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Blake Lively ottiene le spese legali, ma non il risarcimento: la resa dei conti con Justin Baldoni

Un giudice federale riconosce all'attrice il rimborso delle spese processuali, respingendo però la richiesta di danni punitivi nella causa per diffamazione nata sul set di 'It Ends With Us'.

La lunga e aspra controversia giudiziaria tra Blake Lively e Justin Baldoni si avvia a una conclusione dagli equilibri delicati, con entrambe le parti che rivendicano una vittoria parziale. Il giudice federale Lewis Liman ha stabilito che l’attrice ha diritto al recupero delle spese legali sostenute per difendersi dalla controquerela per diffamazione intentata dal regista e attore — una causa poi archiviata — ma ha negato la richiesta di danni aggiuntivi, compresi i danni punitivi e la triplicazione dell’importo. La decisione, attesa da mesi, segna l’epilogo di uno scontro che aveva travalicato i confini del set per diventare un caso mediatico globale.

La vicenda affonda le radici nella travagliata produzione del film ‘It Ends With Us’ (2024), tratto dal romanzo di Colleen Hoover. Lively denunciò pubblicamente Baldoni per molestie sessuali e ritorsioni, accusandolo di aver orchestrato una campagna denigratoria ai suoi danni. Baldoni rispose con una controcausa per diffamazione, sostenendo che le accuse erano infondate e miravano a distruggerne la carriera. Il giudice Liman, applicando una legge californiana che protegge chi segnala comportamenti scorretti in ambito sessuale da azioni legali ritorsive, ha ritenuto che la difesa di Baldoni non avesse dimostrato il dolo necessario per procedere, aprendo così la strada al rimborso delle spese per Lively. Al contempo, la corte ha respinto la richiesta di ulteriori compensazioni, sottolineando come molte delle pretese risarcitorie originarie dell’attrice fossero già state archiviate.

La lettura del verdetto varia sensibilmente secondo l’angolazione geografica. Negli Stati Uniti, gli analisti legali osservano come la sentenza rafforzi gli strumenti di protezione per le vittime di abusi nel mondo dello spettacolo, pur fissando limiti precisi all’estensione dei risarcimenti. L’avvocato di Baldoni, Bryan Freedman, ha interpretato l’esito come un fallimento sostanziale per Lively, ricordando che su tredici capi d’accusa iniziali, dieci sono stati respinti e che la richiesta di oltre trecento milioni di dollari è stata in larga parte disattesa. Dal Brasile, dove il caso ha avuto ampia eco mediatica, si evidenzia come la disputa finanziaria rappresentasse l’ultimo tassello aperto di un conflitto ormai in via di definizione, confermando l’assenza di un’indennità morale aggiuntiva.

Per l’Europa e l’Italia, la vicenda offre uno spaccato su come il sistema giudiziario americano tenti di bilanciare la libertà di denuncia con la tutela dalla diffamazione. Sebbene il caso non abbia implicazioni dirette sul nostro ordinamento, le cronache giudiziarie di Los Angeles alimentano il dibattito sulle garanzie per chi segnala molestie nei luoghi di lavoro, un tema sempre più centrale anche nei tribunali e nei contratti collettivi europei. La risonanza del caso potrebbe accelerare l’adozione di misure analoghe in ambito cinematografico e televisivo, dove le dinamiche di potere rimangono spesso opache.

La battaglia legale è tecnicamente agli sgoccioli, ma la guerra d’immagine è destinata a proseguire. Mentre gli avvocati di Lively lasciano intendere che vi siano altre strade percorribili per ottenere danni, Baldoni rivendica una reputazione restaurata. Resta il fatto che questa vicenda, con le sue ambiguità, condizionerà il futuro professionale di entrambi e offrirà un precedente su quanto possa costare, in termini processuali e personali, portare uno scontro nato sul set fino alle aule di tribunale.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 2 lingue

50%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa del Golfo araboStampa latinoamericana
Stampa del Golfo arabo
pragmatismodistacco

Entrambe le parti rivendicano una vittoria parziale mentre la battaglia legale continua sulle spese. Il tribunale ha riconosciuto a Blake Lively i costi legali ma ha negato ulteriori danni, lasciando la controversia irrisolta.

Stampa latinoamericana
scetticismopragmatismo

Blake Lively non riceverà alcun risarcimento danni da Justin Baldoni, ma la sua squadra dovrà coprire le spese legali. La decisione segna un nuovo capitolo nell'estesa battaglia giudiziaria che coinvolge accuse di diffamazione, molestie sessuali e ritorsioni.

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sabato 13 giugno 2026

Blake Lively ottiene le spese legali, ma non il risarcimento: la resa dei conti con Justin Baldoni

Un giudice federale riconosce all'attrice il rimborso delle spese processuali, respingendo però la richiesta di danni punitivi nella causa per diffamazione nata sul set di 'It Ends With Us'.

La lunga e aspra controversia giudiziaria tra Blake Lively e Justin Baldoni si avvia a una conclusione dagli equilibri delicati, con entrambe le parti che rivendicano una vittoria parziale. Il giudice federale Lewis Liman ha stabilito che l’attrice ha diritto al recupero delle spese legali sostenute per difendersi dalla controquerela per diffamazione intentata dal regista e attore — una causa poi archiviata — ma ha negato la richiesta di danni aggiuntivi, compresi i danni punitivi e la triplicazione dell’importo. La decisione, attesa da mesi, segna l’epilogo di uno scontro che aveva travalicato i confini del set per diventare un caso mediatico globale.

La vicenda affonda le radici nella travagliata produzione del film ‘It Ends With Us’ (2024), tratto dal romanzo di Colleen Hoover. Lively denunciò pubblicamente Baldoni per molestie sessuali e ritorsioni, accusandolo di aver orchestrato una campagna denigratoria ai suoi danni. Baldoni rispose con una controcausa per diffamazione, sostenendo che le accuse erano infondate e miravano a distruggerne la carriera. Il giudice Liman, applicando una legge californiana che protegge chi segnala comportamenti scorretti in ambito sessuale da azioni legali ritorsive, ha ritenuto che la difesa di Baldoni non avesse dimostrato il dolo necessario per procedere, aprendo così la strada al rimborso delle spese per Lively. Al contempo, la corte ha respinto la richiesta di ulteriori compensazioni, sottolineando come molte delle pretese risarcitorie originarie dell’attrice fossero già state archiviate.

La lettura del verdetto varia sensibilmente secondo l’angolazione geografica. Negli Stati Uniti, gli analisti legali osservano come la sentenza rafforzi gli strumenti di protezione per le vittime di abusi nel mondo dello spettacolo, pur fissando limiti precisi all’estensione dei risarcimenti. L’avvocato di Baldoni, Bryan Freedman, ha interpretato l’esito come un fallimento sostanziale per Lively, ricordando che su tredici capi d’accusa iniziali, dieci sono stati respinti e che la richiesta di oltre trecento milioni di dollari è stata in larga parte disattesa. Dal Brasile, dove il caso ha avuto ampia eco mediatica, si evidenzia come la disputa finanziaria rappresentasse l’ultimo tassello aperto di un conflitto ormai in via di definizione, confermando l’assenza di un’indennità morale aggiuntiva.

Per l’Europa e l’Italia, la vicenda offre uno spaccato su come il sistema giudiziario americano tenti di bilanciare la libertà di denuncia con la tutela dalla diffamazione. Sebbene il caso non abbia implicazioni dirette sul nostro ordinamento, le cronache giudiziarie di Los Angeles alimentano il dibattito sulle garanzie per chi segnala molestie nei luoghi di lavoro, un tema sempre più centrale anche nei tribunali e nei contratti collettivi europei. La risonanza del caso potrebbe accelerare l’adozione di misure analoghe in ambito cinematografico e televisivo, dove le dinamiche di potere rimangono spesso opache.

La battaglia legale è tecnicamente agli sgoccioli, ma la guerra d’immagine è destinata a proseguire. Mentre gli avvocati di Lively lasciano intendere che vi siano altre strade percorribili per ottenere danni, Baldoni rivendica una reputazione restaurata. Resta il fatto che questa vicenda, con le sue ambiguità, condizionerà il futuro professionale di entrambi e offrirà un precedente su quanto possa costare, in termini processuali e personali, portare uno scontro nato sul set fino alle aule di tribunale.

Divergenza delle fonti

Società · 3 testate · 2 lingue

50%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Neutrale50%
Critico50%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 2 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa del Golfo araboStampa latinoamericana
Stampa del Golfo arabo
pragmatismodistacco

Entrambe le parti rivendicano una vittoria parziale mentre la battaglia legale continua sulle spese. Il tribunale ha riconosciuto a Blake Lively i costi legali ma ha negato ulteriori danni, lasciando la controversia irrisolta.

Stampa latinoamericana
scetticismopragmatismo

Blake Lively non riceverà alcun risarcimento danni da Justin Baldoni, ma la sua squadra dovrà coprire le spese legali. La decisione segna un nuovo capitolo nell'estesa battaglia giudiziaria che coinvolge accuse di diffamazione, molestie sessuali e ritorsioni.

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