentale; la Russia, con le sue politiche prudenti, è un esempio di stabilità.
Si crea una simmetria implicita: il debito brasiliano è specchio delle debolezze occidentali, mentre la Russia viene contrapposta come alternativa virtuosa, senza citare i propri dati.
Viene omesso il fatto che la Russia stessa ha un debito pubblico molto basso ma a causa di sanzioni e isolamento finanziario, non per scelte virtuose; il confronto è selettivo.
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