
Allarme debito: dalla Colombia alla Francia, i conti pubblici sotto pressione
Il Carf avverte che senza un aggiustamento fiscale il debito colombiano salirà al 66,6% del Pil nel 2027, mentre la Francia tocca il 117,5% e l'Argentina tenta un rinnovo da 16,2 miliardi di pesos.
Il Comitato Autonomo della Regola Fiscale colombiano (Carf) ha lanciato un avvertimento che ridisegna le prospettive di sostenibilità del debito a Bogotá: senza un aggiustamento strutturale, il debito pubblico lordo potrebbe raggiungere il 66,6% del Pil nel 2027, pericolosamente vicino al tetto del 71% fissato dalla regola fiscale. Il dato modifica lo scenario ufficiale, perché il Carf stima per il 2026 un disavanzo primario del 4,1% del Pil – quasi il doppio di quanto previsto dal Ministero delle Finanze – e un debito netto al 61%, il livello più alto mai registrato. La divergenza nasce da una spesa per funzionamento e investimenti superiore di 39,6 miliardi di pesos colombiani rispetto alle proiezioni governative, in un contesto in cui il 58,1% del tetto di spesa per investimenti è già stato impegnato a maggio.
Il meccanismo che aggrava la traiettoria è comune a diverse economie: un deficit primario elevato, combinato con tassi d’interesse in aumento, innesca una “palla di neve fiscale” in cui il servizio del debito assorbe quote crescenti del gettito. In Colombia, secondo l’Università Eafit, gli interessi divoreranno un peso su tre del gettito nel 2026, con emissioni di TES a dieci anni che hanno superato il 13% prima di un recente allentamento. Parallelamente, la Francia ha visto il proprio debito pubblico salire al 117,5% del Pil nel primo trimestre 2026, 75,6 miliardi di euro in più rispetto al trimestre precedente, allontanando ulteriormente il parametro di Maastricht del 60%. L’Ucraina, da parte sua, prevede per il 2027 un deficit record di 2,04 trilioni di grivnie, finanziato per intero da aiuti esterni.
L’impatto si manifesta sui mercati del debito e sulle agenzie di rating. La Colombia ha perso il grado di investimento nel 2021 e da allora ha subito quattro declassamenti in dodici mesi; S&P l’ha portata a BB- nell’aprile 2026 citando “squilibri fiscali”. Eppure, le aste sovrane mostrano una domanda ancora robusta: il 24 giugno Bogotá ha collocato 5 mila miliardi di pesos in TES con tassi in calo e una domanda 4,9 volte superiore all’offerta, segno che la liquidità globale cerca rendimento anche in presenza di rischi. In Argentina, il Tesoro si appresta a rinnovare 16,2 miliardi di pesos in scadenza il 26 giugno, offrendo un menù di strumenti che spazia dai tassi fissi ai bond duali e dollar-linked, nel tentativo di mantenere un rollover elevato senza cedere troppo sui rendimenti.
La prospettiva europea, osservata da Bruxelles, resta quella di un percorso di rientro lento, mentre in America Latina gli analisti sottolineano che la sola promessa di riforme – come quella tributaria annunciata dal governo colombiano per il 20 luglio, ma ancora priva di contenuti – non basta a rassicurare i mercati. Il Carf stima che senza nuove entrate o tagli per 3,7 punti di Pil, il deficit totale colombiano potrebbe toccare il 7,4% nel 2026, un livello definito “insostenibile”. Il prossimo banco di prova sarà l’asta argentina di venerdì, che misurerà la reale disponibilità degli investitori a finanziare governi con spazi fiscali sempre più ridotti.
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Il comitato fiscale autonomo lancia l'allarme: senza un massiccio aggiustamento, il debito lordo potrebbe toccare il 66,6% del PIL entro il 2027, con il debito netto ai massimi storici già nel 2026. Le ipotesi ottimistiche del governo rischiano di aggravare il disavanzo e rendere inevitabile una crisi.
Osservatori internazionali esprimono crescente inquietudine per la traiettoria esplosiva del debito colombiano, avvertendo che una mancanza di disciplina fiscale potrebbe minare la fiducia degli investitori e innescare turbolenze in tutta la regione.
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