
Warsh a Sintra: stop alle indicazioni prospettiche, la Fed torna a decidere a porte chiuse
Il nuovo presidente della banca centrale americana rivendica l’indipendenza da Trump, congela le attese sui tassi e avvia una revisione profonda degli strumenti di comunicazione.
Dal palco del forum annuale della Bce a Sintra, il neopresidente della Federal Reserve Kevin Warsh ha tracciato una linea di rottura con la prassi consolidata della banca centrale: niente più indicazioni prospettiche sui tassi, nessun segnale anticipato sulle mosse future. «Entriamo in quella stanza, chiudiamo la porta e discutiamo – ha detto – ma non ho altro da offrirvi». Una formula che ha immediatamente raffreddato le scommesse dei mercati, pur lasciando intatta una probabilità del 70% di un rialzo a settembre, secondo le rilevazioni degli operatori di Wall Street.
La scelta di Warsh affonda le radici in una diagnosi severa degli errori del passato: a suo giudizio, la forward guidance ha irrigidito le decisioni del Comitato, ancorandole a scenari superati mentre l’economia cambiava. Per questo ha già creato cinque gruppi di lavoro che rivedranno strategia di inflazione, comunicazione e dimensione del bilancio, con l’obiettivo dichiarato di ridurre quest’ultimo. Sul fronte dei prezzi, il presidente ha riconosciuto che i rischi inflazionistici sono diminuiti nelle ultime settimane, anche per effetto del calo delle quotazioni energetiche seguito all’intesa tra Stati Uniti e Iran, ma ha ribadito che l’obiettivo del 2% resta vincolante: «Se qualcuno pensava che ci saremmo accontentati di un’inflazione superiore, rimarrà deluso».
La postura indipendente arriva in un momento di tensione istituzionale. Pochi giorni prima la Corte Suprema aveva bloccato il licenziamento della governatrice Lisa Cook, voluto da Donald Trump, che da mesi invoca un taglio dei tassi. Warsh, nominato dallo stesso Trump, ha rivendicato l’autonomia della Fed: «Siamo stati indipendenti a lungo e continueremo a esserlo, non vedrete cambiamenti». Una presa di posizione che, secondo gli analisti di Bruxelles, rassicura i partner europei, preoccupati che pressioni politiche potessero minare la credibilità della principale banca centrale mondiale.
Dal fronte europeo, la presidente della Bce Christine Lagarde ha condiviso la lettura di un riequilibrio dei rischi sui prezzi, mentre la Banca d’Inghilterra e quella del Canada restano più caute a causa della debolezza delle rispettive economie. Per l’Italia e l’Eurozona, il raffreddamento dell’energia allenta le pressioni sui listini, ma un eventuale giro di vite della Fed potrebbe rafforzare il dollaro e irrigidire le condizioni finanziarie globali, con effetti sui debiti sovrani.
Warsh ha infine dedicato ampio spazio all’intelligenza artificiale, definendola «una rivoluzione di cui siamo solo al primo o secondo inning» e prevedendo che gli Stati Uniti saranno «grandi vincitori» nel medio termine. Ha però evitato di sbilanciarsi sull’impatto inflazionistico, limitandosi a osservare che spetta alla banca centrale evitare che la corsa agli investimenti in capacità di calcolo si traduca in pressioni durature sui prezzi. Il prossimo banco di prova sarà la riunione del 28-29 luglio, quando il Comitato si confronterà a porte chiuse e, nelle attese, darà forma concreta alla «sana litigata familiare» evocata dal presidente.
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Il mercato dell'oro accoglie con favore le parole di Warsh, che allontanano lo spettro di un rialzo dei tassi.
L'articolo utilizza la reazione del prezzo dell'oro come prova immediata dell'impatto delle dichiarazioni, creando un nesso causale diretto.
Non menziona le aspettative più ampie di rialzo dei tassi né l'impatto sul dollaro.
Il mercato valutario sconta un rialzo dei tassi Fed entro ottobre, con il dollaro in calo.
L'articolo si basa sui prezzi dei futures e sulle probabilità implicite per costruire una narrazione di aspettative di mercato.
Omette il discorso specifico di Warsh che ha attenuato le speculazioni di rialzo.
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