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Carta d’identità, il digitale arranca: l’Italia proroga il formato cartaceo, la Svizzera rinvia l’E-ID

Mentre Roma estende la validità dei documenti tradizionali oltre il 2026, Berna posticipa al 2027 il nuovo sistema elettronico e Città del Messico distrugge le credenziali non ritirate.

L’addio alla carta d’identità cartacea in Italia slitta ancora. Il Consiglio dei ministri, riunito il 16 giugno, ha stabilito che i documenti non ancora scaduti resteranno validi fino alla loro naturale scadenza, anche oltre il termine del 3 agosto 2026 che era stato fissato per il passaggio definitivo alla Carta d’Identità Elettronica (CIE). Una decisione presa, come sottolineano fonti governative, «in zona Cesarini», per evitare che i ritardi accumulati da molti comuni nel rilascio della CIE lasciassero migliaia di cittadini privi di un documento riconosciuto nei rapporti con la pubblica amministrazione. La proroga, tuttavia, non cancella l’obbligo di migrare gradualmente al formato digitale, ma riconosce la realtà di un’infrastruttura ancora incompleta.

In Messico, l’approccio è diametralmente opposto. L’Instituto Nacional Electoral ha avviato una transizione produttiva verso un nuovo modello di credenziale per votare, ma il cambio di azienda fornitrice ha generato un arretrato nella produzione dei documenti. Secondo le autorità elettorali, la situazione dovrebbe normalizzarsi entro la fine del mese. Nel frattempo, però, vige una regola ferrea: chi non ritira la propria credenziale entro i termini stabiliti la vede distrutta al termine del processo elettorale, ed è costretto a ricominciare la pratica da zero. Una misura che, se da un lato garantisce la sicurezza del registro, dall’altro rischia di disincentivare la partecipazione proprio mentre il Paese cerca di ammodernare il proprio sistema di identificazione.

Anche in Svizzera il cammino verso l’identità digitale è disseminato di ostacoli. Il progetto della E-ID federale, considerato un’iniziativa di prestigio per Berna, ha subito un nuovo rinvio: l’introduzione, inizialmente prevista per l’autunno di quest’anno, slitta con ogni probabilità al 2027. A frenare il processo è un problema di protezione dei dati legato all’uso del numero AVS, il codice assicurativo che funge da identificatore unico. Già nel 2021 i cittadini svizzeri avevano bocciato in referendum una prima versione della legge, affidata a operatori privati, per timori sulla privacy. Ora il progetto è in mano allo Stato, ma le difficoltà tecniche e giuridiche dimostrano quanto sia complesso conciliare sicurezza informatica, fiducia pubblica e interoperabilità.

Osservando il quadro europeo, il rinvio italiano e l’impasse elvetica si inseriscono in un contesto più ampio di accelerazione imperfetta verso l’identità digitale. Bruxelles spinge per un portafoglio europeo di identità digitale entro il 2026, ma le esperienze nazionali rivelano attriti persistenti: dalla lentezza nell’emissione della CIE in Italia, che pure è uno dei documenti più avanzati del continente, alle resistenze culturali e legali che in Svizzera hanno già affondato un primo tentativo. La distruzione messicana delle credenziali non ritirate appare come l’altra faccia di una stessa medaglia: la tensione tra l’efficienza amministrativa e il diritto del cittadino a un’identità certa e accessibile.

La direzione di marcia è segnata, ma i tempi restano incerti. Mentre l’Italia concede una proroga per non penalizzare i ritardatari, la Svizzera posticipa per non ripetere errori di privacy, e il Messico distrugge documenti per forzare la regolarità delle procedure. Tre strategie diverse che raccontano un’unica verità: la strada verso un’identità digitale universale, sicura e inclusiva è ancora lastricata di compromessi tra innovazione e realtà amministrativa.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 2 lingue

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Stampa europea continentaleStampa latinoamericana
Stampa europea continentale/ mediterranea
pragmatismodistacco

Il governo italiano ha prorogato la validità delle carte d'identità cartacee oltre il 3 agosto 2026, annullando di fatto il termine perentorio precedentemente imposto. I cittadini non dovranno affrettarsi a sostituire il documento, che resterà valido fino alla scadenza naturale, mentre i comuni potranno rilasciare documenti provvisori in attesa della CIE. La decisione è arrivata dopo che le lentezze nel rilascio della carta elettronica avevano reso irrealistico il passaggio obbligatorio.

Stampa latinoamericana/ mercato
allarmeurgenza

Le autorità latinoamericane stanno rafforzando l'applicazione delle norme sui documenti d'identità: in Messico l'INE distruggerà le credenziali elettorali non ritirate entro i termini, costringendo i cittadini a rifare la procedura. Allo stesso tempo, i ministeri degli Esteri avvertono che un passaporto in corso di validità potrebbe non bastare per viaggiare se non rispetta il requisito di validità residua di tre-sei mesi oltre la data di uscita dall'area Schengen. Chi non si adegua rischia di vedersi negato l'imbarco o l'ingresso.

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mercoledì 17 giugno 2026

Carta d’identità, il digitale arranca: l’Italia proroga il formato cartaceo, la Svizzera rinvia l’E-ID

Mentre Roma estende la validità dei documenti tradizionali oltre il 2026, Berna posticipa al 2027 il nuovo sistema elettronico e Città del Messico distrugge le credenziali non ritirate.

L’addio alla carta d’identità cartacea in Italia slitta ancora. Il Consiglio dei ministri, riunito il 16 giugno, ha stabilito che i documenti non ancora scaduti resteranno validi fino alla loro naturale scadenza, anche oltre il termine del 3 agosto 2026 che era stato fissato per il passaggio definitivo alla Carta d’Identità Elettronica (CIE). Una decisione presa, come sottolineano fonti governative, «in zona Cesarini», per evitare che i ritardi accumulati da molti comuni nel rilascio della CIE lasciassero migliaia di cittadini privi di un documento riconosciuto nei rapporti con la pubblica amministrazione. La proroga, tuttavia, non cancella l’obbligo di migrare gradualmente al formato digitale, ma riconosce la realtà di un’infrastruttura ancora incompleta.

In Messico, l’approccio è diametralmente opposto. L’Instituto Nacional Electoral ha avviato una transizione produttiva verso un nuovo modello di credenziale per votare, ma il cambio di azienda fornitrice ha generato un arretrato nella produzione dei documenti. Secondo le autorità elettorali, la situazione dovrebbe normalizzarsi entro la fine del mese. Nel frattempo, però, vige una regola ferrea: chi non ritira la propria credenziale entro i termini stabiliti la vede distrutta al termine del processo elettorale, ed è costretto a ricominciare la pratica da zero. Una misura che, se da un lato garantisce la sicurezza del registro, dall’altro rischia di disincentivare la partecipazione proprio mentre il Paese cerca di ammodernare il proprio sistema di identificazione.

Anche in Svizzera il cammino verso l’identità digitale è disseminato di ostacoli. Il progetto della E-ID federale, considerato un’iniziativa di prestigio per Berna, ha subito un nuovo rinvio: l’introduzione, inizialmente prevista per l’autunno di quest’anno, slitta con ogni probabilità al 2027. A frenare il processo è un problema di protezione dei dati legato all’uso del numero AVS, il codice assicurativo che funge da identificatore unico. Già nel 2021 i cittadini svizzeri avevano bocciato in referendum una prima versione della legge, affidata a operatori privati, per timori sulla privacy. Ora il progetto è in mano allo Stato, ma le difficoltà tecniche e giuridiche dimostrano quanto sia complesso conciliare sicurezza informatica, fiducia pubblica e interoperabilità.

Osservando il quadro europeo, il rinvio italiano e l’impasse elvetica si inseriscono in un contesto più ampio di accelerazione imperfetta verso l’identità digitale. Bruxelles spinge per un portafoglio europeo di identità digitale entro il 2026, ma le esperienze nazionali rivelano attriti persistenti: dalla lentezza nell’emissione della CIE in Italia, che pure è uno dei documenti più avanzati del continente, alle resistenze culturali e legali che in Svizzera hanno già affondato un primo tentativo. La distruzione messicana delle credenziali non ritirate appare come l’altra faccia di una stessa medaglia: la tensione tra l’efficienza amministrativa e il diritto del cittadino a un’identità certa e accessibile.

La direzione di marcia è segnata, ma i tempi restano incerti. Mentre l’Italia concede una proroga per non penalizzare i ritardatari, la Svizzera posticipa per non ripetere errori di privacy, e il Messico distrugge documenti per forzare la regolarità delle procedure. Tre strategie diverse che raccontano un’unica verità: la strada verso un’identità digitale universale, sicura e inclusiva è ancora lastricata di compromessi tra innovazione e realtà amministrativa.

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Stampa europea continentale/ mediterranea
pragmatismodistacco

Il governo italiano ha prorogato la validità delle carte d'identità cartacee oltre il 3 agosto 2026, annullando di fatto il termine perentorio precedentemente imposto. I cittadini non dovranno affrettarsi a sostituire il documento, che resterà valido fino alla scadenza naturale, mentre i comuni potranno rilasciare documenti provvisori in attesa della CIE. La decisione è arrivata dopo che le lentezze nel rilascio della carta elettronica avevano reso irrealistico il passaggio obbligatorio.

Stampa latinoamericana/ mercato
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Le autorità latinoamericane stanno rafforzando l'applicazione delle norme sui documenti d'identità: in Messico l'INE distruggerà le credenziali elettorali non ritirate entro i termini, costringendo i cittadini a rifare la procedura. Allo stesso tempo, i ministeri degli Esteri avvertono che un passaporto in corso di validità potrebbe non bastare per viaggiare se non rispetta il requisito di validità residua di tre-sei mesi oltre la data di uscita dall'area Schengen. Chi non si adegua rischia di vedersi negato l'imbarco o l'ingresso.

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