
Trump sul podio del Mondiale: la FIFA pronta a infrangere il cerimoniale
L’ente massimo del calcio autorizza il presidente americano a consegnare la coppa e restare con i vincitori, rompendo una tradizione secolare.
La prospettiva di un presidente statunitense così visibile sul palco del MetLife Stadium – impianto che sorge a pochi chilometri da Manhattan – divide gli osservatori. Negli ambienti diplomatici europei, in particolare a Bruxelles, si sottolinea il rischio di una eccessiva personalizzazione di un evento che dovrebbe celebrare lo sport universale, non un leader nazionale. La stampa latinoamericana, dal Messico al Brasile, ricorda che il torneo si giocherà anche su suolo messicano e canadese, e che un’eventuale esposizione prolungata di Trump potrebbe essere letta come uno squilibrio nella regia politica della manifestazione. Da Mosca, invece, il gesto viene interpretato con pragmatismo: la FIFA cerca di consolidare il rapporto con Washington in vista di un’edizione che mobiliterà investimenti e sicurezza su scala continentale, e la presenza scenica del presidente è un pegno diplomatico.
La vicenda si inserisce in un più ampio riavvicinamento tra Infantino e Trump, già evidente durante il Mondiale per Club. Non è un caso che la rivelazione sia filtrata proprio mentre il tycoon commentava con stupore i prezzi dei biglietti per la partita inaugurale degli Stati Uniti contro il Paraguay – da 100 a oltre 6.000 dollari – dichiarando che non li pagherebbe di tasca propria. L’osservazione, ripresa con ironia dai media arabi del Golfo, tradisce la consapevolezza che l’intera operazione si regge su un’alleanza tra potere politico e macchina commerciale della FIFA, in cui il cerimoniale diventa merce di scambio.
Per l’Italia e l’Europa calcistica, che guardano al torneo da possibili protagoniste sul campo, la questione solleva interrogativi più sottili. Se la FIFA normalizza l’ingerenza simbolica di un capo di Stato nella liturgia del trionfo, quale spazio resterà per la sovranità sportiva che ha sempre distinto la Coppa del Mondo da altre competizioni? Il 2026 sarà anche un banco di prova per la candidatura europea al Mondiale successivo, e il modo in cui Infantino gestirà l’equilibrio tra ospitalità politica e autonomia rituale potrebbe influenzare le future scelte dei governi che aspirano a organizzare il torneo. Per ora, la coppa più ambita del pianeta rischia di diventare, prima ancora di essere alzata al cielo di New York, un oggetto conteso tra diplomazia e tradizione.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La FIFA ha aperto alla possibilità che Donald Trump consegni personalmente il trofeo del Mondiale 2026, rompendo il protocollo che vuole la coppa su un piedistallo e le autorità in disparte. La mossa arriva mentre l'organizzazione è già sotto osservazione per episodi simili al Mondiale per club.
Donald Trump potrebbe consegnare la Coppa del Mondo e restare sul palco accanto ai vincitori, in una deroga significativa al cerimoniale FIFA. Normalmente le autorità politiche si limitano a salutare i giocatori per poi lasciare spazio al capitano, ma questa volta lo spettacolo rischia di diventare un palcoscenico presidenziale in mondovisione.
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