
Atlanta accoglie l’Argentina dopo il caos meteo, l’Egitto si affida a Salah e alla sua storia
La Selección arriva in ritardo per un nubifragio, mentre i Faraoni caricano l’ambiente con dichiarazioni audaci: Messi non fa paura, abbiamo 26 Messi.
L’atterraggio notturno all’aeroporto di Atlanta, ritardato di oltre un’ora e mezza da una tempesta elettrica che ha sconsigliato il decollo da Miami, ha consegnato l’Argentina di Lionel Scaloni alla vigilia più delicata del suo Mondiale 2026. Il volo, partito quando ormai in Georgia si erano placate le raffiche di vento e le piogge torrenziali, ha costretto la delegazione a rivedere i piani: la cena in hotel è stata consumata a ridosso della mezzanotte argentina, e la seduta di allenamento del lunedì mattina è rimasta in bilico fino a tarda notte. Un contrattempo che non scalfisce la concentrazione di una squadra reduce dal 3-2 ai supplementari contro Capo Verde, match in cui Messi ha aperto le marcature e ha poi servito il cross deviato da Diney Borges per il definitivo autogol, ma che ha messo a nudo fragilità difensive e una condizione atletica apparsa precaria nel finale.
L’Egitto si presenta all’appuntamento con la storia forte di un percorso mai compiuto prima: mai i Faraoni avevano superato la fase a gironi di un Mondiale, e mai avevano vinto una partita nella competizione. Il successo per 3-1 sulla Nuova Zelanda ha spezzato l’incantesimo, i pareggi con Belgio e Iran hanno blindato il secondo posto nel girone, e la lotteria dei rigori contro l’Australia – con il cucchiaio di Mohamed Salah diventato virale – ha spalancato le porte degli ottavi. Il corpo tecnico, guidato da Hossam Hassan e dal fratello Ibrahim come assistente, ha costruito la vigilia su un messaggio di sfida: “Noi non guardiamo Messi, abbiamo Salah e 26 Messi”, ha dichiarato Ibrahim Hassan ai media egiziani, minimizzando il peso del capitano argentino e rivendicando la forza collettiva di una nazionale che in Africa ha vinto sette Coppe delle Nazioni.
Sul piano tattico, Scaloni medita almeno tre cambi per ridare equilibrio a una formazione che contro Capo Verde ha mostrato sbandamenti in difesa e poca connessione a centrocampo. Tagliafico insidia Medina sulla corsia sinistra, Paredes potrebbe rilevare Thiago Almada per consentire a Mac Allister di avanzare, mentre in attacco resta aperto il ballottaggio tra Lautaro Martínez e Julián Álvarez, entrambi a secco di gol su azione in questo torneo. L’unica certezza è Messi, che ha smaltito il trauma cranico rimediato nello scontro con un difensore capoverdiano e si è allenato regolarmente, smentendo le voci circolate in Medio Oriente su un possibile forfait. Il Mercedes-Benz Stadium, già teatro del 2-0 argentino al Canada nella Copa América 2024, attende un’invasione di circa cinquantamila tifosi albicelesti, molti dei quali arriveranno via terra da Miami e dagli stati vicini, spesso senza biglietto.
L’incrocio tra i due capitani – Messi, capocannoniere del torneo con sette reti, e Salah, a un solo gol dal record del suo stesso allenatore Hossam Hassan (69 marcature in nazionale) – domina la narrazione della vigilia. Per la prima volta le due selezioni si affrontano in un Mondiale assoluto: l’unico precedente ufficiale risale al 2008, un’amichevole al Cairo vinta 2-0 dall’Argentina con reti di Agüero e Burdisso. Ora la posta in palio è un quarto di finale che per l’Argentina significherebbe continuità nel progetto di difesa del titolo, per l’Egitto la possibilità di scrivere la pagina più gloriosa della propria storia calcistica.
| Stampa latinoamericana | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa sud-est asiatica | +0.40 | aligned |
L'Argentina riconosce i propri limiti difensivi e si prepara con umiltà, confidando nel sostegno dei tifosi.
L'autocritica dei giocatori viene presentata come prova di serietà e voglia di migliorare, creando un'immagine di squadra umile ma determinata, che non dà nulla per scontato.
Non si menzionano le difficoltà fisiche dell'Egitto dopo i tempi supplementari, concentrandosi solo sulle proprie condizioni.
L'Egitto non teme Messi: abbiamo Salah e 26 Messi, con l'aiuto di Dio vinceremo.
La citazione provocatoria di Hassan equipara la forza dell'Egitto a quella dell'Argentina, usando la fede e la storia per motivare e creare un'aura di sfida.
Non si menziona l'autocritica dei giocatori argentini né l'enorme mobilitazione di tifosi argentini, che potrebbero sminuire la sicurezza egiziana.
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