
Vaccini negati, bambini uccisi: dal Bangladesh a Israele, la lezione di due epidemie
In Bangladesh il morbillo ha ucciso oltre 600 bambini dall'inizio dell'anno; in Israele due morti per meningococco riaccendono l'appello alle vaccinazioni, mentre la ricerca svela i segreti di un fungo letale.
Negli ultimi giorni, il Bangladesh ha aggiornato il bilancio della sua più grave epidemia di morbillo degli ultimi anni: nelle ventiquattro ore tra venerdì e sabato sono morti altri cinque bambini con sintomi compatibili, portando a 648 il totale delle vittime tra gli under-5 da metà marzo. Di questi, 92 decessi sono stati confermati dopo la diagnosi di laboratorio, mentre quasi 85mila piccoli hanno manifestato febbre ed eruzioni cutanee e oltre 69mila sono stati ricoverati. Tre delle nuove vittime sono state registrate a Dacca, le altre a Rajshahi e Mymensingh, a testimonianza di una diffusione che non risparmia le aree urbane né quelle rurali. Secondo gli epidemiologi locali, il crollo della copertura vaccinale durante la pandemia e le difficoltà logistiche nel raggiungere le comunità più marginali spiegano solo in parte una catastrofe sanitaria che, in termini assoluti, non ha equivalenti nelle cronache recenti dell’Asia meridionale.
A migliaia di chilometri di distanza, in Israele, due decessi infantili per meningococcemia hanno scosso l’opinione pubblica e riportato sotto i riflettori l’importanza della profilassi anche nelle società avanzate. Un bambino di tre anni, non vaccinato, è giunto in shock settico all’ospedale pediatrico Dana di Ichilov a Tel Aviv e, nonostante le manovre rianimatorie, è spirato. Poche ore dopo, a Beersheba, un secondo piccolo di due anni è morto con il sospetto della stessa infezione fulminante, causata dal batterio meningococco di tipo B. I pediatri israeliani hanno ribadito che la meningococcemia, pur rara, può uccidere nel giro di poche ore, e che il vaccino anti-meningococco B — disponibile ma non obbligatorio nel paese — rappresenta l’unico scudo efficace. Anche in Italia e in Europa il dibattito sull’estensione della vaccinazione antimeningococcica resta aperto, con alcune regioni che l’hanno già inserita nei calendari gratuiti e altre che faticano a coprire i costi o a sensibilizzare le famiglie.
In questo scenario, la scienza offre però anche spiragli di speranza. Un gruppo internazionale di ricercatori ha pubblicato uno studio sul fungo Cryptococcus neoformans, responsabile di oltre centomila decessi annui nel mondo — in gran parte pazienti immunodepressi affetti da HIV, sottoposti a chemioterapia o a trapianto d’organo. Il microrganismo è in grado di scatenare una meningite criptococcica spesso letale. La scoperta che alcuni geni, normalmente legati alla riproduzione sessuale, sono indispensabili alla sopravvivenza del fungo nell’organismo umano potrebbe aprire la strada a farmaci in grado di colpire meccanismi finora insospettati, riducendo la mortalità di una patologia che colpisce silenziosamente anche in Europa, dove le terapie immunosoppressive sono sempre più diffuse.
Il filo rosso che unisce queste tre vicende — la strage di Dacca, i bambini strappati alle famiglie in Israele, il fronte di ricerca sul fungo — è la vulnerabilità dei più piccoli e dei più fragili di fronte a minacce biologiche spesso prevenibili o trattabili con strumenti esistenti ma non sempre accessibili. Le autorità di Dacca hanno intensificato le campagne di vaccinazione d’emergenza, ma il ritardo accumulato lascia presagire nuovi contagi nelle prossime settimane. In Israele, l’autopsia psicologica collettiva di una nazione tecnologicamente avanzata che ancora piange bambini morti per mancata prevenzione si intreccia con gli interrogativi di molti paesi europei, Italia compresa, dove sacche di esitazione vaccinale e disinformazione continuano a minare la salute pubblica. Al contempo, gli studi sul criptococco ricordano quanto sia prezioso investire nella ricerca di base: ciò che oggi appare come un dettaglio di biologia molecolare potrebbe tradursi domani in una terapia salvavita per i malati oncologici o per i trapiantati. L’unica risposta all’altezza di un mondo interconnesso è una strategia che combini copertura vaccinale universale, sorveglianza internazionale e finanziamento stabile alla ricerca sui patogeni negletti, affinché nessun bambino muoia per una malattia che la medicina saprebbe già sconfiggere.
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Nelle ultime 24 ore, altri cinque bambini sono morti con sintomi simili al morbillo, tre dei quali a Dhaka. La direzione della sanità segnala quasi 800 nuovi casi sospetti nello stesso periodo, portando il bilancio complessivo delle vittime da metà marzo a oltre 600. Le autorità continuano a monitorare l'epidemia in tutto il paese.
Un'epidemia di morbillo in Bangladesh ha causato la morte di centinaia di bambini, evidenziando il peso globale delle malattie prevenibili con i vaccini. I ricercatori sottolineano la necessità di una migliore sorveglianza e copertura vaccinale per scongiurare simili tragedie ricorrenti. L'agente patogeno, sebbene noto, resta uno dei principali killer nelle regioni con sistemi sanitari fragili.
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