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Crimini & Disastrisabato 27 giugno 2026

Venezuela, restrizioni a La Guaira: volontari solo con QR code tra le polemiche

Il ministro Cabello annuncia controlli per evitare intralci ai soccorsi, mentre i residenti accusano il governo di inerzia e la comunità internazionale invia aiuti.

A partire dalle 20:00 locali di venerdì 26 giugno, il governo venezuelano ha imposto severe restrizioni all'accesso allo stato di La Guaira, l'area più colpita dal doppio terremoto di magnitudo 7.2 e 7.5 che mercoledì ha devastato la costa caraibica del paese. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno Diosdado Cabello, precisando che chiunque intenda recarsi nella zona dovrà prima registrarsi presso il Poliedro di Caracas, dove verrà rilasciato un codice QR o un giubbotto identificativo per i motociclisti volontari. L'obiettivo dichiarato è quello di snellire le operazioni di soccorso, evitare ingorghi sulle vie di evacuazione e prevenire rischi sanitari legati alla decomposizione delle salme ancora sotto le macerie.

Il bilancio provvisorio delle vittime, secondo fonti ufficiali, è di almeno 920 morti e oltre 3.000 feriti, ma le Nazioni Unite stimano che il numero dei dispersi possa raggiungere le 50.000 unità. Cabello ha evocato esplicitamente il pericolo di un'emergenza di salute pubblica, ricordando che sotto le macerie si trovano sia persone ancora in vita sia corpi in decomposizione. La decisione di militarizzare l'area, con il dispiegamento di 11.500 effettivi delle forze di sicurezza, è stata giustificata dal presidente dell'Assemblea Nazionale Jorge Rodríguez con la necessità di garantire l'ordine e facilitare i soccorsi.

Sul terreno, tuttavia, la misura ha incontrato forti resistenze. La presidente incaricata Delcy Rodríguez è stata accolta da fischi e grida durante una visita a un quartiere devastato; i residenti le hanno urlato che «il governo non sta facendo nulla per il popolo». Testimoni e media locali riferiscono di posti di blocco della Guardia Nazionale che avrebbero impedito il passaggio di convogli di aiuti spontanei, mentre nei giorni immediatamente successivi al sisma erano stati proprio i civili a organizzare le prime operazioni di soccorso e la distribuzione di beni di prima necessità.

Sul fronte internazionale, sono già operativi team di soccorritori da El Salvador, Messico, Repubblica Dominicana, Svizzera, Ecuador, Spagna, Cile, Colombia e Stati Uniti, mentre sono in arrivo contingenti da Germania, Paesi Bassi e Italia. Il Brasile ha inviato un aereo con 44 specialisti e 12 tonnellate di materiali, e nella giornata di sabato allestirà un ospedale da campo della Marina. Le operazioni di ricerca e recupero proseguono senza sosta, ma il capo dei soccorritori cileni ha dichiarato che le probabilità di trovare superstiti sono ormai minime, e l'attenzione si sta spostando sul recupero delle salme.

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sabato 27 giugno 2026

Venezuela, restrizioni a La Guaira: volontari solo con QR code tra le polemiche

Il ministro Cabello annuncia controlli per evitare intralci ai soccorsi, mentre i residenti accusano il governo di inerzia e la comunità internazionale invia aiuti.

A partire dalle 20:00 locali di venerdì 26 giugno, il governo venezuelano ha imposto severe restrizioni all'accesso allo stato di La Guaira, l'area più colpita dal doppio terremoto di magnitudo 7.2 e 7.5 che mercoledì ha devastato la costa caraibica del paese. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno Diosdado Cabello, precisando che chiunque intenda recarsi nella zona dovrà prima registrarsi presso il Poliedro di Caracas, dove verrà rilasciato un codice QR o un giubbotto identificativo per i motociclisti volontari. L'obiettivo dichiarato è quello di snellire le operazioni di soccorso, evitare ingorghi sulle vie di evacuazione e prevenire rischi sanitari legati alla decomposizione delle salme ancora sotto le macerie.

Il bilancio provvisorio delle vittime, secondo fonti ufficiali, è di almeno 920 morti e oltre 3.000 feriti, ma le Nazioni Unite stimano che il numero dei dispersi possa raggiungere le 50.000 unità. Cabello ha evocato esplicitamente il pericolo di un'emergenza di salute pubblica, ricordando che sotto le macerie si trovano sia persone ancora in vita sia corpi in decomposizione. La decisione di militarizzare l'area, con il dispiegamento di 11.500 effettivi delle forze di sicurezza, è stata giustificata dal presidente dell'Assemblea Nazionale Jorge Rodríguez con la necessità di garantire l'ordine e facilitare i soccorsi.

Sul terreno, tuttavia, la misura ha incontrato forti resistenze. La presidente incaricata Delcy Rodríguez è stata accolta da fischi e grida durante una visita a un quartiere devastato; i residenti le hanno urlato che «il governo non sta facendo nulla per il popolo». Testimoni e media locali riferiscono di posti di blocco della Guardia Nazionale che avrebbero impedito il passaggio di convogli di aiuti spontanei, mentre nei giorni immediatamente successivi al sisma erano stati proprio i civili a organizzare le prime operazioni di soccorso e la distribuzione di beni di prima necessità.

Sul fronte internazionale, sono già operativi team di soccorritori da El Salvador, Messico, Repubblica Dominicana, Svizzera, Ecuador, Spagna, Cile, Colombia e Stati Uniti, mentre sono in arrivo contingenti da Germania, Paesi Bassi e Italia. Il Brasile ha inviato un aereo con 44 specialisti e 12 tonnellate di materiali, e nella giornata di sabato allestirà un ospedale da campo della Marina. Le operazioni di ricerca e recupero proseguono senza sosta, ma il capo dei soccorritori cileni ha dichiarato che le probabilità di trovare superstiti sono ormai minime, e l'attenzione si sta spostando sul recupero delle salme.

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