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Violenza domestica senza confini: madri scomparse, figlie uccise, padri omicidi

Tre continenti, quattro storie di orrore familiare rivelano un'emergenza globale che colpisce donne e bambini per mano di padri, madri e parenti stretti.

Un sabato mattina nella baia di Hen and Chicken, a Sydney, il corpo di un uomo di 47 anni viene recuperato dalle acque del fiume Parramatta. Poche ore dopo, le ricerche portano al ritrovamento del cadavere di una bambina di sei anni. Secondo gli inquirenti australiani, il padre l’avrebbe trascinata con sé in un gesto estremo di violenza domestica, lasciando un biglietto d’addio prima di gettarsi dalla barca a noleggio. La polizia del Nuovo Galles del Sud parla apertamente di omicidio-suicidio, un epilogo che condensa in una scena fluviale il lato più oscuro della crisi familiare.

A migliaia di chilometri di distanza, due vicende iraniane riportano la stessa ombra dentro le mura di casa. A Teheran, una giovane donna si presenta in procura per chiedere giustizia su un caso rimasto senza risposta per vent’anni: nel 2006 sua madre scomparve dopo un litigio con il marito, e da allora nessuna traccia. Il padre e i nonni sono morti senza sapere, e oggi la figlia, che all’epoca aveva nove anni, invoca l’intervento della magistratura per squarciare il silenzio. In un’altra provincia iraniana, quattro anni fa, una bambina di sei anni fu trovata senza vita alla periferia della città, uccisa da un colpo alla testa. La madre aveva subito indicato il marito della sorella: un mese prima, un banale litigio per un tablet prestato al cuginetto era degenerato in una lite furiosa. L’uomo, già detenuto per altri reati ma in permesso al momento del delitto, ha confessato. Il processo si sta celebrando davanti alla Corte penale di Teheran, con i genitori della piccola che chiedono la pena capitale.

Dall’America Latina arriva un’ulteriore conferma che la violenza intrafamiliare può esplodere in qualsiasi direzione. Nella provincia argentina del Chaco, una donna di 60 anni è stata arrestata con l’accusa di aver ucciso a coltellate la figlia 28enne, Pamela Magalí Gauna. A dare l’allarme è stato il fratello della sospettata, dopo che lei stessa gli aveva confessato il delitto. La madre si è poi presentata spontaneamente in commissariato. Gli investigatori locali stanno ricostruendo i rapporti familiari, ma il gesto conferma che l’età e il ruolo materno non costituiscono un argine contro l’esplosione omicida.

Queste storie, lette in sequenza, compongono un mosaico allarmante che supera confini e culture. Osservatori europei sottolineano come la violenza domestica resti una piaga trasversale, spesso sommersa fino a quando non produce un cadavere o una scomparsa irrisolta. Il caso iraniano della madre svanita vent’anni fa mostra la coda lunga del trauma e l’importanza di non archiviare mai le denunce di sparizione. La tragedia australiana riaccende il dibattito sulla prevenzione dei suicidi familiari e sul sostegno psicologico ai genitori separati o in conflitto. Per l’Italia e l’Europa, il messaggio è chiaro: servono reti di protezione più capillari, capacità di intercettare i segnali deboli – una lite per un oggetto, un allontanamento improvviso – e una cooperazione giudiziaria che non lasci le vittime in attesa per decenni. Perché dietro ogni porta chiusa può consumarsi una catastrofe annunciata.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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A vent'anni dalla scomparsa di una madre in seguito a un conflitto familiare, la figlia ormai adulta chiede giustizia al tribunale penale di Teheran. In un altro caso, una bambina di sei anni è stata uccisa dal marito della zia per un tablet, crimine avvenuto mentre l'uomo era in permesso carcerario.

Stampa latinoamericana/ mercato
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Una donna di 60 anni è stata arrestata nella provincia del Chaco con l'accusa di aver accoltellato a morte la figlia di 28 anni. La polizia è stata allertata dal figlio della sospettata, che ha riferito la confessione della madre; giunti sul posto, gli agenti hanno constatato il decesso della vittima.

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