
Trump annuncia un incontro con Netanyahu: “Sa chi è il capo”, ma i rapporti restano tesi
Il presidente Usa rivela che il premier israeliano ha chiesto un vertice dopo il summit Nato in Turchia, mentre fonti confermano frizioni su Iran e Libano.
Donald Trump ha comunicato che Benjamin Netanyahu ha richiesto un colloquio alla Casa Bianca, presumibilmente nei giorni immediatamente successivi al vertice della NATO previsto in Turchia il 7 e 8 luglio. L’annuncio segue una telefonata tra i due leader in occasione del 250° anniversario dell’indipendenza statunitense: l’ufficio di Netanyahu ha riferito che il premier ha descritto gli Stati Uniti come «garante della libertà globale» e che è stato concordato un incontro «prossimamente» in territorio americano. Trump, in un’intervista concessa ad Axios, ha sottolineato che i rapporti personali sono «molto buoni» ma ha aggiunto che Netanyahu «sa chi è il capo», espressione che fonti diplomatiche europee interpretano come il tentativo di riaffermare una gerarchia di potere mentre Washington cerca di dettare i tempi del disimpegno regionale.
Dietro la facciata della collaborazione si celano tuttavia attriti crescenti. Consiglieri vicini all’Amministrazione Trump esprimono scetticismo verso il primo ministro israeliano, giudicato «in errore su tutto» dopo l’incontro di febbraio in cui Netanyahu presentò il piano per una campagna militare congiunta contro l’Iran. Le divergenze sono esplose in una telefonata del mese scorso, durante la quale – secondo fonti statunitensi – Trump avrebbe definito «pazzo» e «ingrato» Netanyahu a causa dell’escalation in Libano, temendo che potesse far naufragare i negoziati con Teheran. Dal canto suo, l’esecutivo israeliano ritiene indispensabile la pressione su Hezbollah, ma ammette contrasti tattici: lo stesso Netanyahu li ha paragonati a «litigi familiari».
L’incontro si colloca in una fase delicata del dossier iraniano. Trump ha confermato che i colloqui diretti con la Repubblica Islamica sono stati sospesi per una settimana in concomitanza con i funerali della Guida Suprema Ali Khamenei, ucciso – secondo la ricostruzione americana – in un raid congiunto con Israele il 28 febbraio. Il presidente ha affermato che Teheran «implora un accordo» su nucleare, sanzioni e controllo dello Stretto di Hormuz, aggiungendo che i leader riuniti per le esequie sono vulnerabili ma che Washington eviterà di colpirli per non perdere l’interlocutore. Analisti di Bruxelles osservano che un’intesa muterebbe gli equilibri energetici del Mediterraneo orientale, con ricadute per l’Italia, importatore di gas e attore nei dialoghi euro-iraniani.
Per Netanyahu la visita rappresenta un’occasione di rilancio interno: i sondaggi lo danno in svantaggio in vista delle elezioni di ottobre. Sul versante americano, la Casa Bianca preme per vincolare Israele a un quadro negoziale che contenga l’escalation in Libano e consolidi il cessate il fuoco con l’Iran, già sancito da un memorandum firmato da Trump nonostante le riserve israeliane. L’incontro – se non ostacolato dall’agenda di viaggio presidenziale – potrebbe tenersi la settimana successiva al summit NATO, secondo fonti israeliane, ma una data ufficiale non è ancora stata fissata. La diplomazia italiana, storicamente attenta agli sviluppi mediorientali, segue l’evoluzione di un asse che condiziona la stabilità del vicinato meridionale dell’Unione.
| Stampa israeliana | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.70 | critical |
| Stampa russa e CSI | +0.10 | neutral |
Israele prende atto della dichiarazione di Trump ma sottolinea che i tempi sono incerti e che il rapporto è complesso.
Il controbilanciamento avviene citando un funzionario israeliano che smentisce la tempistica proposta da Trump, ridimensionando la portata della dichiarazione.
Viene omesso il contesto delle recenti critiche pubbliche di Trump a Netanyahu, che avrebbero accentuato la subordinazione.
L'Iran denuncia l'arroganza di Trump e ribadisce la legittimità del proprio dolore nazionale.
L'associazione emotiva si crea accostando la notizia del vertice USA-Israele alle immagini del lutto iraniano, trasformando un fatto diplomatico in un'offesa.
Viene omesso il fatto che la richiesta di incontro sia partita da Netanyahu, lasciando intendere una completa subordinazione israeliana.
La Russia riproietta la gerarchia nei rapporti USA-Israele come un dato di fatto normale.
La personificazione dello stato avviene attribuendo a Trump il ruolo di 'boss', normalizzando la subordinazione di Netanyahu.
Viene omessa la dimensione delle tensioni pregresse tra i due leader, che avrebbe reso la dichiarazione più conflittuale.
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