
Accordo Usa-Iran: parte la tregua di 60 giorni, ma lo scetticismo frena la pace
Firmato un memorandum d’intesa che congela le ostilità e riapre Hormuz; i negoziati sul nucleare e sulle sanzioni sono rinviati, mentre Washington e Teheran si accusano a vicenda di debolezza.
Stati Uniti e Iran hanno formalizzato un memorandum d’intesa in 14 punti – firmato elettronicamente dai due presidenti – che impone il cessate il fuoco immediato su tutti i fronti, compreso il Libano, e riapre lo Stretto di Hormuz al traffico commerciale. Il testo, noto come Memorandum di Islamabad, avvia un periodo di 60 giorni per negoziare un accordo definitivo su programma nucleare, sanzioni e meccanismi di verifica. Donald Trump ha dichiarato che Washington lascerà «trascorrere i 60 giorni» senza accelerare i tempi, sostenendo che l’Iran è «finito» e agisce per «disperazione». L’incontro attuativo previsto in Svizzera è stato rinviato dopo che il vicepresidente J.D. Vance ha annullato la propria missione, mentre Teheran conferma che i colloqui di Ginevra restano in agenda.
Secondo fonti dell’amministrazione americana, il memorandum rappresenta una vittoria strategica: la guerra condotta con Israele avrebbe distrutto la capacità militare iraniana – aviazione, marina, difese antiaeree – e allontanato la minaccia nucleare. Trump esclude qualsiasi esborso diretto di fondi statunitensi: il fondo di ricostruzione da 300 miliardi di dollari sarà alimentato dai partner del Golfo, e lo sblocco dei beni iraniani congelati (circa 24 miliardi) è subordinato al rispetto degli obblighi. Da Teheran, la Guida suprema Mojtaba Khamenei ha autorizzato l’intesa solo dopo le insistenze del presidente Pezeshkian e del Consiglio di sicurezza, descrivendo la mossa di Trump come dettata dalla «disperazione». Il portavoce del ministero degli Esteri, Baqaei, ha avvertito che «la fase dell’implementazione sarà più dura della negoziazione» e che i nodi del nucleare e delle sanzioni vanno sciolti entro la finestra dei 60 giorni.
L’intesa congela il conflitto senza risolvere le questioni di fondo. Il programma di arricchimento dell’uranio e lo stock di materiale fissile al 60% restano sul tavolo negoziale, mentre il memorandum tace su missili balistici e milizie proxy. La riapertura di Hormuz – già in corso con il passaggio di petroliere iraniane sotto sorveglianza della flotta americana – allenta la pressione sui mercati energetici globali, un sollievo per l’Europa e per l’Italia, esposte alla volatilità del prezzo del greggio. Da Bruxelles e Parigi, il presidente Macron ha definito l’accordo «saggio» e ha proposto una missione congiunta franco-britannica per monitorare lo stretto, proposta che non ha però raccolto l’entusiasmo di Trump. I leader del G7 hanno espresso un cauto sostegno, pur sottolineando – con le parole dello stesso Macron – che «non risolve tutto» e che permangono rischi.
Sul piano giuridico, il memorandum non è un trattato ma un accordo politico, privo di effetti vincolanti immediati, come sottolineato da esperti di diritto internazionale. Israele, tenuto fuori dai negoziati, guarda con allarme a un’intesa che non smantella le capacità nucleari iraniane: il premier Netanyahu ha ribadito che le forze israeliane manterranno una «zona di sicurezza» nel sud del Libano e che lo Stato ebraico agirà unilateralmente per impedire a Teheran di dotarsi di un’arma atomica. Da Washington, Vance ha invitato gli alleati israeliani a rispettare il processo di pace. I prossimi passi vedranno l’avvio dei negoziati a Ginevra, con l’obiettivo di definire un calendario per la revoca delle sanzioni e un regime di verifiche dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. La tenuta della tregua e la capacità di trasformare la cornice provvisoria in un accordo permanente dipenderanno dalla convergenza su questi punti entro la scadenza dei 60 giorni.
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La Casa Bianca presenta il cessate il fuoco di 60 giorni come un trionfo per il presidente Trump, che sostiene che l'Iran è disperato e sarà costretto ad accettare le condizioni americane. L'intesa preliminare è dipinta come una vittoria strategica che mantiene la pressione su Teheran evitando guerre infinite.
Gli osservatori europei vedono il quadro di 60 giorni come l'inizio di un negoziato difficile, non una pace definitiva. Il memorandum è un percorso, non un trattato; Trump ha mantenuto le promesse di evitare guerre di terra, ma la vera battaglia sulle questioni nucleari e delle sanzioni è appena iniziata.
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