
Zapatero rompe il silenzio su Plus Ultra, ma il caso si allarga alle gioielliere
L’ex premier nega ogni influenza sul salvataggio della compagnia aerea e definisce i preziosi un “regalo di cortesia”, mentre il PSOE chiude le fila e l’opposizione attacca il governo Sánchez.
A sessantacinque giorni dalla promessa di spiegazioni pubbliche, José Luis Rodríguez Zapatero ha scelto la televisione di Stato spagnola per difendersi dalle accuse di traffico di influenze, riciclaggio e contrabbando che lo vedono imputato nel caso Plus Ultra. Nell’intervista a TVE, l’ex presidente del governo ha negato con forza qualsiasi intervento presso la SEPI o l’esecutivo per favorire il salvataggio della piccola compagnia aerea nel 2021: «Non è che non abbia influenzato, è che non ho parlato con nessuno». Ha respinto anche l’ipotesi di aver orchestrato la creazione di società offshore e di aver usato le figlie come prestanome, definendo tali accuse «un’invenzione assoluta». Sulle circa ottanta gioie rinvenute in una cassaforte del suo ufficio e stimate in 1,3 milioni di euro, si è limitato a parlare di «regalo di cortesia personale di molti anni fa», senza rivelarne la provenienza e rinviando ogni chiarimento al giudice istruttore.
La direzione del PSOE e la Moncloa hanno immediatamente ribadito il proprio sostegno all’ex segretario, appellandosi alla presunzione di innocenza e al diritto di difesa. Fonti di Ferraz hanno fatto sapere che il partito mantiene «esattamente la stessa posizione» espressa fin dall’inizio della vicenda, mentre dal governo si è insistito sul «rispetto assoluto al procedimento giudiziario». Una posizione che, secondo analisti politici di Madrid, risponde alla necessità di contenere i danni per un esecutivo già indebolito dalle inchieste che coinvolgono la moglie e il fratello di Pedro Sánchez, oltre all’ex ministro Ábalos. La vicepresidente Sara Aagesen, membro del Consiglio Gestore della SEPI all’epoca del salvataggio, ha tuttavia ammesso che la fuga di informazioni privilegiate sull’imminente approvazione del prestito da 53 milioni «non sarebbe mai dovuta accadere», segnando una prima, cauta presa di distanza interna.
La strategia difensiva di Zapatero si scontra con la versione resa pochi giorni prima dal suo amico e socio Julio Martínez, amministratore della consulente Análisis Relevante. Martínez ha dichiarato al giudice che era l’ex premier a «segnare i passi da seguire» per ottenere l’aiuto pubblico, descrivendosi come un mero intermediario. L’ex presidente ha evitato lo scontro diretto, attribuendo quelle affermazioni alla «strategia difensiva di un imputato». Sul fronte delle gioie, la difesa ha annunciato che presenterà una perizia di parte per contestare la valutazione milionaria, mentre il giudice José Luis Calama indaga per un possibile delitto fiscale e di contrabbando, ipotesi che Zapatero respinge sostenendo che quei beni erano «senza uso né destinazione» e che non vi è stato «nessun intento di frodare».
Nell’ottica dell’opposizione conservatrice, il caso assume un rilievo politico immediato. Il Partido Popular ha colto l’occasione per attaccare frontalmente il governo, sostenendo che «il principio che unisce gli ultimi due governi socialisti è la corruzione», mentre Vox ha chiesto le dimissioni di Sánchez. La vicenda si inserisce in un clima di crescente tensione tra poteri dello Stato, con il PSOE che denuncia «processi paralleli e condanne anticipate» e la magistratura che rivendica l’autonomia delle indagini. Bruxelles, pur non essendo direttamente coinvolta, osserva con attenzione l’evolversi di un caso che tocca la credibilità delle istituzioni spagnole in un momento in cui il paese è chiamato a gestire fondi europei e la presidenza di turno del Consiglio UE.
Il dossier giudiziario è destinato ad arricchirsi nelle prossime settimane: Zapatero ha annunciato che fornirà al magistrato la documentazione sull’origine delle gioie e le figlie depositeranno i contratti di lavoro con la consulente. Nel frattempo, il giudice Calama dovrà valutare le contraddizioni tra le dichiarazioni dei diversi imputati e decidere se procedere con nuovi atti istruttori. Sul piano politico, il governo Sánchez si prepara a un autunno parlamentare in cui il caso Plus Ultra rischia di diventare un’arma di logoramento quotidiano, mentre il PSOE tenta di blindare la figura di Zapatero, ancora influente nell’elettorato di sinistra, senza però offrire argomenti nuovi a un’opinione pubblica sempre più scettica.
| Stampa europea continentale | −0.40 | critical |
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| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
Le spiegazioni di Zapatero non reggono: nessuna novità, nessuna prova, solo scuse. Il caso delle gioielliere resta oscuro e la trama si allarga.
Si utilizza l'ironia e lo scetticismo per smontare le dichiarazioni del politico, evidenziando le contraddizioni e la mancanza di trasparenza, senza però accusare direttamente ma lasciando che il lettore tragga le conclusioni.
Zapatero ha parlato, ha negato tutto, ha detto che le gioielliere sono regali. La giustizia deciderà.
Si riportano le dichiarazioni senza filtrarle con giudizi, lasciando che i fatti parlino da soli e rimandando ogni valutazione all'autorità giudiziaria.
Viene omesso il contesto di scetticismo diffuso in Spagna e le implicazioni politiche per il PSOE, che renderebbero meno neutrale la narrazione.
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