
Armi e droghe leggere, la Corte Suprema riscrive i confini del Secondo Emendamento
Con una sentenza unanime i giudici di Washington limitano il divieto di possesso di armi per i consumatori di marijuana, mentre in Florida cade la restrizione per i diciottenni.
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha tracciato un nuovo, delicato confine tra il diritto costituzionale a possedere armi e la guerra alla droga. Con un verdetto unanime di 9 a 0, i giudici hanno stabilito che il governo federale non può privare automaticamente del diritto di detenere un’arma da fuoco chi fa uso occasionale di marijuana, dichiarando incostituzionale l’applicazione troppo ampia di una legge vecchia di decenni. La decisione, redatta dal giudice conservatore Neil Gorsuch, nasce dal caso di un texano a cui l’Fbi aveva sequestrato una pistola tenuta per autodifesa dopo aver scoperto che fumava marijuana ogni due giorni. Per l’Alta Corte, punire penalmente un consumatore non violento e non dipendente, che non era sotto l’effetto di stupefacenti al momento del possesso, viola il Secondo Emendamento.
La sentenza non cancella il divieto, ma lo ridimensiona in modo significativo. I giudici hanno precisato che il governo conserva il potere di togliere le armi a chi è “dipendente” o si trova in stato di intossicazione attuale, lasciando aperta la porta a restrizioni mirate. Il caso aveva forti implicazioni politiche: la stessa norma era stata usata per incriminare Hunter Biden, figlio dell’ex presidente, per aver acquistato una pistola mentre faceva uso di crack. L’amministrazione Trump aveva spinto per una conferma piena del divieto, ma la Corte – con il sostegno trasversale di organizzazioni come l’American Civil Liberties Union – ha scelto una via intermedia, segnalando che la semplice qualifica di “consumatore illegale” non basta a cancellare un diritto costituzionale.
La pronuncia si inserisce in un più ampio riassetto della giurisprudenza sulle armi. Pochi giorni prima, una corte d’appello della Florida aveva dichiarato incostituzionale il divieto statale di porto d’armi nascosto per i giovani tra i 18 e i 20 anni, equiparando i diritti dei diciottenni a quelli degli adulti. Il giudice Spencer Levine ha osservato che un giovane può imbracciare un fucile per difendere il Paese ma non può portare una pistola per difendere se stesso, una contraddizione che la corte ha ritenuto insostenibile alla luce della storica sentenza Bruen del 2022. Entrambe le decisioni riflettono una tendenza giudiziaria che, pur senza smantellare i controlli, sposta l’ago della bilancia verso una lettura più individualistica del Secondo Emendamento.
Per l’Europa e l’Italia, dove il possesso di armi è subordinato a licenze restrittive e l’uso di cannabis resta in gran parte sanzionato, queste sentenze appaiono come l’espressione di un dibattito tutto americano. Eppure, la logica di proporzionalità che anima la Corte Suprema – distinguere tra consumatori occasionali e dipendenti, tra pericolo concreto e presunzione astratta – riecheggia tensioni presenti anche nelle politiche europee sulla droga. Mentre diversi Stati membri sperimentano la legalizzazione controllata della cannabis, la domanda su quanto un comportamento privato possa limitare un diritto fondamentale assume contorni sempre più universali. La direzione intrapresa dai giudici americani, nel cercare un equilibrio tra salute pubblica e libertà individuali, potrebbe offrire spunti di riflessione anche al legislatore europeo, alle prese con la necessità di aggiornare paradigmi normativi nati in un’epoca profondamente diversa.
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La Corte Suprema ha affermato all'unanimità che l'uso occasionale di droghe non cancella automaticamente i diritti del Secondo Emendamento. La sentenza è celebrata come una vittoria per i proprietari di armi, restringendo una legge federale usata per perseguire Hunter Biden. Limita il potere del governo di disarmare individui basandosi solo sul consumo passato di marijuana.
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha limitato il divieto di possesso di armi per i consumatori di marijuana, una decisione unanime che sottolinea le peculiarità della cultura americana delle armi. La sentenza è vista dall'esterno come un altro capitolo delle intense battaglie legali sulle armi da fuoco nel paese. Riflette una tendenza giudiziaria che continua ad ampliare i diritti individuali negli Stati Uniti.
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