
Uruguay fuori al primo turno: l’errore di Muslera, la furia di Bielsa e il silenzio di Valverde
La Celeste, unica sudamericana eliminata, crolla contro la Spagna tra tensioni interne, un tecnico che si assume ogni colpa e Capo Verde che scrive la storia.
L’avventura dell’Uruguay al Mondiale 2026 si è infranta su un tiro innocuo trasformato in condanna. Al minuto 42 di Spagna-Uruguay a Guadalajara, il portiere Fernando Muslera – quarant’anni, cinque Coppe del Mondo alle spalle – non ha trattenuto un rasoterra di Álex Baena, lasciandosi sfuggire il pallone oltre la linea. È stato l’1-0 che ha spento la Celeste, già appesantita dai pareggi con Arabia Saudita e Capo Verde, e l’ha condannata al terzo posto nel Gruppo H con due soli punti, insufficienti per rientrare tra le otto migliori terze del torneo a 48 squadre. Muslera, che in precedenza era già incappato in un’uscita avventata contro Capo Verde, ha chiesto lui stesso il cambio all’intervallo, come ha poi confermato il ct Marcelo Bielsa: «Non l’ho deciso io, è stata una sua scelta».
La partita ha condensato tutte le crepe di una squadra arrivata al Mondiale con ambizioni da protagonista e uscita senza una vittoria, per la seconda edizione consecutiva. Nel finale, l’espulsione diretta di Agustín Canobbio per un intervento scomposto su Pau Cubarsí e la sua reazione con la mano sul petto dell’arbitro hanno dipinto il quadro di una serata senza controllo. Sugli spalti e sui social, la rabbia dei tifosi è esplosa in un video virale: un sostenitore uruguaiano ha distrutto l’impegno dei giocatori, invocando il confronto con la «garra» di Suárez, Cavani, Lugano e Godín, e ha preso di mira Federico Valverde, reo di non aver mai inciso. Il capitano del Real Madrid, sostituito nel secondo tempo da Federico Viñas, aveva già mostrato il proprio malessere ignorando Bielsa al momento dell’uscita e coprendosi la bocca con la maglia mentre parlava con lo staff.
La stampa sudamericana ha accolto l’eliminazione come «la delusione del continente»: l’Uruguay è l’unica rappresentante della CONMEBOL a non aver superato la fase a gironi, mentre persino il Paraguay e l’Ecuador sono avanzati attraverso il ripescaggio delle terze. A fare da contraltare beffardo è stata Capo Verde, esordiente assoluta, che con tre pareggi ha staccato il pass per gli ottavi diventando la nazione più piccola di sempre a riuscirci. Secondo i resoconti della cronaca uruguaiana, la débâcle è maturata in un clima di logoramento interno: prima della sfida con la Spagna, i capitani Valverde, Bentancur, Ugarte e Rochet avrebbero incontrato Bielsa per contestare l’intensità degli allenamenti e chiedere un approccio più prudente, ricevendo in cambio una riunione allargata che ha acuito le fratture.
Bielsa, visibilmente scosso, ha urlato «¡Dale de una vez!» ai cronisti prima dell’intervista a bordo campo, per poi assumersi ogni responsabilità in conferenza stampa: «Non lascio nulla al calcio uruguaiano. Il quarto posto nelle qualificazioni non è valso a niente, il terzo posto in Copa América non è valso a niente. È stato un passaggio che non ha lasciato nulla». L’ex capitano Diego Lugano, dal canto suo, ha rincarato la dose parlando di un tecnico che «ha contaminato l’ambiente» e «non sarebbe mai dovuto andare al Mondiale, prigioniero di un contratto milionario». Il futuro della panchina appare segnato: il contratto di Bielsa scade con questa eliminazione e lo stesso allenatore aveva già annunciato che il suo lavoro si sarebbe concluso con la Coppa del Mondo. L’immediata conseguenza sportiva è che Capo Verde affronterà l’Argentina di Scaloni nei sedicesimi di finale, mentre l’Uruguay torna a casa con l’obbligo di ricostruire dalle macerie di un progetto naufragato.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La stampa latinoamericana sottolinea la durissima autocritica di Bielsa, che si assume tutta la responsabilità dell'eliminazione e ammette di non aver saputo valorizzare il potenziale della squadra. L'episodio del grido al giornalista viene letto come il sintomo di una tensione accumulata e di una delusione profonda, amplificando la percezione di un fallimento personale e collettivo.
La stampa indiana e sudasiatica riporta l'episodio in modo distaccato, limitandosi a registrare il grido di Bielsa al giornalista e la sua successiva assunzione di responsabilità. Il tono è neutro e descrittivo, senza approfondire il contesto emotivo o le implicazioni a lungo termine per il calcio uruguaiano.
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