
A Écône, sotto la pioggia, i lefebvriani consumano lo scisma
La Fraternità San Pio X ha ordinato quattro vescovi senza il mandato di Leone XIV, ignorando l’appello papale e riaprendo una ferita che dura da cinquant’anni.
La pioggia batteva sul tendone allestito nei campi di Écône, in Svizzera, mentre migliaia di fedeli seguivano in silenzio la processione dei sacerdoti in piviale. Sullo schermo dello streaming, accanto all’altare in latino, compariva un codice QR per le donazioni: un dettaglio che diceva molto della modernità mediatica di un movimento che si proclama custode della Tradizione. Poco dopo, monsignor Alfonso de Galarreta imponeva le mani sui quattro nuovi vescovi – due francesi, uno svizzero, uno statunitense – consumando un atto che il diritto canonico qualifica come scismatico e che comporta la scomunica automatica. Il superiore generale, don Davide Pagliarani, nell’omelia aveva parlato di «stato di necessità» e di amore per una Chiesa «madre in difficoltà», ma per la Santa Sede si è trattato di una disobbedienza frontale all’appello accorato di papa Leone XIV, che solo il giorno prima aveva scritto: «Vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi!».
La Fraternità Sacerdotale San Pio X, fondata nel 1970 dall’arcivescovo francese Marcel Lefebvre, rifiuta le riforme del Concilio Vaticano II – la libertà religiosa, l’ecumenismo, la messa in volgare – e celebra esclusivamente il rito tridentino in latino. Già nel 1988 Lefebvre aveva consacrato quattro vescovi senza il consenso di Giovanni Paolo II, provocando una scomunica poi revocata da Benedetto XVI nel 2009 in un gesto di distensione. Oggi la Fraternità conta circa 700 sacerdoti, 250 seminaristi e mezzo milione di fedeli in oltre settanta Paesi, con una presenza particolarmente radicata in Francia, dove si stimano 100.000 seguaci, ma anche in Italia, dove priorati a Roma, Milano e in altre città attirano un cattolicesimo conservatore spesso vicino a movimenti politici di destra.
Alla cerimonia di Écône, trasmessa in diretta sui canali social del movimento, hanno assistito oltre diciassettemila persone, tra cui delegazioni dell’ultradestra italiana come l’ex leghista Mario Borghezio ed esponenti di Forza Nuova. Secondo osservatori vaticani, la decisione di procedere nonostante gli appelli papali segna una frattura più profonda di quella del 1988, perché avviene in un contesto di polarizzazione ecclesiale e di uso spregiudicato dei media digitali. Il cardinale Gerhard Ludwig Müller, già prefetto della Dottrina della Fede, ha commentato che i lefebvriani «si comportano come Lutero cinque secoli fa: accetterò il Papa quando il Papa accetterà la mia idea di tradizione». In Francia, la notizia ha riacceso il dibattito sulla laicità e sul ruolo delle frange ultraconservatrici nella Chiesa, mentre in Italia il gesto è stato letto da alcuni analisti come un sintomo del disagio di settori cattolici che faticano a riconoscersi nel pontificato di Leone XIV.
Mentre la cerimonia volgeva al termine, i quattro nuovi vescovi indossavano i paramenti già usati nel 1988, quasi a rivendicare una continuità di resistenza. Sotto la pioggia di Écône, il canto gregoriano si mescolava al brusio delle notifiche sugli smartphone: un’immagine che racchiudeva il paradosso di uno scisma antico eppure nuovissimo.
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La Fraternità San Pio X ha consumato lo scisma ordinando quattro vescovi senza mandato pontificio, ignorando l'appello di Papa Leone XIV. L'atto, trasmesso in diretta streaming, riporta alla memoria la rottura del 1988 e comporta la scomunica automatica. La cerimonia a Écône, sotto la pioggia, segna una nuova ferita nella tunica di Cristo.
Un gruppo tradizionalista dissidente ha sfidato Papa Leone XIV consacrando quattro vescovi senza il suo consenso, rischiando lo scisma. La cerimonia in Svizzera rappresenta la prima grande crisi per il pontificato di Leone, che aveva fatto dell'unità una priorità. L'atto comporta la scomunica automatica, ma la Fraternità San Pio X ha proseguito nonostante gli avvertimenti.
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