
Otto paesi islamici condannano gli assalti dei coloni alle moschee in Cisgiordania
I ministri degli Esteri di Emirati, Giordania, Turchia, Egitto, Indonesia, Pakistan, Arabia Saudita e Qatar denunciano le violazioni del diritto internazionale e chiedono a Israele di fermare l'escalation.
Una dichiarazione congiunta senza precedenti per ampiezza geografica ha scosso la diplomazia mediorientale: otto ministri degli Esteri di paesi islamici – dagli Emirati Arabi Uniti all’Indonesia, passando per Turchia, Egitto, Giordania, Pakistan, Arabia Saudita e Qatar – hanno condannato «con la massima fermezza» gli attacchi incendiari compiuti da coloni israeliani contro due moschee in Cisgiordania. Nella notte del 17 giugno, la moschea Grande di Jiljilya e la moschea Al-Farouq di Mazar’a al-Nubani, a nord di Ramallah, sono state date alle fiamme e imbrattate con scritte in ebraico. Per i firmatari, si tratta di «una chiara violazione della sacralità dei luoghi di culto, del diritto internazionale umanitario e delle risoluzioni dell’Onu». Israele, in quanto potenza occupante, è ritenuto direttamente responsabile.
L’iniziativa diplomatica, coordinata in tempi rapidissimi, riflette un allarme crescente nelle capitali arabe e nel Sud-est asiatico musulmano di fronte all’escalation della violenza dei coloni, che dal 2023 – con l’inizio della guerra a Gaza – ha registrato un’impennata. Teheran, per bocca del portavoce del ministero degli Esteri, ha rilanciato con toni ancora più duri, definendo gli assalti parte di una «politica di genocidio coloniale» e accusando le Nazioni Unite e il Consiglio di Sicurezza di «inazione colpevole». L’Iran ha esortato l’Organizzazione per la cooperazione islamica a passare dalle parole ai fatti, invocando misure concrete per proteggere i luoghi santi musulmani, a cominciare dalla moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme.
La nota degli otto ministri, diffusa anche dal canale X del ministero degli Esteri indonesiano, non si limita alla condanna: chiede alla comunità internazionale di «assumersi le proprie responsabilità giuridiche e morali» per costringere Israele a fermare l’escalation, porre fine alle pratiche illegali, arrestare la violenza dei coloni e garantire che i responsabili non restino impuniti. Al tempo stesso, ribadisce il sostegno alla soluzione dei due Stati sui confini del 1967 con Gerusalemme Est capitale, in linea con l’Iniziativa di pace araba. È un messaggio che arriva da governi con posizioni molto diverse tra loro – alcuni, come Emirati ed Egitto, hanno relazioni diplomatiche con Israele – e che testimonia la capacità di trovare una sintesi quando vengono toccati i simboli religiosi e il diritto internazionale.
Agli occhi degli analisti europei, l’episodio conferma il progressivo sgretolamento della prospettiva di pace negoziata, con ripercussioni dirette sulla sicurezza del Vecchio Continente. L’Italia, che mantiene un profilo tradizionalmente equilibrato e sostiene la soluzione a due Stati, segue con preoccupazione l’erosione dello spazio per una mediazione credibile. Fonti diplomatiche a Bruxelles segnalano che l’Unione Europea sta valutando una dichiarazione di condanna, ma il rischio è che l’ennesima presa di posizione verbale non modifichi la dinamica sul terreno. Senza un meccanismo internazionale di accountability, avvertono da più parti, la violenza dei coloni rischia di alimentare una spirale di radicalizzazione che allontana ogni orizzonte di stabilità, dalla Cisgiordania al Mediterraneo allargato.
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Un comunicato congiunto di otto ministri degli esteri arabi e islamici condanna con la massima fermezza la violenza dei coloni contro i palestinesi e gli attacchi alle moschee in Cisgiordania, definendoli una flagrante violazione del diritto internazionale e della sacralità dei luoghi di culto. I ministri respingono le misure unilaterali israeliane e chiedono che la comunità internazionale agisca per porre fine a queste aggressioni.
Fonti iraniane denunciano gli attacchi dei coloni alle moschee come prosecuzione della politica di genocidio coloniale del regime sionista nella Palestina occupata. Esprimono profondo rammarico per il silenzio complice degli organismi internazionali e del Consiglio di sicurezza dell'ONU, che incoraggia l'illegalità del regime e i crimini contro i palestinesi e altre nazioni della regione. Si sottolinea il dovere religioso e legale dei governi islamici di sostenere il popolo palestinese fino all'autodeterminazione e alla fine della macchina di uccisione.
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