
La morte di Lindsey Graham riaccende il dibattito sulla sua eredità tra Usa, Israele e mondo arabo
La scomparsa del senatore repubblicano, alleato di Trump e acceso difensore di Israele, divide tra cordoglio istituzionale e aspre critiche per la sua condotta verso Gaza
La notizia della morte improvvisa del senatore statunitense Lindsey Graham, avvenuta sabato sera a Washington per un malore cardiaco all’età di 71 anni, ha suscitato reazioni contrastanti, delineando una figura che incarna le tensioni della politica estera americana in Medio Oriente. Il presidente Donald Trump lo ha commemorato come «un patriota americano che ha sempre lavorato senza sosta», mentre il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che «Israele ha perso uno dei suoi più grandi amici», sottolineando come Graham considerasse «inseparabile» la sicurezza dei due paesi. Il cordoglio unanime delle massime cariche dello Stato ebraico, dal presidente Isaac Herzog al ministro della Difesa Israel Katz, ne ha celebrato il ruolo di «farro di chiarezza morale» e di «instancabile sostenitore del diritto di Israele all’autodifesa».
Nell’ottica di Washington, Graham lascia un vuoto pesante negli equilibri del Senato, dove i repubblicani controllano ora 52 seggi contro 48, dopo la perdita di questo alleato fedele e influente. Eletto per la prima volta nel 2002, era presidente della Commissione Bilancio e figura chiave nelle politiche di difesa e sicurezza nazionale. Secondo analisti vicini al Congresso, la sua scomparsa potrebbe complicare l’approvazione di nuove misure di sostegno militare a Ucraina e Israele e di nomine esecutive ancora in sospeso, in un contesto di maggioranza risicata. La sua lunga carriera, segnata da una transizione da critico a stretto collaboratore di Trump, lo aveva reso un punto di riferimento per l’ala interventista del partito, in particolare sulle questioni iraniane e mediorientali.
A Gerusalemme, la reazione è andata oltre la semplice cordialità diplomatica. Graham aveva visitato Israele più volte dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, ribadendo il diritto di Israele a «distruggere l’organizzazione terroristica» e opponendosi alle pressioni internazionali per un cessate il fuoco. Fonti israeliane hanno ricordato il suo impegno per garantire aiuti militari «senza condizioni» e per contrastare i tentativi di isolare lo Stato ebraico nei forum multilaterali. Per l’establishment di sicurezza israeliano, la sua scomparsa rappresenta la perdita di un canale diretto e affidabile con l’amministrazione americana, in una fase delicata di ridefinizione della presenza strategica statunitense nella regione.
L’eredità di Graham, tuttavia, è letta in modo radicalmente opposto da ampi settori del mondo arabo e da osservatori internazionali critici verso le politiche israeliane. L’agenzia algerina “El Khabar” lo ha definito «uno dei maggiori sostenitori del genocidio a Gaza», citando le sue dichiarazioni che venivano percepite come una legittimazione delle operazioni militari più controverse. Fautore di una linea dura contro l’Iran e i suoi alleati – incluso Hezbollah – Graham era stato anche a Beirut nell’agosto del 2025 per spingere il disarmo del partito sciita, alimentando la narrativa di una ingerenza americana a senso unico. La sua figura, dunque, incarna la profonda frattura tra chi considera il sostegno incondizionato a Israele una garanzia di stabilità e chi lo addita come fattore di escalation.
La governatrice della Carolina del Sud, la repubblicana Henry McMaster, dovrà nominare un successore temporaneo fino alle elezioni di medio termine. Lo scranno vacante sarà al centro di delicate trattative interne al Grand Old Party, mentre l’amministrazione Trump dovrà ricalibrare la propria strategia legislativa senza uno dei suoi più esperti paladini. Gli occhi sono puntati in particolare sui dossier ucraino e iraniano, dove Graham aveva giocato un ruolo di primo piano, e sulla tenuta di un’alleanza atlantica che, da prospettiva europea, potrebbe perdere un interlocutore chiave nel dialogo transatlantico sulla sicurezza.
| Stampa israeliana | +0.70 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.80 | critical |
| Stampa iraniana e affini | −0.30 | critical |
La stampa israeliana piange la perdita improvvisa di un fedele alleato, sottolineando il suo incrollabile sostegno alla sicurezza di Israele e la sua stretta amicizia con il primo ministro Netanyahu. La copertura enfatizza il legame personale e l'importanza strategica della sua advocacy nel Congresso americano.
La stampa del Levante arabo e del Maghreb inquadra Graham come un abilitatore chiave dell'oppressione e del genocidio israeliano a Gaza, con la sua morte vista come la scomparsa di una figura notoria. Gli articoli evidenziano il suo aperto sostegno a Israele e minimizzano qualsiasi eredità positiva, concentrandosi invece sul suo ruolo nella perpetuazione della violenza.
La stampa iraniana riporta la morte di Lindsey Graham con tono di osservazione distaccata, rilevando le condoglianze di Trump e Netanyahu mentre implicitamente critica la sua posizione filo-israeliana. La copertura è fattuale ma inquadrata nel contesto della relazione avversaria dell'Iran con gli Stati Uniti e Israele.
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