
USA-Iran, l’accordo che riapre Hormuz e promette la fine delle sanzioni
La firma del memorandum il 19 giugno in Svizzera avvia 60 giorni di negoziati sul nucleare e sblocca subito le esportazioni di greggio, con effetti globali su energia e stabilità.
Il conflitto che per quasi quattro mesi ha infiammato il Medio Oriente e strozzato i mercati globali dell’energia si avvia a una tregua storica. Domenica 14 giugno Washington e Teheran hanno siglato per via elettronica un memorandum d’intesa, il cui testo quasi definitivo è stato visionato da Bloomberg e Al-Arabiya, e che venerdì 19 giugno verrà firmato solennemente nel resort svizzero di Bürgenstock, sul lago dei Quattro Cantoni. La posta in gioco è altissima: l’Iran potrà tornare immediatamente a vendere petrolio e carburante sui mercati internazionali, con la revoca delle sanzioni su transazioni bancarie, trasporto e assicurazione del greggio. Lo stretto di Hormuz, dove transita un quinto del petrolio mondiale e quasi la metà dei fertilizzanti, sarà riaperto al traffico navale, ponendo fine al blocco che aveva fatto schizzare l’inflazione e messo in ginocchio le catene di approvvigionamento dall’Europa all’Asia.
L’intesa arriva dopo mesi di escalation seguiti ai raid americano-israeliani del 28 febbraio 2026 contro l’Iran. Il memorandum, articolato in quattordici punti, prevede un cessate il fuoco immediato e definitivo su tutti i fronti, Libano compreso, e impegna le parti a non minacciare l’uso della forza. A mediare sono stati Pakistan e Qatar, mentre gli Stati Uniti hanno già condiviso la bozza con gli alleati del G7 riuniti in Francia. Donald Trump, pur alzando il tono contro Israele per i bombardamenti su interi palazzi in Libano, si è detto fiducioso che la finestra di sessanta giorni di negoziati successivi alla firma possa rispettare «più o meno» la tabella di marcia verso un accordo definitivo.
Secondo fonti mediorientali, il documento delinea vantaggi economici senza precedenti per Teheran: oltre all’export petrolifero immediato, si parla di un fondo di sviluppo da almeno trecento miliardi di dollari in una fase successiva. L’Iran ribadisce che non produrrà mai un’arma nucleare e accetta il ritorno degli ispettori internazionali. Dal canto suo, Washington revocherà il blocco navale e ritirerà le proprie forze dalle aree circostanti entro trenta giorni dall’accordo finale. Analisti europei osservano che i prezzi dei carburanti in Germania stanno già tornando ai livelli prebellici, un segnale che i mercati scontano la riapertura di Hormuz. Per l’Italia, che dipende dal greggio del Golfo, la stabilizzazione della rotta significa un sollievo immediato sul fronte energetico e inflazionistico.
Resta tuttavia una fragilità di fondo. L’efficacia del memorandum è condizionata al rispetto degli impegni iraniani sullo stretto e sul nucleare, e nuovi raid israeliani nel sud del Libano ricordano che il fronte non è del tutto spento. Hezbollah ha già colpito soldati israeliani, mentre il comando militare iraniano Khatam al-Anbiya avverte che Israele «dovrà attendersi una dura risposta». I prossimi sessanta giorni diranno se la diplomazia riuscirà a trasformare una tregua condizionata in un’architettura di pace duratura, con conseguenze che da Hormuz si irradieranno fino ai distributori di benzina europei e ai tavoli della politica italiana.
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Trump ottiene un accordo con l'Iran, allontanandosi da Tel Aviv e avvicinandosi a Teheran. Il memorandum sarà firmato in un resort svizzero, riaprirà lo Stretto di Hormuz, revocherà le sanzioni e avvierà negoziati nucleari di 60 giorni.
L'accordo USA-Iran prevede la revoca di tutte le sanzioni, la riapertura dello Stretto di Hormuz e la ripresa delle esportazioni di petrolio. È previsto un fondo economico, e i prezzi dei carburanti in Germania si avvicinano ai livelli prebellici, mentre Hezbollah attacca soldati israeliani e Netanyahu ribadisce che le truppe resteranno in Libano.
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