
Bilanci globali sotto stress: l’Indonesia scommette sul carbone, Nigeria e Brasile alle prese con deficit record
Dalle mosse di Giacarta per sfruttare la crisi energetica alle difficoltà fiscali di Abuja e Brasilia, le economie emergenti ridisegnano le priorità di spesa in uno scenario segnato da tensioni geopolitiche.
L’impennata dei prezzi delle materie prime, innescata dal conflitto che oppone Stati Uniti e Israele all’Iran, sta ridisegnando le strategie di bilancio di diverse economie emergenti, con l’Indonesia che sceglie di cavalcare l’onda del carbone mentre Nigeria e Brasile affrontano deficit sempre più difficili da contenere. In un quadro già segnato da pressioni inflazionistiche globali, le scelte fiscali di questi paesi offrono uno spaccato delle diverse risposte alla volatilità dei mercati energetici, con ricadute che toccano anche gli equilibri commerciali europei.
Secondo gli analisti del Sud-est asiatico, Giacarta ha deciso di allentare in modo “misurato” le quote di produzione del carbone per cogliere l’impennata dei prezzi, con il ministro dell’Energia Bahlil Lahadalia che ha esplicitamente legato la mossa al conflitto in Medio Oriente. La stessa amministrazione ha ottenuto dal Parlamento un incremento del 26% nel bilancio del ministero dell’Energia, portandolo a 27,33 trilioni di rupie per il 2027, di cui oltre l’80% destinato a programmi strategici e infrastrutture. Una fetta consistente, 5,2 trilioni di rupie, sarà dirottata sull’espansione delle reti di gas domestico per quasi un milione di nuove utenze, segnale di una transizione energetica che, pur puntando sul gas, non rinuncia al carbone. Parallelamente, la Commissione elettorale ha messo in agenda 1,4 trilioni di rupie per avviare già dal prossimo anno le procedure del voto del 2029, mentre il ministero delle Finanze ha incassato un’approvazione parlamentare di 49,8 trilioni per la gestione amministrativa.
Sull’altro versante del globo, la Nigeria si confronta con una legge di bilancio che gli osservatori africani definiscono “ambiziosa ma irrealistica”: con entrate previste a 36,9 trilioni di naira e spese a 68,3 trilioni, il deficit raggiungerà il 6,4% del Pil, più del doppio del tetto del 3% imposto dalla normativa nazionale. BudgIT, organizzazione della società civile nigeriana, avverte che il governo potrà finanziare con risorse proprie solo il 53,9% del bilancio, lasciando il resto a prestiti e alimentando uno squilibrio strutturale ormai cronico. Una dipendenza dal debito che, in un contesto di tassi globali ancora elevati, rischia di erodere la capacità di spesa sociale proprio mentre l’inflazione interna resta alta.
In Brasile, le proiezioni raccolte dal Prisma Fiscal del ministero dell’Economia mostrano un deterioramento delle attese: il deficit primario del governo centrale per il 2026 è salito a 59 miliardi di real, rispetto ai 57,8 miliardi stimati solo un mese fa, e anche per il 2027 la mediana delle previsioni è peggiorata. Il rapporto, pubblicato lunedì, conferma la difficoltà di Brasilia nel consolidare i conti dopo anni di stimoli, in un contesto in cui la crescita economica stenta a tradursi in gettito sufficiente. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, questi segnali da grandi esportatori di materie prime e mercati emergenti sono ambivalenti: da un lato, la maggiore produzione indonesiana di carbone potrebbe calmierare i prezzi energetici, dall’altro l’instabilità fiscale in Nigeria e Brasile rischia di contagiare la fiducia degli investitori internazionali, già provata da tensioni geopolitiche e dazi.
Guardando avanti, la combinazione di politiche procicliche in Indonesia e fragilità di bilancio in Africa e America Latina delinea un 2027 in cui la disciplina fiscale sarà messa alla prova dall’inflazione e dal costo del denaro. Per l’Italia, importatore netto di energia e partner commerciale di molte di queste economie, la partita si gioca sulla capacità di diversificare le forniture e monitorare i rischi di contagio finanziario, mentre Bruxelles dovrà valutare se le turbolenze nei paesi emergenti possano rallentare la ripresa globale su cui è costruita la fragile crescita europea.
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L'Indonesia scommette sul carbone mentre i prezzi salgono per le tensioni globali. Il governo allenta le quote di produzione in modo misurato e destina forti investimenti alle infrastrutture energetiche, inclusi quasi un milione di nuovi allacciamenti del gas domestico. La strategia è presentata come una risposta pragmatica alle opportunità di mercato.
Il bilancio nigeriano del 2026 viene bollato come ambizioso ma irrealistico. Con un deficit pari al 6,4% del PIL, più del doppio del limite legale, il governo può finanziare solo poco più della metà della spesa con entrate reali. La società civile lancia l'allarme su un piano finanziario insostenibile e su un deficit record.
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